Una città ricorda Mario Camboa a cinque mesi dalla sua scomparsa

Sabato 14 aprile, a Scorrano, cerimonia di intestazione al consigliere comunale, prematuramente deceduto a novembre, del centro culturale presso la Chiesa degli Agostiniani. In beneficenza i gettoni di presenza non riscossi

SCORRANO - Passione e coerenza. Oltre la vita che scorre e il tempo che imprime i suoi ritmi. E qualche volta segna percorsi inattesi, tortuosi, amari. Passione e coerenza. Oltre un passato che sembra perdersi nei ricordi lontani e quel giorno invaso da una fastidiosa oscurità. Passione e coerenza. Nonostante tutto. Perché il destino può riscrivere la trama dei vissuti, ma non basta l’imponderabile a spegnere la storia di un combattente.

Sono passati già cinque mesi dalla mattina fatale in cui Mario Camboa, 44enne consigliere comunale di opposizione, è scomparso prematuramente. Lo ha stroncato un malore improvviso, sopraggiunto mentre preparava con la sua solita dovizia il proprio intervento nell’imminente assise di rappresentanza cittadina.

La comunità di Scorrano non lo ha dimenticato e, domani, sabato 14 aprile, per iniziativa dell’amministrazione comunale e in accordo con la famiglia Camboa, alle 19, intesterà al compianto consigliere il centro culturale, accanto alla chiesa degli Agostiniani. Nella stessa occasione, verranno devoluti in beneficenza sotto forma di borse di studio i gettoni di presenza in consiglio, maturati da Camboa e mai riscossi, come voluto dalla madre.

Un gesto simbolico, ma efficace per perpetuare la memoria di un personaggio verso cui tutti guardano con rispetto. Era un “uomo di parte” Mario Camboa, nel senso che la sua collocazione politica non generava confusione: il suo orientamento era chiaro e radicato. Ma questo non è stato mai un ostacolo all’impegno, perché aveva la forza e l’abilità di farsi apprezzare e stimare anche da chi la pensava in maniera diametralmente opposta.

Merito, innanzitutto, della competenza e della dedizione con cui si dedicava al suo ruolo di consigliere, dimostrando nel concreto la sua voglia di vivere la politica come un servizio ai cittadini. Chi lo ha conosciuto, lo racconta come un uomo che non apriva bocca, senza essersi preparato adeguatamente su un argomento.

Merito, poi, anche della partecipazione personale che metteva nelle proprie battaglie, ostentando una tempra degna di un lottatore rodato e capace di vendere cara la pelle, pur di sostenere le ragioni che più gli sembravano giuste.

Merito, dunque, del suo essere “popolare”, non nel senso che si attribuisce oggi al termine nelle sue attribuzioni a logiche televisive o inteso come riferimento ad una pavoneggiante “notorietà”, ma piuttosto di quel carisma che gli permetteva di raggiungere il cuore della gente, immedesimandosi nei vissuti dei suoi interlocutori, con lo sguardo proteso al futuro, per trovare le risposte ai loro bisogni. Il suo “essere di parte” significava principalmente “stare con la gente”.

Qualcuno sostiene che, in realtà, “il gigante buono” (come molti lo definivano) non se ne sia mai andato davvero. Eppure la sua limpidezza, la sua integrità morale e la sua coerenza, in un momento storico in cui la politica continua a mostrare la sua faccia peggiore, mancano. E sono carenze che lasciano traccia. Per questo, la comunità ha percepito l’esigenza di perpetrarne il ricordo con un segno tangibile del suo passaggio terreno. Del resto, non basta l’imponderabile a spegnere la storia di un combattente.

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