Troppe auto, poche bici: ma la vera assente a Lecce è la mobilità pedonale

Mentre si preparano provvedimenti di lungo periodo, sono necessari interventi più rapidi per favorire un cambio di passo culturale: il paradosso di una città piccola e pianeggiante, ma dove si cammina ben poco

LECCE – Oltre l’80 percento dei leccesi si muove all’interno della città con mezzi motorizzati e privati. Richiamando e attualizzando dati del 2012, Cosimo Chiffi, consulente dell’amministrazione comunale per la mobilità sostenibile ha tratteggiato il quadro di contesto ai consiglieri della seconda commissione consiliare, presieduta da Ernesto Mola.

Il tempo trascorre, insomma, ma è ancora di là da venire quel salto di qualità verso una dimensione più rispettosa dell’ambiente e di conseguenza della qualità della vita: la città è relativamente piccola, assolutamente pianeggiante, eppure l’auto (e in misura marginale ciclomotori e motocicli) resta di gran lunga il mezzo egemone sulle strade. Un vero e proprio paradosso: si stima che non più del 15 percento della popolazione urbana si sposti in bici o a piedi. Anzi, sembra essere la mobilità pedonale la vera emergenza leccese.

L’abitudine imperante, che accomuna il capoluogo alla mentalità diffusa in centri più piccoli, è infatti quella di ricorrere all’auto per distanze che con le proprie gambe si potrebbero coprire in pochi minuti: un fattore culturale, dunque, che incide sulle scelte quotidiane prima ancora delle carenze infrastrutturali (piste ciclabili, sistemi di sicurezza) e del grado di efficienza del servizio di trasporto pubblico, e che rappresenta il primo vero freno verso una mobilità sostenibile.

La seduta, partita dalle prospettive di sviluppo della rete ciclabile, ha abbracciato il tema della mobilità nel suo complesso, anche perché sono in dirittura d’arrivo due provvedimenti molto attesi: il piano di trasporto di Sgm, con la ridefinizione dei percorsi delle varie linee, e il nuovo regolamento per l’accesso al centro storico, ancora troppo gravato dal carico veicolare e, al contempo, condizionato da un numero di stalli per la sosta che non arriva a mille unità. Oltre che su queste misure, gli uffici sono al lavoro per il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (Pums), la cornice che terrà insieme tutto il resto. In attesa che cambi complessivamente il quadro programmatico, ci sono tuttavia delle misure contingenti che possono essere utili per alleggerire la situazione.

In prima battuta si tratta di fare un lavoro di ricucitura tra le rete ciclabile esistente in ambito urbano, poco più di 18 chilometri di percorsi, e quella per la quale ci sono progetti in itinere, pari a circa 11 chilometri, quasi tutti finanziati ma che necessitano di tempi tecnici di realizzazione. È balzato subito agli occhi, infatti, come la discontinuità delle piste ciclabili – presenti e future - non renda efficiente il ricorso alla bicicletta. Il compito del ricongiungimento è stato allora affidato alla previsione della cosiddetta griglia minima, rete da disegnare attraverso le “bike lane”, corsie ciclabili non protette, per un’altra dozzina di chilometri, su strade interne alla cerchia dei viali che oggi appannaggio praticamente esclusivo dei motori.

Riservare una parte della sede stradale implica però il “sacrificio” dei parcheggi a raso, per esempio lungo uno dei due lati di una carreggiata: un intervento di questo tipo, insieme all’estensione delle isole pedonali e delle zone a traffico limitato, presuppone, dunque, una visione politica in grado di scontare resistenze (per esempio di residenti e commercianti). Il nodo della mobilità è complesso e deve essere "aggredito" da più versanti per non rimanere irrisolto. Se, infatti, durante il periodo delle festività il collegamento con bus navetta dai parcheggi dell'ex Foro Boario e da Settelacquare è servito per ridurre il flusso di veicoli proveniente soprattutto dalla provincia, è altrettanto vero che il carico veicolare sul centro è rimasto notevole, a conferma del fatto che l'auto viene vista da troppi leccesi come l'unica opzione disponibile.

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