Stress ed eventi traumatici: tutti i rischi del difficile mestiere del poliziotto

Il sindacato Silp e l'associazione Cerchio Blu hanno organizzato una tavola rotonda per discutere dei rischi e delle soluzioni atte a garantire il benessere dei lavoratori

LECCE – Quello del poliziotto è un mestiere difficile. E questo è certo. Ma non sono altrettanto noti tutti i rischi connessi al servizio, legati a stress, traumi e altri fattori che possono minare la salute degli agenti. Il tema è stato affrontato nel corso di una giornata di studio organizzata questa mattina, presso la sala riunioni dell'Ufficio immigrazione della questura, dal sindacato Silp e dall’associazione non profit Cerchio Blu.  

Numerosi gli argomenti affrontati nel corso del seminario tra i quali: rischi e come prevenirli, lo stress dei soccorritori, l’assistenza delle vittime di traumi psicologici, la comunicazione critica da parte degli operatori in divisa.

Dopo i saluti introduttivi di Antonio Ianne, segretario generale provinciale del Silp-Cgil (sindacato italiano lavoratori della Polizia di Stato) di Lecce, Pietro Colapietro, segretario nazionale Silp Cgil, di Valentina Fragassi, segretaria generale della Cgil di Lecce, e delle autorità presenti, la giornata è entrata nel vivo con gli interventi di: Fabrizio Ciprani, medico della Polizia di Stato (direzione centrale Sanità); Graziano Lori, sociologo e criminologo, presidente dell’associazione Cerchio Blu; Cristina Di Loreto, psicologa e psicoterapeuta esperta di psicologia dell’Emergenza (Cerchio Blu), Massimo Montebove, cultore di psicologia e responsabile nazionale della comunicazione del Silp-Cgil.

Gli interventi durante il seminario

“L’importanza della giornata di studio è chiara fin dal titolo – ha spiegato Antonio Ianne -. Abbiamo affrontato aspetti che spesso la nostra amministrazione non cura, rispetto alle esigenze dei dipendenti. Sappiamo bene invece quanto per gli agenti, la cura dei dettagli sia fondamentale: anche nell’interesse del cittadino, che rischia di ritrovarsi di fronte un poliziotto sottoposto a stress o che magari si porta dentro un vissuto difficile e un notevole carico emotivo. Gli agenti non sono robot, per questo richiamiamo l’attenzione di colleghi, cittadini ed amministrazione su queste tematiche”.

Fabrizio Ciprani è intervenuto elencando le misure da attuare per contrastare i rischi connessi alla professione e difficilmente eliminabili: “Al di là delle iniziative concretamente adottabili nell’immediatezza o nel breve termine, è fondamentale e prioritario un passo in avanti, in termini di approccio culturale, di tutte le componenti dell’amministrazione. Introdurre una nuova filosofia di prevenzione  e di gestione risulta però difficile, qualora persistano vecchi retaggi e diffidenze che contrastano quello che deve essere un costante e sempre più incisivo confronto costruttivo, volto non semplicemente a preservare la salute del personale, ma a tendere il più possibile verso il benessere lavorativo – ha spiegato -. Lavorare incamerando energie positive, con le giuste motivazioni e riconoscimenti, costituisce, infatti, l’antidoto più efficace per far fronte ai tanti, talvolta inevitabili, rischi del lavoro del poliziotto”.

Un capitolo a parte è rappresentato dai risvolti psicologici della professione, come precisato da Graziano Lori: “Per la normale elaborazione dell’incidente critico di servizio da parte dell’operatore di polizia è di particolare importanza il grado di sostegno sociale, di accoglienza e di aiuto offerto subito dopo l’evento. In quest’ottica nasce il progetto Cerchio Blu. L’organizzazione no profit nel tempo è diventato punto di riferimento nazionale sui temi della comunicazione in situazioni critiche e in emergenza e nella gestione dello stress degli operatori di polizia, del soccorso e dell’emergenza in generale. Uno degli obiettivi della è quello di offrire un supporto psicologico specialistico e specifico agli operatori, ed ha attivato una help - line psicologica dedicata agli operatori di polizia”.

“Ai fattori stressanti del lavoro vanno aggiunti quelli traumatici. Il più importante sicuramente quello dell’imprevedibilità: anche la chiamata apparentemente più tranquilla può virare in un intervento di tutt’altro livello – ha aggiunto Cristina Di Loreto -. Come prevenire quindi l’impatto e gli alti livelli di stress che questo lavoro implicano? L’intervento post-evento risulta indispensabile quando l’impatto ha lasciato il segno. In quella circostanza, supporto psicologico individuale, di gruppo e strumenti di decompressione emotiva - come il debriefing psicologico - sono non solo una risposta doverosa ma in alcuni casi uno strumento preventivo all’insorgenza di patologie più gravi e invalidanti”.

L’intervento di Massimo Montebove si è incentrato sui risvolti di una cattiva notizia: “Gli effetti della comunicazione della cattiva notizia, come si è già avuto modo di ricordare, non si ripercuotono soltanto sui familiari della vittima, che restano, in ogni caso, i protagonisti assoluti del trauma. Dobbiamo, infatti, anche considerare e reazioni psicologiche degli operatori addetti al ruolo di messaggeri di morte, che possono essere, dal punto vista dell’impatto psicologico e dei processi cognitivi, molto negative. Una formazione adeguata diventa pertanto condicio sine qua non per l’operatore delle forze dell’ordine”.

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