"Ria diffamato". Il 15 aprile udienza preliminare per Gabellone e Macculi

Il gip Ines Casciaro ha fissato la data. Nella richiesta di rinvio a giudizio il pubblico ministero mette in evidenza come i due esponenti dell'attuale governo provinciale abbiano "offeso il decoro e l'onore" dell'ex presidente

Antonio Gabellone e Silvano Macculi.

LECCE – Il 15 aprile prossimo si terrà l’udienza preliminare nel procedimento per diffamazione a mezzo stampa a carico di Antonio Gabellone, presidente della Provincia, e dell’assessore al Bilancio, Silvano Macculi, per la vicenda del “buco” nei conti di Palazzo dei Celestini che ha riempito le pagine della cronaca politica per settimane. Lo ha reso noto Lorenzo Ria, responsabile dell’ente per due mandati richiamando la decisione del gip, Ines Casciaro, del 12 dicembre scorso.

“All’epoca, infatti, gli stessi avevano attivato una campagna denigratoria nei miei confronti - ha dichiarato Ria -, screditando il mio lavoro svolto alla guida della Provincia di Lecce e attribuendomi colpe che non avrei mai potuto avere. Il tutto senza alcun rispetto per l’impegno profuso nei miei anni da presidente, sui quali non posso accettare che si gettino ombre e sospetti perché sono stati improntati alla massima trasparenza e regolarità nella gestione, oltre a rappresentare indiscutibilmente un periodo di floridezza e di sviluppo del Salento”.

Ria – che rivendica la buona amministrazione dell’ente durante la sua gestione - cita testualmente quanto scritto dal pubblico ministero al termine delle indagini chiamando in causa Gabellone e Macculi come imputati “perché, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, offendevano l’onore ed il decoro di Ria Lorenzo, presidente della Provincia di Lecce dal 1995 al 2004, lasciando intendere, con le dichiarazioni riportate dalla carta stampata e trasmesse dai notiziari televisivi locali che l’amministrazione provinciale facente capo al Ria fosse a conoscenza o, comunque, avrebbe potuto rendersi conto che i dati in bilancio, a partire dal 2001, fossero falsati dalla reiscrizion” di residui attivi già incassati per circa 7 milioni”.

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