Via alla manovra, Salvemini anticipa le firme del centrodestra: dimissioni

Come annunciato, l'opposizione si astiene sul provvedimento per il riequilibrio dei conti. Il sindaco ha protocollato la sua decisione prima delle 15. Più tardi Perrone e gli altri sono andati dal notaio

LECCE – Il primo consiglio comunale dell’anno è stato anche l’ultimo per l’amministrazione di Carlo Salvemini, eletto al ballottaggio con oltre il 54 per cento eppure “azzoppato” dalla ripartizione dei seggi in consiglio per due decimali di punto: per 360 voti, infatti, il centrodestra per Mauro Giliberti ha superato nel primo turno delle elezioni del 2017 il 50 per cento dei voti validi, impedendo dunque l’attribuzione del premio di maggioranza, così come stabilito dal Consiglio di Stato dopo il contenzioso sollevato all'indomani dell'interpretazione della commissione elettorale, favorevole alla coalizione del sindaco.

La manovra di riequilibrio finanziario in quindici anni, di cui si è scritto già la scorsa settimana, è approvata grazie ai 16 voti di astensione dell’opposizione, 15 i favorevoli (assenti Valente del M5S e Tessitore): “per senso di responsabilità” hanno detto gli intervenuti (Tondo, Messuti, Mazzotta, Perrone), cioè per evitare la dichiarazione di dissesto che sarebbe conseguito alla mancata approvazione. Salvemini, al termine della seduta, ha preso atto della situazione e annunciato una conferenza per le 16: a questo punto è scontato l'annuncio delle dimissioni, che sono state protocollate poco prima delle 15 presso l'ufficio comunale competente e comunicate al prefetto. Il centrodestra, appresa la volontà di Salvemini, ha accelerato i tempi, raccogliendo le firme davanti a un notaio, ma il deposito avverrà domani mattina: quando Paolo Perrone e Angelo Tondo sono arrivati a Palazzo Carafa, gli uffici avevano concluso la giornata lavorativa.

La scelta di rassegnare le dimissioni dimostra la volontà del sindaco di non voler subire oltre gli annunci degli avversari. Si è mosso con anticipo e le firme comunque presentate dai consiglieri di centrodestra servono a neutralizzare i venti giorni che la legge consente per un eventuale ripensamento. In realtà l'obiettivo è tutto politico; inibire la possibilità per i gorni restanti di portare avanti qualche provvedimento in cantiere. Lecce è già in campagna elettorale: con ogni probabilità si voterà il 26 maggio, in concomitatanza con le elezioni europee.

Fin da prima dell’inizio dei lavori odierni, comunque, il centrodestra aveva deciso l’affondo, bastava notare il ritorno nei corridoi di volti che non si facevano vedere da un pezzo (Alfredo Pagliaro, Antonio Pellegrino), segnale che preannunciava una certa "solennità" del momento: restava da capire se l'ulitmo atto sarebbe scaturito da una mozione di sfiducia in aula o con le dimissioni dal notaio. Del resto il rientro di Prima Lecce nel suo alveo naturale e il continuo sabotaggio interno attuato dal consigliere di Andare Oltre, Massimo Fragola, pur nominalmente di maggioranza essendo stato eletto nella coalizione di Alessandro Delli Noci, hanno privato l’amministrazione di qualsiasi altra prospettiva. Che la parola torni ai cittadini, dunque, con ogni probabilità a fine maggio, contestualmente alle elezioni europee.

Non tutto è filato liscio nelle file del centrodestra: a un certo punto la consigliera Laura Calò, di Prima Lecce, si è allontanata dall'aula, dando l'impressione di voler frenare rispetto al precipitarsi degli eventi. Poi è rientrata in aula ed è toccato a lei leggere la dichiarazione di voto con cui il gruppo ha annunciato l'astensione, riservando però un giudizio molto severo nei confronti del sindaco.

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