Bagno e discarica a cielo aperto. La faccia triste del Castello di Carlo V

Passeggiare sotto le mura dell'imponente maniero porta anche a sgradevoli scoperte: stracci, bottiglie, rifiuti ammassati nell'angolo. Una situazione che i leccesi più attenti conoscono da tempo e alla quale non si riesce a porre definitivo rimedio

LECCE – Ci sono anche le calze belle in vista, nel caso a qualcuno servissero per la Befana. Oltre a stracci, bottiglie, scarpe, copertoni. Scampoli di degrado raccolti tutti nella rientranza del castello di Carlo V sul lato di viale Marconi. Lo stesso che viene usato come orinatoio, sebbene i bagni pubblici siano a portata di mano.

Non c’è pace per questo angolo del maniero leccese, vilipeso dallo scempio e dall’ignoranza almeno quanto trascurato da chi una soluzione è obbligato a cercarla. Non serve agitare lo spauracchio di Lecce capitale della Cultura nel 2019 per smuovere qualche coscienza: è una questione di decoro più che di immagine.

Non è la prima volta che questa testata torna a sottolineare la situazione nuovamente documentata in foto. Tanto che interventi di ripristino della decenza ci sono pure stati, ma l’inciviltà alla lunga prevale con la propria violenta ostinazione. E l’angolo opposto, risalendo viale Marconi, sembra avviato a medesima sorte con una “collezione” di bottiglie di birra riposte oltre l’inferriata in maniera che sembra metodica.

L’incuria e la sporcizia non giovano certo al mercato di Piazza Libertini, né ai venditori che allestiscono le loro bancarelle lungo il corridoio che passa davanti alla Fontana dell’Armonia. Nel tempo l’indice è stato puntato contro gli ambulanti oppure, con più frequenza, verso un gruppetto di etnia rom che suole radunarsi sotto un grande albero da primavera fino ad autunno inoltrato.

Cercare il “colpevole” intanto non ha portato a buoni risultati e, d’altra parte, la tutela dei luoghi deve essere prioritaria. Si sta parlando di un monumento tra i principali collocato in pieno centro: migliaia di persone ogni anno passano da lì seguendo il percorso pedonale e molte di loro portano via con sé, oltre ai bei ricordi, anche l’amarezza – che negli stranieri diventa piuttosto incomprensione – di uno scempio senza attenuanti. Una via d'uscita ci deve pur essere. 

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