“Un sindaco da solo non cambia la città. Piazzale Cuneo ce lo insegna”

Sindaco per 18 mesi prima del commissariamento, Carlo Salvemini si ripropone al giudizio dei leccesi puntando a un mandato pieno per proseguire il lavoro intrapreso dopo l'affermazione del 2017

L'ultimo comizio di quartiere, in piazzale Cuneo.

LECCE – Da sindaco dimissionario a candidato: in venti giorni Carlo Salvemini, messo a dura prova da diciotto mesi di amministrazione, dieci dei quali senza il premio di maggioranza, ha ricaricato le pile, rimesso i pensieri in ordine ed è ripartito già a febbraio per l’avventura elettorale il cui traguardo è nuovamente la carica di primo cittadino. Questa volta Alessandro Delli Noci è con lui già dal primo turno nell'ambito di una coalizione unica che si è cementata nei 18 mesi a Palazzo Carafa.

L’esperienza di governo è stata breve rispetto alla durata normale di un mandato – cinque anni – e alcune scelte sono state molto discusse e fortemente avversate, con fasi particolarmente difficili: dalla decisione di tentare di superare il gap numerico maturato in aula con un patto amministrativo con tre eletti in una lista del centrodestra alla trasformazione del contratto dei dipendenti della Lupiae Servizi, la partecipata che da una parte fornisce prestazioni essenziali ma che dall’altra grava pesantemente sulle tasche dei cittadini.

La sua campagna elettorale è iniziata ben prima degli altri. Dopo quasi quattro mesi di attraversamento della città in lungo e in largo, il voto è dietro l’angolo. Vista dalla prospettiva del candidato Salvemini, è cambiata più la reazione dell’opinione pubblica rispetto al 2017 o il suo approccio con i cittadini che ha incontrato per strada?

Per le strade e nelle attività commerciali che ho visitato ho trovato un atteggiamento di grande rispetto e di disponibilità al dialogo da parte dei cittadini e dei commercianti. E questo al di là delle scelte che ciascuno di loro compirà nelle urne. Tanti mi hanno manifestato sostegno pieno e convinto, altri, come è normale che sia, hanno apertamente dichiarato intenzioni diverse. Tutti, però hanno mostrato di riconoscere in me un interlocutore meritevole di attenzione, con il quale dialogare e confrontarsi sui problemi del quartiere, del rione, della categoria di appartenenza. Di questo li ringrazio, credo che non sia banale, oggi, per un ex amministratore pubblico, che si ricandida a sindaco nella città che ha governato per 18 mesi, poter affermare di aver percepito il rispetto da parte dei cittadini in maniera trasversale. Dopo quattro mesi di campagna elettorale nei quartieri sono ancora più convinto che la casa dell’uomo politico, e anche del buon amministratore, è la strada.

Ci dica la verità: quanti si sono lamentati per la condizione delle strade interessate dai cantieri della fibra ottica e di Aqp, vicenda per la quale i suoi avversari l’hanno attaccata a lungo?

Ho disegnato parte del mio percorso a piedi nei quartieri seguendo quello dei lavori, scegliendo il confronto diretto con chi lavora e risiede nelle vie che ne sono state interessate. Il disagio è stato sofferto ma ho trovato piena consapevolezza di quanto siano importanti gli interventi che si stanno realizzando: la sostituzione dei tronconi principali dell’acquedotto, ormai vecchi di mezzo secolo, che tra perdite e rotture erano ormai pericolosi per l’ambiente e la salute pubblica, e la posa di un cavo in fibra ottica che consentirà a Lecce una connessione ad internet all’altezza dei tempi. Come quando si provvede, in casa, alla ristrutturazione di impianti o al rifacimento dei pavimenti, si soffre un disagio con la consapevolezza che alla conclusione dei lavori si potrà vivere in una casa più sicura e moderna per i prossimi anni. Ora, con l’inizio dei ripristini stradali da parte di Aqp e Open Fiber, che restituiranno alle strade interessate la normale percorribilità credo che il problema si porrà soprattutto per chi dovrà trovare qualcos’altro di cui parlare.

Guarda l'appello video ai cittadini

Quando si è dimesso, 18 mesi dopo l’avvio della sua amministrazione, aveva appena affrontato gli scogli della manovra di riequilibrio pluriennale e quello della Lupiae Servizi, appariva molto provato. Sono temi per così dire tecnici, che non portano consenso. Crede che i leccesi peseranno nelle urne questi nodi e se sì, in che modo?

Non so quanto peseranno nelle urne. So che sono stati provvedimenti impegnativi, faticosi, caratterizzati da scelte dolorose ma necessarie per la tutela l’interesse pubblico. Il risanamento della Lupiae Servizi consentirà di salvare il posto di lavoro a circa 250 persone, garantendo ai leccesi i servizi di una partecipata finalmente con i conti in ordine, che non dovrà più ricorrere al ripianamento delle perdite da parte del Comune. La manovra di riequilibrio pluriennale ha evitato il dissesto delle casse comunali, con un Piano di risanamento che ci consentirà di consegnare ai nostri figli un Comune non in sofferenza economica. Le politiche di bilancio sono forse un argomento un po’ ostico, ma sono anche quelle che hanno una ricaduta concreta e tangibile sulle generazioni presenti e future. Sono consapevole di aver fatto scelte che non garantiscono consenso ma il buon amministratore si sente investito del dovere di fare le scelte più giuste ed eque, non quelle che più gli convengono.

