Il sindaco diffonde la lettera al premier: le ragioni del no all'incontro

Chiamato in causa dalle dichiarazioni del premier, Marco Potì rende note le motivazioni per le quali ha declinato un invito a Palazzo Chigi per l'11 marzo sul tema delle compensazioni

Marco Potì, sindaco di Melendugno.

MELENDUGNO – Tirato in ballo dalle dichiarazioni pubbliche del presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, sul tema delle compensazioni per la realizzazione del gasdotto Tap, il sindaco di Melendugno, Marco Potì, ha inteso divulgare la lettera con la quale aveva respinto precedentemente l’invito a un incontro a Palazzo Chigi, programmato per l’11 marzo.

Il primo cittadino in quella missiva aveva scritto che gli investimenti in questione - in ballo opere per 30 milioni di euro - derivano da risorse private, in nulla riconducibili allo Stato, ma in prevalenza a Tap e, in seconda battuta, ad altre aziende.

Potì aveva aggiunto sempre in premessa, che la partecipazione all’incontro avrebbe potuto prestare il fianco a una lettura errata, quella cioè di un annacquamento della volontà di opporsi all’opera, ritenuta inutile e, per come progettata, potenzialmente pericolosa. Nella sostanza, poi, il sindaco aveva rimarcato “gli errori di valutazione” che il governo avrebbe commesso nella cosiddetta analisi dei costi-benefici del gasdotto.

Nel corso dell’estate, si ricorderà, ci sono stati due confronti diretti tra il sindaco e il governo che si era incaricato di studiare il dossier Tap per comprendere se le obiezioni poste dall’amministrazione comunale potessero giustificare uno stop all’opera. Alla fine di quella fase è arrivato il via libera definitivo, con grande delusione da parte di Potì che, in un primo momento, si era mostrato prudentemente fiducioso su una reale presa in carico della questione che dilania da anni la sua comunità prima ancora che una parte del territorio salentino.

Il sindaco aveva infine rammentato le criticità rilevate nel corso del tempo, come quelle in fase di esecuzione dei lavoro, le tensioni sociali che fanno da sfondo all’intera vicenda, la linea di condotta indifferente alle istanze locali da parte delle istituzioni economiche (Bei e Bers) che si sono impegnate per gran parte del finanziamento dell’opera.

Conte, domenica in visita a Lecce, per la firma dell’accordo tra Eni e Cnr, ha definito il rifiuto del sindaco uno “schiaffo non al presidente del Consiglio, ma alla comunità stessa” e ha anticipato che sulle compensazioni si misurerà con gli altri portatori di interesse del territorio.

Certo è che sul tema del gasdotto, nell’ultima campagna elettorale, il M5S aveva preso un impegno gravoso, ma chiaro, quello di fermare l’opera. Le cose sono andate diversamente e le elezioni europee di maggio serviranno a pesare il giudizio degli elettori che nel territorio di Meledugno e dintorni hanno tributato al movimento poi andato al governo insieme alla Lega una percentuale oltre ogni previsione.

Pieno sostegno a Potì arriva dal coordinatore provinciale di Sinistra Italiana, Danilo Scorrano: "Sono stato al fianco di Marco e dei comitati come consigliere provinciale, come segretario di Sinistra Italiana, ma sopratutto come cittadino che non può far finta di niente davanti all'arroganza del potere che protegge gli interessi privati di una multinazionale e non ascolta le grida di dolore di cittadini inermi che provano a difendere la propria terra a mani nude. Ringraziamo il presidente Conte e la multinazionale per la generosità e rimandiamo al mittente l'offerta".

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