“Siamo in rosso”, la campagna di Link per abbattere le tasse universitarie

L'associazione torna a dar battaglia: "Vogliamo l'applicazione della no tax aerea e un sistema più equo di tassazione. L'università dev'essere libera e gratuita"

LECCE - L'associazione studentesca Link dichiara guerra alle tasse universitarie e lo fa lanciando la campagna nazionale "siamo in rosso". Dopo anni di battaglie, infatti, e 57mila firme raccolte a supporto della legge di iniziativa popolare per sostenere il diritto allo studio, lo scorso dicembre il parlamento ha approvato l’introduzione della no tax area in tutte le università, accademie e conservatori d’Italia. "Oggi siamo nelle università di Torino, Milano, Trieste, Ferrara, Bologna, Pisa, Catania, Napoli, Bari, Lecce, con le nostre tasche vuote ed i visi rossi, come sono i nostri conti in banca. Per troppi anni l’università pubblica si è mantenuta solo grazie alle nostre tasse, ora siamo in rosso -  dichiara Sara Ingrosso, consigliere nazionale Link Lecce-. Vogliamo l’applicazione immediata della no tax area, ma non solo: tasse più basse e più eque per tutti e tutte".

"Le misure introdotte dal ministero prevedono l’esenzione dalle tasse per chi ha un Isee  inferiore a 13mila euro ma, sui redditi fino a 30 mila euro, il tetto previsto è molto elevato e sopra tale soglia le tasse non hanno alcun limite, così non si può continuare", aggiunge Sara Ingrosso. "Daremo battaglia - aggiunge Pantaleo Sergio, consigliere di amministrazione Unisalento per Link Lecce - affinché la nuova normativa migliori i sistemi di tassazione, senza alzare le tasse alle fasce di reddito più deboli, né alzarle per i fuori corso".

Sono ancora troppi, infatti, gli studenti che non riescono a pagarsi l’università, o perché esclusi dall’accesso alle borse di studio (previste al massimo fino a 23 mila euro di Isee) o perché penalizzati dal fatto di essere fuori corso: "Questi ultimi - puntualizza Link - hanno già pagato le tasse per gli anni di corso e ora utilizzano meno i servizi dell’ateneo: far pagare tasse maggiorate è sbagliato e punitivo". "L’introduzione della no tax area negli atenei può essere una risposta al crollo di iscritti solo se inserita in una più radicale inversione di rotta delle politiche universitarie - spiegano - . Solo se si riaprono i corsi di laurea, si abolisce il numero programmato, ormai previsto in più della metà dei corsi, rifinanziando l’università e tornando ad assumere docenti universitari, sarà possibile aumentare gli iscritti".

"Per rendere l’università davvero accessibile è necessario che diventi gratuita, come avviene in tanti Paesi europei, e che sia approvata All In, la legge di iniziativa popolare per il diritto allo studio universitario che prevede la copertura totale delle borse di studio per chi ha un Isee inferiore a 23 mila euro, l’accesso alla borsa servizi per chi ha un Isee poco superiore e l’introduzione del reddito di formazione".

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