Disputa su tasse e conti pubblici: "Congedo, ragiona con la tua testa"

Salvemini, accusato dal centrodestra di sostenere una politica fiscale vessatoria, ricorda all'avversario la paternità di molti tributi e la situazione economica dell'ente

Salvemini poco prima dell'incontro sulla tassazione.

LECCE – Per un politico non c’è tema più impopolare di quello della tassazione. A nessuno conviene, in termini di consenso, fare leva sull’aumento dei tributi, ma i servizi pubblici sono finanziati essenzialmente dal denaro dei contribuenti. Bisogna dunque che un amministratore faccia i conti con la realtà, anche in campagna elettorale.

Sulla questione Carlo Salvemini si è detto, nel corso di un incontro con la stampa, pronto ad assumersi le sue responsabilità replicando alla ricostruzione offerta dal suo avversario del centrodestra, Saverio Congedo, invitando quest’ultimo, infine, a "ragionare con la propria testa e a parlare con la propria voce".

Il riferimento, naturalmente è a Paolo Perrone, il sindaco che per due mandati ha retto le sorti della città, dopo essere stato vice di Adriana Poli Bortone e che nel 2010, nella relazione allegata al bilancio di previsione, parlò di una “situazione economica disastrosa” e di un pericolo di dissesto derivante dai “danni del passato”. Insomma il candidato dell’area progressista e civica ha esortato Congedo a scegliere quale argomentazione sostenere: la prima è quella per la quale tutti i guai economico finanziari sarebbero maturati nei 18 mesi dell’amministrazione Salvemini; ma se così non fosse – ed ecco l’altra opzione – l’invito è a un confronto con “parole di verità”, quelle che riportano alla cessione di immobili comunali per 20 milioni di euro (dal 2010 al 2017), anticipazioni di liquidità dalla Cassa Depositi e Prestiti per 34 milioni di euro a una manovra di riequilibrio trentennale per un totale di circa 48 milioni di euro e, da quella data, un ulteriore disavanzo per 30 milioni di euro.

Salvemini ha dunque ricordato di aver aumentato dello 0,1 l’addizionale Irpef (introdotta nel 2008 allo 0,7 per cento) e di un euro al metro quadrato la Tosap temporanea nell’ambito della sua manovra pluriennale di riequilibrio, quella approvata il 7 gennaio scorso, il giorno stesso in cui ha ratificato le dimissioni per il venir meno di una maggioranza affidabile dopo la defezione del gruppo di Prima Lecce.

Tutto il resto, ha detto Salvemini, era già al massimo quando lui è stato eletto sindaco, nel giugno del 2017: Imu/Tasi all’1,07 per cento; Tosap permanente; imposta sulle insegne pubblicitarie (che il commissario Sodano ha confermato con le stesse tariffe) ; canoni ricognitori e non ricognitori introdotti nel 2012 (come in pochi altri comuni italiani) e confermati nel 2014 e nel 2016. Rispetto a quest’ultimi, ritenuti un doppione della tassa per l’occupazione del suolo pubblico, Salvemini ne ha garantito l’abolizione in caso di vittoria.

Una questione centrale nel dibattito degli ultimi mesi è quella relativa alla Tosap sui passi carrabili: nei mesi scorsi, infatti, gli uffici comunali hanno iniziato a richiederne il pagamento a partire dal 2013 – primo anno non soggetto a prescrizione – senza interessi né sanzioni. Salvemini ha ribadito che dal 2005 l’esenzione dal pagamento è stata riservata esclusivamente ai portatori di handicap e non generalizzata, come hanno più volte ripetuto gli esponenti del centrodestra. La tassa però non è stata mai riscossa “procurando una mancata entrata al Comune e un rischio di danno erariale per gli amministratori dell’epoca”.

Altro punto contestato, quello sulla tassa sui rifiuti. Congedo, nella sua conferenza di ieri avea incardinato l’aumento del 20 per cento in una delibera del marzo 2018, redatta per coprire un maggior costo del servizio per due milioni di euro. Salvemini ha spiegato che il Pef (piano economico finanziario) del 2018 - che il commissario Sodano ha ribadito per il 2019 in piena autonomia - conteneva i costi derivanti da decreti ingiuntivi, lodi arbitrali, accordo transattivo da 605mila euro l’anno con Axa ed Ecotecnica in relazione al precedente appalto, oltre che dagli effetti di una sentenza del Tar che ha confermato l’aumento delle tariffe deciso dall’Agenzia regionale per il periodo dal 2010 al 2017. Insomma, Salvemini rivendica di aver reso trasparenti debiti che prima si preferiva “scaricare sulle future amministrazioni e generazioni”.

Congedo: "Più burocrate che politico"

Dal centrodestra, a stretto giro di posta, la replica a quanto affermato da Salvemini: "Dalla conferenza stampa odierna ci giungono tuttavia due conferme, ulteriori ma importanti - scrive Congedo in una nota -. La prima è che l’ex sindaco ha operato aumenti della tassazione motivati da precise scelte politiche, conseguenti a quella non proprio coraggiosa della dichiarazione di predissesto. Una scelta più da burocrate che non da politico capace di assumersi la responsabilità di scelte forti, come già affermato ieri. La seconda è che nonostante abbia governato questa città per 18 mesi continua a caratterizzarsi come eterno oppositore, ragionando come tale e non da amministratore, totalmente imprigionato in un passato da cui non riesce proprio a liberarsi".

Quanto poi all'invito ricevuto a ragionare con la propria testa, Congedo lo qualifica come una "offesa personale di infimo livello nei miei confronti, la leggo come segnale di evidente debolezza e non mi abbasserò a rispondergli, ma mi limiterò a rispedirle al mittente. Giusto un piccolo consiglio, quello di fare attenzione ai salvagente baresi: supporti forse utili per la composizione delle liste, ma abbracci mortali rispetto al governo della città". Il riferimento, per chi non lo avessi capito, è al governatore della Puglia, Michele Emiliano.

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