Gasdotto, verso una lunga tregua estiva. Attesa per il concerto

L'incontro in prefettura ha sancito di fatto la volontà di non esasperare la situazione dopo una lunga fase di tensione. Lunedì si decide dell'evento del Primo Maggio a Martano

Una foto del 27 marzo.

MELENDUGNO - Il giorno dopo l'accordo sancito in prefettura, Tap denuncia "l'ennesima notte fatta di recinzioni divelte, ulivi messi in pericolo, devastazioni compiute dalla parte cattiva del movimento No Tap". Gli attivisti impegnati contro la realizzazione del gasdotto, da parte loro, il giorno prima avevano segnalato alla polizia locale di Melendugno il tentativo, da loro stessi scongiurato, da parte di un individuio che poi si  dato alla fuga di appiccare un incendio nella pineta nei pressi di Masseria San Basilio.

Scambio di accuse a parte, nell'incontro di ieri alla presenza di prefetto e questore si è stabilito che i 43 ulivi che si trovano nell'area di cantiere a San Foca saranno messi a dimora in loco e non più trasportati nella zona di stoccaggio alle porte di Melendugno dove si trovano già le 157 piante espiantate a fine marzo, tra proteste, dimostrazioni e blocchi stradali.  Di questi 43 alberi 31 sono stati già sistemati in grandi vasi, mentre 12 sono stati "zollati". 

Nonostante la sentenza del Tar Lazio favorevole a Tap, che potrebbe dunque ultimare la movimentazione entro il 30 aprile, termine ultimo prima del "fermo", si è convenuto di non creare ulteriori occasioni di tensione. Buon senso aveva chiesto il sindaco di Melendugno, Marco Potì, dopo il verdetto dei giudici amministrativi capitolini e, pare, che il suo auspicio sia stato colto anche da governo che, evidentemente, ha dato disposizioni di un certo tipo al prefetto di Lecce.

Salvo colpi di scena, è probabile dunque che si apra un lungo periodo di tregua anche perché durante la stagione estiva Tap sospenderà le attività previste per non interferire con le attività balneari del litorale melendugnese. Alla luce degli ultim eventi, dunque, il concerto del Primo Maggio, della cui fattibilità si deciderà domani in un altro incontro in prefettura - il luogo indiziato è Martano -, si annuncia come la festa del movimento e dell'amministrazione comunale di Melendugno che, almeno per adesso, hanno complicato non poco la vita al consorzio internazionale: è vero che gli espianti sono stati quasi del tutto portati a termine, ma la eco della protesta è andato bel oltre i confini regionali, oltra a creare un fronte compatto da parte delle istituzioni locali: le firme di 94 sindaci del Salento in calce al documento che chiede lo stop dei lavori hanno "promosso" il livello della protesta che ora difficilmente può essere ascritto ad una resistenza puramente minoritaria.

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