Medici, De Giorgi traccia un nuovo corso fra trasparenza e partecipazione

Presidente a tutto campo nell'assemblea. Liste d'attesa, violenza, nuove sfide, ruolo delle commissioni e un logo rinnovato

LECCE - Dal rapporto sempre più stringente con le migrazioni, alla formazione per fare fronte all’inadeguatezza di molti medici davanti alle nuove sfide, passando dagli episodi di violenza subita e arrivando agi obiettivi da qui in avanti, scrollandosi di dosso molte ragnatele e cercando di recuperare sempre più la passione e il contatto umano. Non mancando in suggerimenti e anche in qualche critica verso risposte che la politica ancora non ha saputo fornire. Finendo col presentare il nuovo simbolo, visto molto più che un semplice logo, ma come un segno di rinnovamento.

E’ stato molto accorato l’intervento di Donato De Giorgi, presidente dell’Ordine del medici della provincia di Lecce, che nella sua relazione morale ha svolto un bilancio dei primi cento giorni dal raccoglimento di un’eredità pesante, guardando verso ciò che attende la professione nel futuro.  L’assemblea annuale ordinaria s’è svolta questa mattina ed è la prima volta che si tiene, come prevede la legge, ad aprile. Riconducendo in un territorio di normalità l’approvazione del bilancio – spiegano dall’Ordine -, che ha registrato una positività di 534mila 890 euro e 27 centesimi.

Contrastare la nuova ondata di barbarie

Dopo il ricordo dei colleghi scomparsi più di recente, si è passati ai lavori veri e propri. A tirare le somme, appunto, il presidente De Giorgi, che ha tratteggiato un quadro nitido della situazione attuale. Ricordando, peraltro, e in questo allacciandosi all’attualità più stringente, che oggi  “nessun medico può girarsi dall’altra parte di fronte agli eccidi, alle violenze, alla deriva della barbarie”. “La Siria – ha detto De Giorgi - è più vicina a Lecce di Parigi non solo geograficamente, ma perché in quel paese 525 medici sono stati uccisi anche mentre svolgevano la loro opera, le strutture sanitarie distrutte, le cure prestate divenute atti di eroismo, ma anche perché sempre più spesso faremo i conti con la medicina della migrazione”.

Saper affrontare le sfide del futuro

Entrando più nel vivo della questione, il presidente ha  toccato il problema della “inadeguatezza del medico di fronte a nuove sfide, che non lo hanno spesso trovato pronto. Si richiede infatti al medico una dimensione scientifica che possa offrire non il meglio che sa, ma le cure validate dalle migliori evidenze. Questa inadeguatezza culturale può diventare però una opportunità necessaria se viene rafforzata l’idea della formazione permanente, che ha come presupposto la conoscenza e l’applicazione delle linee guida: non come rigida corazza medico-legale, ma conoscenza da applicare nell’agire quotidiano”.

Vi è poi la problematica riguardante la dimensione relazionale. “Superato il rapporto paternalistico con il paziente, viene messo in dubbio il contenuto umanistico della professione medica, di cui si sente il bisogno di riappropriarsi dando spazio alla comunicazione, all’ascolto. In una società basata sul profitto e la competizione un altro disagio è vissuto dal medico: quello delle competenze gestionali ed economiche, per le quali è spesso impreparato, divenendo responsabile della sostenibilità del processo di cure; è necessario – ha spiegato - uscire dall’angolo nel quale il potere politico vorrebbe costringere il medico: esso non è produttore di costi, deve essere sempre produttore di cure”.

Medicina generale, le difficoltà attuali

Ma qual è la figura che sta soffrendo le maggiori difficoltà? “Prima di tutto il medico di medicina generale, vero cardine su cui ruota l’intero Sistema sanitario nazionale. Va però cambiato il concetto di assistenza e presa in carico fiduciaria. L’invecchiamento della popolazione e dei medici – ha spiegato De Giorgi -, l’integrazione con altri settori del Sistema sanitario nazionale, devono portare ad un aumento della qualità e della quantità dell’offerta sanitaria e della dignità. Assistiamo invece al rischio di un’assistenza azzerata nei prossimi anni anche per una politica non lungimirante di programmazione”.

L’anno nero dei medici ospedalieri

Altro nervo scoperto, quello dei medici ospedalieri. Per loro, un anno nero. E i motivi delle dimissioni in massa sono tanti. Ovvero, “legate non solo al fisiologico raggiungimento dei limiti di età, ma anche dal disagio, dal burn-out, dalla burocrazia, dalla conflittualità, soprattutto dagli organici sempre più ridotti, dalla scarsa gratificazione in un’organizzazione strutturale che storicamente allontana sempre i giovani meritevoli da ruoli di autonomia, dalla deriva devastante della medicina difensiva, dalle sirene del privato, dalla stanchezza fisica: quello dell’ospedaliero non è un lavoro per vecchi”.

