Senza stipendio, lavoratori della Tessiture Salento incrociano le braccia

Il sit-in di protesta, a Melpignano, a partire da martedì e fino alla mattinata di giovedì. Dipendenti sostenuti dalle tre principali sigle sindacali

Foto di repertorio.

MELPIGNANO –Dalla mattinata di martedì, fino a quella di giovedì prossimo, incroceranno le braccia per il mancato pagamento dei salari. Tre giorni di sciopero, a Melpignano, da parte dei lavoratori della Tessiture del Salento. Un sit-in davanti all’azienda precederà l’incontro con la dirigenza del gruppo Canepa, hanno fatto sapere le principali sigle sindacali.  Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil hanno infatti proclamato lo stato di agitazione alla fine della scorsa settimana e annunciato in giornata  lo sciopero, subito dopo un contatto avuto con i vertici aziendali.

I dipendenti si fermeranno fino a giovedì, data del previsto incontro con il responsabile delle Relazioni industriali del fondo che controlla il gruppo. Da quanto riporta in una nota l’organizzazione sindacale, Tessiture del Salento Industriale non ha pagato l’ultimo stipendio. A preoccupare i lavoratori, oltre al ritardo, si sarebbero messe anche le mancate rassicurazioni da parte della società.

“Dai colloqui odierni – dichiarano i portavoce di Cgil, Cisl e Uil - non è dato sapere se e quando l’impresa verserà gli stipendi ai 117 lavoratori (116 più un part-time) dell’azienda. Una situazione determinata, pare, dall’assenza di liquidità”.  Sindacati e lavoratori sono sul piede di guerra anche perché non comprendono le motivazioni alla base del trattamento, decisamente diverso, riservato dal gruppo ai lavoratori degli stabilimenti del Nord. A San Fermo della Battaglia, dove lavorano 446 persone, ad esempio, dopo l’incontro di venerdì scorso, gli stipendi sono stati erogati. A Melpignano, invece non si hanno notizie né dei tempi del versamento, né della volontà aziendale. Un comportamento inaccettabile, visto che il diritto alla retribuzione, come quello al lavoro, non può essere riconosciuto in maniera arbitraria ad alcuni lavoratori e non ad altri. La scelta di negare il salario ai lavoratori di Melpignano calpesta ulteriormente la professionalità e la consolidata disponibilità delle maestranze locali, che negli anni hanno sopportato anche i sacrifici della flessibilità economica puntualmente richiesti dall’azienda”, concludono.

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