Teatro Comunale, l'opposizione "chiama" il prefetto: "No al cambio di nome"

Dopo la richiesta di lumi della Soprintendenza, si schierano i consiglieri di minoranza: "Una decisione non condivisa dalla comunità"

NOVOLI – Sospendere il provvedimento di autorizzazione per dare un nome al Teatro Comunale di Novoli. Lo chiedono al prefetto, Claudio Palomba, i consiglieri comunali di minoranza Federico Sozzo e Marco De Luca del gruppo “Cambia Novoli” e Gianfranco Fiore e Francesca Ingrosso di “Novoli in testa”.

Secondo atto, dunque, dopo la richiesta di chiarimenti della Sovrintendenza, della polemica riguardante la delibera del 3 maggio dello scorso anno con cui il sindaco, il vicesindaco ed un assessore, stando a quanto rilevano i consiglieri d’opposizione, hanno deciso di intitolare il teatro al commediografo locale, Mario Teni, deceduto l’8 maggio del 2010. Proprio perché non sono trascorsi dieci anni, è stata necessaria chiedere una deroga alla Prefettura.

In realtà, per essere precisi, il Teatro Comunale ha già un nome, ed è esattamente (e appunto) Teatro Comunale. Quindi, non si tratta di darne uno, ma di modificarne uno esistente dal 1891, così ribattezzato in analogia a quanto avvenuto in diverse città d'Italia.

Tant’è. La Prefettura, nel frattempo, ha dato il nulla osta ufficiale il 7 settembre del 2016, evidenziando che “nel corso dell’istruttoria non sono emersi motivi ostativi all’esercizio del suddetto potere di deroga”, autorizzando quindi il Comune di Novoli a organizzare la cerimonia di intitolazione per l’8 maggio prossimo.

I quattro consiglieri, però, ritengono che tale intitolazione non debba avvenire, sulla scorta anche della legge, la quale impone il parere della società storica del luogo (o in mancanza della Regione). Ancora, rilevano come la direzione  regionale  per i beni culturali e paesaggistici  della Puglia abbia ritenuto il Teatro di Novoli "monumento di rilevante interesse storico-artistico e  culturale" (recuperandolo con finanziamento nell'ambito dell'accordo di programma quadro beni culturali,  ed  inserendolo  nella  "rete  dei  teatri  storici", proprio con  la  denominazione "Teatro Comunale" di novoli) e pertanto sottoposto a vincoli.

Sozzo, De Luca, Fiore e Ingrosso pongono l’accento anche su un fatto: “Risulterebbe in atti un parere favorevole espresso dalla società di storia patria per la Puglia – scrivono al prefetto -, nel mentre non risulta essere mai stato acquisito il parere della società di storia patria di Lecce, competente per territorio”. Peraltro, sul tema di recente s’è pronunciato pubblicamente proprio il presidente della società di storia patria di Lecce, Mario Spedicato, con un intervento su "La Gazzetta del Mezzogiorno" del 13 aprile scorso, in cui esprime negativamente sulla scelta di cambiare nome al teatro, ritenendola del tutto incomprensibile agli uomini di cultura e agli stessi addetti ai lavori”.

Nelle ultime ore, poi, presso il Comune di Novoli e la stessa Prefettura di Lecce, è pervenuto un appunto della Sovrintendenza archeologica belle arti e paesaggio. L'ente ha richiamato l'attenzione sul fatto che presso le sue sedi non sia mai pervenuta ''alcuna richiesta di espressione del parere di competenza circa il cambio di denominazione proposto".

I consiglieri di minoranza, oltretutto, lamentano l’assenza in questa decisione di Giunta del coinvolgimento popolare. Tanto da non esseren neanche portata in Consiglio comunale per una discussione. E in tutto questo, contrarie all’iniziativa, vi sono state, oltre a quella Spedicato, anche altre posizioni autorevoli.

“Non risulta essere mai stata presentata, al protocollo del Comune di Novoli, alcuna istanza da parte di chicchessia (movimenti civici, associazioni culturali o privati cittadini) – commentano a margine Federico Sozzo e Marco De Luca di “Cambia Novoli” -, e a ciò si aggiunga che l’argomento non ha trovato ospitalità nemmeno nel pur dettagliato programma elettorale del sindaco e della maggioranza espressa dagli elettori nelle ultime consultazioni amministrative”.

“Insomma – concludono - Gianmaria Greco, Pasquale Palomba e Chiara Madaro hanno deciso di non voler coinvolgere la cittadinanza su una scelta così importante perché il coinvolgimento, come dichiarato pubblicamente dallo stesso sindaco, avrebbe comportato un iter “troppo oneroso”.

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