Quali le richieste per i medici della continuità assistenziale? Due quelle per De Giorgi non derogabili: sicurezza e dignità. “Siamo convinti che così com’è la Guardia medica non serve, non serve ai pazienti, non serve agli operatori che non vogliono un posto di lavoro, ma vogliono lavorare con entusiasmo e professionalità in condizioni di sicurezza”.

“Chiediamo pertanto che prima di cancellare i Punti di primo intervento, atto dovuto da normative nazionali, siano date certezze al territorio: gli ospedali di comunità, gestiti dai medici di medicina generale, con la presenza dei medici di Guardia medica, dalla diagnostica e dai trattamenti di base, potrebbero essere una risposta e una risorsa”.

Violenza contro i medici e questione Alpi

Le cronache più recenti hanno messo a nudo il problema della violenza contro i medici. “Abbiamo voluto accendere i riflettori sui fatti recenti avvenuti in marzo -  ha spiegato De Giorgi, riferendosi a quanto avvenuto a Taviano - per sottolineare che la violenza è spesso taciuta, subita quotidianamente, ma ormai insopportabile”. Poi ha virato su altro argomento, non meno sentito: “Non vogliamo tacere su argomenti che nel recentissimo passato ci ha visto coinvolti nella cronaca e che comunque rappresentano argomenti controversi: la vicenda dell’Alpi (Attività libero professionale intramuraria) deve essere ricondotta in queste connotazioni”.

“Non dobbiamo avere il minimo tentennamento nel condannare e, ove necessario, sanzionare in tutti gli ambiti chi ha derogato dalle leggi che si è impegnato a rispettare. Solo così possiamo avere l’autorevolezza di affermare che l’Alpi non è un’attività criminale – ha detto -, ma una risorsa, espressione di una fiducia che il cittadino conserva nel professionista, a differenza di quello che spesso avviene per la struttura”.

Liste d’attesa, bacchettata alla Regione

Il presidente De Giorgi si è soffermato anche sulle liste d’attesa, vissute – usando le sue parole - come “una sconfitta del sistema sia dai cittadini, che dagli operatori”. E a suo avviso “le soluzioni per contenerle, come prospettato da alcuni politici regionali, sono peggiori del male, fuori dal contesto e dalla conoscenza del problema stesso: la libera attività intramoenia rappresenta meno del 5 per cento dell’attività istituzionale: le liste d’attesa più odiose sono rappresentate dall’attività chirurgica operativa, dove è praticamente assente, nel nostro contesto, la presenza se non la ‘competizione’ con l’Alpi”.

Mentre sul fronte della medicina difensiva, con i suoi processi (civile, erariale, penale, mediatico), ha ricordato che essa “coinvolge l’80 per cento dei medici per un terzo della loro vita lavorativa, devastando la vita stessa, affetti, cultura, autostima e vissuto”. E ha denunciato: “Abbiamo ereditato un Ordine che spesso si era trincerato in una torre d’avorio di autoreferenzialità e di contenzioso legale, che si era comunque staccato dalla partecipazione e dall’entusiasmo dei suoi iscritti”.

Bilancio dei primi cento giorni

Ma quale il primo bilancio, dopo cento giorni? “La nuova gestione, proclamata dopo una straordinaria partecipazione (la percentuale dei votanti è risultata la seconda in Italia) ha posto come centrali tre parole chiave”, ha ricordato De Giorgi. Ovvero: “Trasparenza, condivisione, partecipazione. Si tratta di aver creato una grande squadra che ha voluto da subito cambiare il passo. A cominciare dal logo - troppo anonimo il precedente - con un concorso che ha visto partecipare 50 progetti, così interessanti che saranno tutti esposti in una grande mostra che sarà prossimamente allestita”.

E, ancora, il nuovo corso prevede una politica di incontro. “A cominciare con i colleghi impegnati in prima linea, nella notte del capodanno recandoci nei Pronto soccorso, nelle Guardie mediche, nelle postazioni 118, Pronto soccorsi pediatrici, con l’Asl di Lecce stabilendo un tavolo di concertazione e condivisione su moltissimi problemi, con il sindaco come massima autorità sanitaria, per rinsaldare il patto per la salute, con la magistratura nell’apertura dell’anno giudiziario e nelle sue più alte espressioni e cariche istituzionali, con una convergenza e una fattiva collaborazione (in particolare sul tema dei Ctu), accordo che due giorni fa è stato ripreso e siglato nella stessa formulazione tra la FnomCeo (la federazione nazionale dei medici) e il Csm, ci si è incontrati con il prefetto stabilendo in accordo la necessità di un osservatorio sulla sicurezza”.