Il suo ultimo comizio di quartiere è stato in piazzale Cuneo, una delle poche zone cittadine dove al ballottaggio del 2017 il candidato del centrodestra ha avuto più voti. Perché per lei e per Alessandro Delli Noci, quel luogo ha un valore speciale?

Perché è stato sede di un progetto di rigenerazione sociale che ha consentito a tante persone di scendere in strada, conoscersi, prendersi cura dello spazio pubblico, sperimentare un nuovo rapporto con l’amministrazione, nel quale i protagonisti sono loro. I residenti di Piazzale Cuneo che si sono impegnati nella cura dello spazio pubblico, considerandolo meritevole di interesse e attenzione come se fosse la propria casa, testimoniano che le cose cambiano se tutti sono disposti a collaborare, a mettersi in gioco. Una città non può cambiarla il sindaco da solo. La città la cambiano i cittadini, collaborando con il sindaco e gli altri amministratori. Ma senza la loro partecipazione attiva nessun processo di reale cambiamento può andare a buon fine.

La questione principale e strategica per la città è la redazione del nuovo Pug che impegnerà la prossima amministrazione e determinerà l’assetto di Lecce per i prossimi decenni. Quali sono i pilastri concettuali della sua proposta urbanistica?

Daremo alla città di Lecce un nuovo Pug, dopo anni di immobilismo, per agevolare la crescita economica, culturale e sociale della città. Tra il 2003 e il 2017 il Comune di Lecce ha coinvolto due università, ha accumulato studi e ricerche, speso oltre 1 milione di euro in consulenze esterne senza alcun risultato. Ancora oggi non sappiamo se questi quattordici anni sono trascorsi invano per divergenti idee di futuro o inconciliabili mediazioni tra interessi. La mia amministrazione era pronta a far ripartire il lavoro, tenendo salvo il Documento programmatico preliminare disponibile e integrandolo delle carenze di cui soffriva e dei nuovi obiettivi politici. 

Chi vive, lavora, investe, visita Lecce, ha bisogno di trovarsi in una città più facile da attraversare. Affronteremo alcune importanti sfide urbanistiche come quella della città storica, nella quale favoriremo, attraverso i cambi di destinazione d’uso e la diversificazione commerciale, nuova vivacità e valorizzazione delle ricchezze monumentali; quella delle marine, con il Piano delle Coste che valorizzerà il patrimonio naturalistico e offrirà nuove opportunità all’economia del turismo attraverso usi balneari, sportivi, naturalistici e residenziali; quella delle nuove porte della città come l’ingresso da Brindisi da ridisegnare per valorizzare Mura Urbiche, Agostiniani e Parco di Belloluogo, offrendo nuovi servizi di trasporto e parcheggi a chi arriva in città da nord; quella quartiere Ferrovia, da ridisegnare dopo il prossimo ribaltamento della stazione; quella di un’area per grandi eventi musicali, fieristici e congressuali che Lecce attende da tempo per entrare in nuovi circuiti nazionali e internazionali; quella delle rigenerazioni dei grandi immobili oggi in disuso che hanno bisogno, grazie ad investimenti privati, di trovare una nuova funzione per rigenerare i quartieri dove sorgono e contrastare degrado e desertificazione.

Un video che dopo 24 ore aveva già 50mila visualizzazioni vede lei e Delli Noci girare in auto per la città annunciando il comizio finale di venerdì sera in piazza. Ma negli ultimi anni di politici che accettano il rischio di spazi vuoti se ne sono visti sempre di meno, tanto che anche i leader nazionali si rifugiano in teatri e luoghi aperti più delimitati. A lei invece la sfida della piazza non sembra spaventarla. Perché?

Perché la politica si nutre del rapporto con lo spazio pubblico. È in piazza che si ha la possibilità di incontrare tutti i cittadini e non solo quelli che sai già essere dalla tua parte o che la pensano come te. È in piazza che hai la possibilità di misurarti, di offrire pienamente al giudizio della cittadinanza le tue proposte. In Piazza Sant’Oronzo terrò il decimo comizio della mia campagna elettorale, quello finale, dopo averne tenuti altri nei quartieri. Sarà una festa per tutti con la quale chiuderemo una campagna elettorale per me bellissima, perché vissuta accanto a tantissimi attivisti giovani e meno giovani che in questi mesi hanno trovato il modo di sentirsi nuovamente coinvolti, di sperimentare o ritrovare l’entusiasmo per il lavoro disinteressato a servizio di una causa più grande del proprio interesse individuale. Sono loro la novità più rilevante di questa campagna elettorale e il risultato politico del quale insieme ad Alessandro siamo già orgogliosi. Queste persone rappresentano un patrimonio di entusiasmo, di competenze, di voglia di partecipazione politica che resterà in dote alla città di Lecce comunque vadano a finire le elezioni.  

Ha già escluso eventuali apparentamenti al ballottaggio: la coalizione resta quella progressista e civica. Ma ci sarà un elettorato contendibile: come lo si convince?

Parlando di ciò che si intende realizzare una volta al governo della città. Parlando a tutti, non attardandosi in polemiche inutili con gli avversari. Qualche giorno fa una signora per strada mi ha detto: “Salvemini, lei vincerà perché non parla mai male degli altri ma solo di quello che vuole fare da sindaco”. Non vedo ragioni per cambiare atteggiamento se dovessimo andare al ballottaggio.

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