Rischi di condizionamento mafioso? Gial Plast sospende i contratti, insorgono i sindacati

La società, raggiunta da interdittiva, ha proceduto per autotutelarsi. Cobas e Cgil difendono la posizione dei lavoratori e temono un effetto domino. "Ministro Bonafede chiarisca la legge antimafia"

LECCE -  Sospesi dal lavoro, in via preventiva, per aver commesso dei reati. Reati giudicati in via definitiva e per i quali si è scontata una condanna. In alcuni casi si tratterebbe di presunti reati-spia del condizionamento mafioso. In altri, ancora, i lavoratori sarebbero incensurati ma ritenuti comunque vicini agli ambienti della criminalità organizzata.

È quanto accaduto nella ditta Gial Plast, che gestisce l’appalto del servizio di rifiuti in molti comuni salentini, già raggiunta dall’interdittiva antimafia. La srl con sede a Taviano ha sospeso, in via cautelativa, circa 30 rapporti di lavoro su 500 validi.

Il prefetto di Lecce, Maria Teresa Cucinotta, ha firmato il provvedimento che agisce in chiave preventiva sul rischio di presunte infiltrazioni mafiose nella società il 20 marzo. L'Anac intanto ha nominato due commissari per la gestione della ditta.

Ma qual è il collegamento con i contratti di lavoro? L’avvocato incaricato dall’azienda, Pietro Quinto, ha spiegato che il prefetto ha ritenuto “sintomatico del tentativo di infiltrazione mafiosa la presenza nell’organico della società, che consta di circa 500 dipendenti, di circa 30 unità”.

Il legale, insieme al collega Michele Bonsegna, proporrà ricorso contro il provvedimento perché “ingiusto e sproporzionato”. Nel caso dei dipendenti, per esempio, non sarebbe stata valutata una circostanza: “La quasi totalità dei dipendenti segnalati come controindicati sono stati assunti in virtù della clausola sociale che impone al nuovo gestore il riassorbimento del personale della ditta uscente”.

Cgil: "Non buttiamo i lavoratori nello stesso calderone"

“La documentazione su cui si regge il provvedimento è complessa e ipotizza che alcuni lavoratori, circa una trentina, potrebbero influire negativamente nella gestione dell’azienda - aggiunge Paolo Taurino, esponente della Funzione Pubblica Cgil Lecce -. La questione però è tutta da chiarire e il sindacato si sta muovendo sul profilo legale per tutelare la posizione di queste persone”.

Il sindacato ha già dato mandato ai legali e sta verificando che vi siano le condizioni per poter agire anche sul profilo di costituzionalità. Secondo la segretaria generale Valentina Fragassi, si potrebbe addirittura profilare il rischio di una violazione dell’articolo 27, comma 3, della Costituzione: “Chi ha pagato il proprio prezzo è un cittadino libero e questo assioma è valido soprattutto nel comparto dell’igiene ambientale dove sono stati sviluppati dei progetti volti alla riabilitazione degli ex detenuti sotto il profilo professionale e sociale. Questi lavoratori sospesi,  non avendo altri mezzi con cui vivere, potrebbero ricadere nelle mani della criminalità organizzata”.

Una premessa, però, è doverosa: “La posizione di Cgil sul binomio sviluppo e legalità è nota e l’abbiamo ribadita anche nel corso di un recente incontro a Casarano: il rispetto delle regole è la base della competizione sana tra le aziende. Tuttavia, chi ha scontato la propria pena è un cittadino libero e così deve essere trattato, non può portare a vita uno stigma. Chi è a conoscenza di fatti preoccupanti da addebitare a qualche lavoratore ha il dovere di denunciare. Viviamo in uno stato di diritto e le indagini faranno il loro corso”.

Sullo sfondo si staglia un altro, presunto rischio: ovvero che il caso Gial Plast srl possa fare da apripista per altre società che, volendo e dovendo tutelarsi, possano procedere nella medesima direzione. Quindi sospendendo rapporti di lavoro a scopo precauzionale.

“Questo perché le misure interdittive spesso conducono le aziende ad agire in autotutela, licenziando i soggetti alle loro dipendenze che risultino nominati nelle informative antimafia- precisa Fragassi-. Nel calderone, assieme a personaggi-spia che effettivamente fungono da tramite tra azienda e criminalità, rischiano però di finire pure altre persone”.

Coba: “Il ministro della Giustizia, Bonafede, faccia chiarezza sulla legge antimafia”

È dello stesso avviso il sindacato Cobas che si è rivolto direttamente alla prefettura di Lecce per vederci chiaro sulle motivazioni dell’interdittiva antimafia. Gli avvocati della Confederazione hanno richiesto una copia del provvedimento, per consultarlo e approfondire la posizione dei lavoratori.

“Il provvedimento ha già portato alla sospensione dal lavoro di 30 persone, colpevoli solo di avere commesso in passato dei reati e di averli espiati. Gli anni di lavoro svolto in molti casi sono dai dieci ai venti anni, passando da ditta in ditta per il cambio appalto”, spiegano gli esponenti del sindacato.

Un caso sarebbe eclatante: “La colpa di un nostro iscritto, riportata nella lettera di sospensione, è stata quella di essere stato fermato 20 anni fa dai carabinieri in un paese in provincia di Bari e rimandato a casa”.

Le parti sociali temono che dalla sospensione del rapporto di lavoro al licenziamento il passo sia corto. Troppo corto: “Questo provvedimento porta dritto al licenziamento dove ,anche in caso di vittoria in sede di tribunale, si applicherebbe la legge Fornero e gli interessati riceverebbero pochi mesi di indennità”.

Cobas si dimostra preoccupata di un effetto domino: “Il provvedimento può interessare qualsiasi azienda che opera negli appalti pubblici. Potrebbe colpire migliaia di lavoratori che hanno ricevuto condanne in passato e che grazie al lavoro hanno avuto una possibilità di reinserimento”.

Anche in virtù di una presunta violazione dell’articolo 27 articolo della Costituzione, Cobas ritiene che questa vicenda accaduta alla società di Taviano possa avere rilievo nazionale. E produrre un eco ben oltre i confini locali. Per questo la Confederazione interesserà del problema anche il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, “affinché faccia chiarezza su una legge che di antimafia non ha proprio nulla, corriamo anzi il rischio di alimentarla”.

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Commenti (1)

  • ennesimo exploit di frenesia pseudoleggalitaria:30 lavoratori che dovrebbero condizionare l'azienda,che ne ha ben 500 alle dipendenze,mentre raccolgono i rifiuti?per aver dei precedenti ppenali ed aver espiato,secondo legge,condanne?e tutti i bei discorsi della cippa su reinserimento e balle varie?ovvio che questi personaggi istituzionali non han mai letto Sciascia,e poi cari sindacati,che cosa chiedete chiarimenti ad un manettaro d'accatto come bonafede,tipico sepolcro imbiancato grillino capace solo di berciare onesta' onesta' a beneficio dei boccaloni che han votato,illusi,la sua setta?

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