"Spie russe e fantasticherie: pensiamo alla città"

Torna a galla il caso Mitrokhin e Rotundo risponde ad Adriana Poli Bortone: "Il mio nome non compare nel dossier, si tratta di calunnie alle quali poi risponderò. Ora mi concetro sulle elezioni"

"Mi vedo costretto a replicare alle incredibili parole del sindaco uscente su un mio fantomatico coinvolgimento nel cosiddetto dossier Mitrokin, nel ruolo a metà tra il farsesco e il poliziesco di una spia russa". Antonio Rotundo risponde così ad una vecchia polemica riaccesa da un dibattito politico, quello attuale, in vista delle amministrative, che non manca di toni decisamente molto forti.

Il Dossier Mitrokin, giova ricordarlo, prende il nome da Vasili Nikitich Mitrokhin, ex archivista del KGB in pensione, residente in Gran Bretagna. E' composto da 645 schede, 261 delle quali vennero consegnate al Sismi a partire dal 1995 e riguardanti il periodo 1917-1984. Dal Dossier Mitrokhin emergono informazioni sull'esistenza in Italia di basi radio in Italia difese da depositi di armi, che sarebbero dovute servire al KGB per organizzare e mantenere in Italia una rete clandestina di agenti da attivare in determinate condizioni politiche.

"Il 5 febbraio scorso - dice Rotundo - avevo già rivolto una lettera cortese al sindaco uscente con cui la informavo che il mio nome non compare in alcun modo nel succitato dossier e che le notizie in tal senso sono prive di ogni fondamento, come potrà facilmente constatare acquisendo gli atti relativi. Non mi sembra utile aggiungere altro, tranne il fatto che mi meraviglia profondamente che una personalità dell'esperienza politica del sindaco uscente, invece di pensare ai reali problemi dei cittadini, al futuro di Lecce e del suo territorio, perda tempo su temi come questo o su polemiche di ancor più bassa fattura".

"Non scenderò mai sul piano di polemiche senza significato - prosegue Rotundo -; continuerò fino al 27 maggio a parlare di Lecce, a porre sul tavolo problemi reali, quelli delle persone in carne d'ossa che ogni giorno mi trovo ad affrontare visitando quartieri, aziende, parlando con la gente. Ci sarà tempo in seguito, con tutti i mezzi che la legge individua, di rispondere a quelle che si configurano come delle vere e proprie calunnie".

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