Boomerang estimi, Salvemini a bomba: “Chiare le responsabilità della maggioranza”

Il capogruppo di Lecce Bene Comune rammenta il rifiuto del centrodestra di revocare in consiglio comunale le due delibere che nel 2010 diedero il via al riclassamento da parte dell'Agenzia del Territorio. L'ordine degli ingegneri insiste: "Procedure scorrette"

Carlo Salvemini.

LECCE – Dopo la sentenza del Consiglio di Stato sugli estimi catastali insorge Lecce Bene Comune. Carlo Salvemini, che ne è capogruppo e che per primo aveva sollevato la questione, punta dritto a quello che ritiene essere il vero nodo della vicenda: Paolo Perrone, sindaco di Lecce, ha sbagliato due volte. La prima nel chiedere all’Agenzia del Territorio, che certo non si muove per iniziativa autonoma, di procedere al riclassamento. La seconda di rifiutarsi di votare la mozione con la quale Lecce Bene Comune chiedeva alla giunta di ritirare le due delibere del 2010 che avevano dato via all’iter procedurale. Facendo venir meno il presupposto amministrativo il percorso si sarebbe interrotto.

“Tutto e il contrario di tutto – commenta Salvemini - s’è sostenuto in questi due anni, e ancora si continuerà a farlo, per cercare di cancellare ogni traccia di responsabilità politica in questo vicenda. Ma ogni tentativo di depistaggio è inutile rispetto a prove acquisite e incontestabili: se quella mozione fosse stata approvata e non bocciata dalla maggioranza oggi non ci troveremmo in questa situazione; se quella mozione fosse stata presentata dalla maggioranza, e non da Lecce Bene Comune, sarebbe stata approvata. Il merito di quella proposta venne cancellato per mero spirito di contrapposizione polemica”. Intanto, dopo la sconfessione del Tar di Lecce da parte del Consiglio di Stato, il Comune sta valutando la prossima mossa: il sindaco dovrebbe presiedere venerdì mattina un tavolo tecnico.

Ma sulla vicenda è tornato oggi a esprimersi anche l’Ordine degli ingegneri della provincia di Lecce  per il quale a sentenza del supremo organo di giustizia amministrativa divide i proprietari di immobili in due categorie, sancendo una vera e propria discriminazione. Il ricorso presentato nei tempi dovuti in Commissione tributaria è infatti, dopo il dispositivo reso noto ieri, il vero spartiacque: in 6mila circa possono stare tranquilli, almeno fino al pronunciamento nel secondo grado di giudizio, quello in sede regionale. Ma per tutti gli altri l’avviso di accertamento della revisione del classamento è definitivo e quindi incombe la revisione della rendita catastale.

Attraverso una nota del suo presidente, Daniele De Fabrizio, l’ordine ribadisce un concetto già espresso dalla categoria nel pieno della querelle sulla revisione del classamento: le procedure per l’individuazione delle microzone M1 ed M2 non rispondono ai requisiti della norma di riferimento, il decreto del Presidente della Repubblica numero 138 del 1998. Alcuni ingegneri leccesi, nei mesi scorsi, si unirono in un gruppo di lavoro proprio per studiare la procedura con la quale l’Agenzia del territorio aveva – su mandato dell’amministrazione comunale – rimesso mano alla mappa catastale della città. E le conclusioni salienti della relazione che ne scaturì allora, vengono riproposti oggi.

“Lo spirito del legislatore, così come si evidenzia dalla lettura della legge 131 del 2004, è stato quello di individuare delle piccole, anzi piccolissime (la parola micro è sintomatica) porzioni di territorio, aventi caratteristiche di omogeneità e uniformità definite dall’articolo 2 della legge, che confrontate, anche economicamente, con le adiacenti e rimanenti aree comunali, possono suggerire una revisione del classamento e della rendita catastale”. Fatta questa premessa, De Fabrizio entra nel dettaglio.

“Nel nostro caso le soluzioni effettuate con la individuazione delle cosiddette microzone 1 e 2, sia per la loro estensione territoriale, rispettivamente di 316 ettari e di 2220 ettari, che per i manufatti, in merito alla loro collocazione temporale ed alla loro destinazione, sembra aver travalicato, ed anzi disatteso, le disposizioni di legge nonché la stessa finalità che si era posto il legislatore. Analizzando le perimetrazioni delle microzone in questione, il gruppo di lavoro ha riscontrato sia che le stesse non hanno un andamento continuo con irrazionali saccature (per esempio la zona ad est ed a nord dello stadio di via del Mare), sia che le stesse passano, in alcuni casi, al di sopra di edifici, dividendo gli stessi in parti soggette a riclassamento catastale e parti non soggette. Sarebbe stato necessaria, dunque, una perimetrazione almeno coincidente con la viabilità cittadina”.

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