"Veleni e divisioni, centrodestra scollato dalla città": il mea culpa di Congedo

Il candidato del centrodestra riconosce i meriti di Salvemini e indaga le cause della sconfitta: "Nessun complotto. Il voto disgiunto non ha pesato. Faremo opposizione seria"

In foto: Erio Congedo in conferenza stampa

LECCE – Crolla il centrodestra nella roccaforte di Palazzo Carafa. Il dato complessivo, pari al 33 percento delle preferenze alle amministrative, segna la disfatta di una coalizione abituata a vincere a Lecce a mani basse. Una sconfitta tout court ammessa, senza infingimenti, dal candidato sindaco Erio Congedo, già consigliere e coordinatore regionale di Fratelli d'Italia.

Le bocche nel quartier generale di viale Japigia erano cucite fino a ieri. Smaltita, grossomodo, la delusione, oggi è già tempo di tracciare un bilancio sommario. Individuare cause e distribuire responsabilità.

E Congedo non si è tirato indietro: “Il dato va preso per quello che è: la spia dei nostri errori e dei meriti di Salvemini. Questa è una vittoria degli avversari: i cittadini hanno deciso di chiaramente di confermarli alla guida della città e, questa volta, con una maggioranza solida”.

Il successo del centrosinistra è però arrivato come una doccia fredda e pare che i voti su cui contava la compagine di Congedo si siano volatilizzati nelle urne. “I nostri riscontri, durante i giorni della campagna elettorale erano positivi, ma, evidentemente, non ci siamo resi conto di quale fosse il reale orientamento dei cittadini. Queste elezioni provano uno scollamento con i leccesi dal quale occorrerà ripartire”.

Veleni e divisioni interne, stanchezza accumulata in vent'anni di governo, una classe dirigente tendente all'autoconservazione, per citare le parole del candidato, avranno poi fatto il resto.

“Qualcosa l'avrò sbagliata anche io – ha ammesso -, anche nel messaggio elettorale che è risultato poco aggressivo. Ma non mi posso rimproverare altro. Ho scelto di partecipare perché credevo, innanzitutto, nella capacità delle primarie di riavvicinare la base, promuovendo una candidatura dal basso. Abbiamo allargato la coalizione a tredici liste; io stesso ho deciso di candidarmi contro il parere di molti. È stato un percorso in salita e ho trascorso molte notti a studiare le carte. Non è bastato”.

Congedo, dati alla mano, ha smentito i complotti e la caccia alle streghe dei franchi tiratori: “In questa tornata si è ripresentata una certa quota, minima e fisiologica, di voto disgiunto. La causa della sconfitta non può essere questa”.

Del resto, anche il dato locale del centrodestra va contestualizzato. La forbice tra il voto delle comunali e le preferenze ottenute nelle elezioni europee non è clamorosa e si attesta sul 3 percento: “Molto al di sotto di quel 14 percento che sconta, invece, il Movimento 5 Stelle”.

É andata come è andata. Il momento ora è propizio per un'inversione di rotta. “Si è chiuso un ciclo. Il centrodestra dovrà imparare la lezione per cambiare passo e puntare su qualcosa di nuovo. In città ripartiremo da un'opposizione severa ma costruttiva”, ha concluso l'esponente di Fratelli d'Italia.

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