Scuola via Torino, i genitori bocciano ancora il Comune

Gallipoli: continua il tira e molla per le aule contese nella succursale del 3°Polo: il Comitato dice "no" anche agli uffici del Piano di zona per i servizi sociali. Pronto un ricorso al prefetto

Un compito in classe che, per usare il gergo studentesco, non si avrebbe molta difficoltà a definire "di quelli tosti!". Tutto come prima o quasi nella ingarbugliata vicenda delle aule "contese" dell'edificio di via Torino che dopo la dismissione dell'ex scuola di via Chiaiese e la cosiddetta rotazione dei poli che ha interessato anche l'istituto di via Foscolo, ospita i piccoli alunni dell'istituto comprensivo del Terzo Polo. Avevamo lasciato la situazione in via di definizione nel braccio di ferro che vedeva contrapposti i genitori degli allievi delle scuole elementari e medie di via Torino e il Comune che, nell'ambito della messa a regime del Piano di zona dei servizi sociali, aveva individuato in alcuni dei locali di quell'edificio la "naturale" collocazione dell'ufficio cosiddetto Uepe, acronimo di ufficio per l'esecuzione penale esterna. Il tutto condito da una serie di inefficienze strutturali della scuola, alcune delle quali in parte in via di risoluzione (leggi la ristrutturazione della palestra) e altre tristemente ancora attuali come la sistemazione dell'ascensore o anche la sistemazione del cancello d'ingresso che proprio di recente è stato causa del ferimento lieve di un bambino.

Ora succede che così come comunicato in una riunione dell'11 gennaio scorso, il Comune fa marcia indietro per quanto concerne la sistemazione dell'ufficio di esecuzione penale esterna in via Torino (vuoi per la pressione dell'opinione pubblica o anche per il clamore mediatico della protesta dei genitori, o anche per un positivo ripensamento degli addetti ai lavori). Uno sdoppiamento che non risolve comunque la questione e non tacita la sommossa dei genitori, in quanto nelle aule che originariamente avrebbero dovuto ospitare i laboratori multimediali di informatica, viene confermata l'istituzione di altri uffici di pertinenza del Piano di Zona dei servizi sociali. Ovvero il Comune non demorde. E ad avvalorare la bontà della sua decisione enuncia in una nota del 24 gennaio scorso (in risposta ad una richiesta di accesso degli atti avanzata dai genitori) della dirigente del procedimento, che … "i locali menzionati della nota non essendo mai stati destinati ad attività scolastiche sono rientrati nella disponibilità del Comune di Gallipoli nel giugno del 2007 e pertanto mai consegnati all'attuale dirigente scolastico….". Ciò significa che i genitori non possono richiedere tra l'altro la copia di nessun atto formale di istituzione degli uffici del Piano di zona nei locali della scuola, perché ufficialmente il Comune proprietario degli stessi non ha "adottato provvedimenti formali per destinare i locali ad ufficio di Piano rientrando gli stessi nella piena disponibilità del Comune".

E qui sorge l'altro bisticcio interpretativo della questione. Il Comune torna sui suoi passi per l'ufficio Uepe, ma conferma gli uffici di piano dei servizi sociali nei locali che non ha mai consegnato alla scuola. E sembra di capire che la dirigente comunale si riferisca solo alle ex aule destinate in origine a laboratori informatici. I genitori controbattano, anche a mezzo di un manifesto pubblico fatto affiggere sulle plance cittadine, che se ad inizio anno l'edificio di via Torino è stato affidato "interamente" alla scuola e invece il Comune dice che quei locali non hanno la destinazione d'uso per attività scolastiche, ciò significa che tutta la scuola esercita in quell'immobile, per cosi dire, abusivamente? Se lo chiede il Comitato dei genitori che ribadisce a chiare lettere il concetto: "Vogliamo che in quella scuola vengano attivati solo servizi destinati all'attività didattica e formativa dei nostri bambini…e null'altro". Che sia il "pericoloso", a loro dire, ufficio Uepe o il più tranquillo ufficio dei servizi sociali, per mamme e papà degli alunni del plesso di via Torino poco importa. Soprattutto non capisco le ragioni di quello che loro definiscono un vero e proprio accanimento da parte del Comune nel voler comunque privare alla fruizione scolastica la disponibilità di quelle aule. "Così come è stata spostata la sede dell'ufficio di esecuzione penale" dice Walter Pepe portavoce del Comitato dei genitori, "non si capisce perché non si possa soprassedere anche nella collocazione degli uffici dei servizi sociali. Per quanto ci riguarda non abbiamo intenzione di fermarci e attendere passivamente le decisioni imposte dall'alto. Abbiamo già pronto il modulo del nulla osta per chiedere il trasferimento dei nostri figli in un'altra scuola così come abbiamo dato mandato agli avvocati Francesco Capoti e Alfredo Cardigliano che rispettivamente in sede civile e penale valuteranno le modalità più consone per la tutela dei nostri diritti e l'accertamento di eventuali responsabilità in questa strana vicenda". In assenza di atti formali da impugnare dinnanzi al Tar, il comitato dei genitori è pronto a presentare ricorso gerarchico al prefetto di Lecce, così come sulla questione (guardata a vista anche dall'associazione internazionale di tutela dei diritti dei minori) è stato chiesto l'intervento del Provveditore agli studi.

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Forse la soluzione più consona sarebbe prendere esempio da quanto accaduto analogamente in quel di Milano quando in una sede scolastica era stato previsto, dall'assessore Stefano Pillitteri, lo spostamento dei servizi dell'ufficio anagrafe "Milano facile". Netta opposizione dei genitori e il Comune, adottando una soluzione dettata dal buon senso, ha deciso di tornare sui suoi passi…..Lecceprima lancia l'idea di mediazione…..Ma il potere decisionale spetta ad altri.

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