Vari accordi per un nuovo percorso

E, ancora, c’è stato un incontro con l’Ordine degli avvocati, con il quale è stato siglato un rapporto d’intesa ritenuto molto importante, e per la prima volta l’OmCeo ha incontrato l’Ordine degli Infermieri, di recente istituzione. Con quest’ultimo, un patto storico per le cure, nel rispetto dei distinti ruoli. Vi sono poi stati incontri con i sindacati, volontari, arcivescovo metropolita e altri soggetti istituzionali ancora. Soprattutto, “grande rilevanza ha avuto lo stabilire la nascita di diciassette commissioni, che hanno rappresentato il vero motore dell’Ordine, coinvolgendo più di 150 colleghi”, ha tenuto a sottolineare De Giorgi.

Le commissioni: di cosa si occupano  

Giovanni De Filippis preside la commissione che si occupa di ambiente e salute, intitolata a Renata Fonte. Antonio Izzo è il responsabile della commissione “interazione ospedale-territorio- università”. Fernando Tarantino delle attività di “rischio professionale-studio del contenzioso- tutela legale”. Silvano Fracella della Medicina d’urgenza, la commissione “etica, deontologia, lotta alla corruzione, trasparenza”.  Michele Accogli è il responsabile del settore Formazione-Ecm, che fra l’altro ha in cantiere un evento di rilevanza nazionale sul biotestamento con un confronto tra diverse interpretazioni, sensibilità e culture.

La commissione Comunicazione è coordinata dal Domenico Rocco. Le Pari opportunità sono coordinate dalla  Daniela Fusco che ha già attivato un corso di autodifesa.. Le cure palliative e la Medicina del dolore saranno coordinate dall’esperienza di Salvatore Silvio Colonna. La “sicurezza e il disagio lavorativo” da Luigi Peccarisi. La commissione dei Giovani medici da Domenico Romano Russo.  Le “medicine non convenzionali” da Antonio Alessandro Zecca. “Stili di vita ed esercizio fisico” è affidata Nicola Ciannamea.

Cosimo Metrangolo è responsabile della commissione medicina, arte, cultura, scienza e socializzazione”. Le fragilità saranno affrontate dalla commissione ad hoc istituita e diretta da Assunta Tornesello. Il settore previdenziale e assicurativo da Cosimo Nuzzo. Lo sportello del cittadino, infine, vero “fiore all’occhiello” dell’Ordine, collegherà le esigenze dell’utenza con le risposte degli operatori, sia con strumenti informatici che con sportelli itineranti nel territorio salentino.

Il nuovo logo: come nasce

logo-Ordine-dei-Medici-Chirurghi-e-degli-Odontoiatri-della-Provincia-di-Lecce-2Circa il logo, il dottor Domenico Rocco, responsabile della Commissione comunicazione, precisa che “la scelta è avvenuta dopo che i singoli giurati componenti la Commissione, hanno votato in maniera individuale e senza conoscere gli autori dei progetti, basandosi sui criteri richiamati nel bando di concorso, a suo tempo pubblicato sul sito dell’OmCeo di Lecce, vale a dire la riconoscibilità dell’Ordine della sua appartenenza al territorio Salentino (massimo 30 punti), l’originalità (massimo 30 punti), la facilità di memorizzazione (massimo 20 punti), la versatilità (facilità di applicazione in diversi contesti, massimo 20 punti)”.

Ben cinquanta i progetti, anche fuori regione, con la partecipazione di studi professionali, studenti e semplici cittadini. La scelta finale, dopo una scrematura, è stata fatta anche in considerazione di alcune valutazioni grafiche, come per esempio l’intera realizzazione in grafica vettoriale.

Ha vinto così il progetto di Cosè Murciano, grafico professionista, che racchiude simboli tipici che subito richiamano alla mente Lecce, grazie ai suoi più noti monumenti, e il Salento (quest’ultimo identificato dalla “S” disegnata dal serpente stilizzato che si avvolge alla colonna di Sant’Oronzo, a richiamare il classico caduceo, e dai colori utilizzati, vale a dire le “terre” della pietra leccese e l’azzurro del mare). Per tutti i progetti presentati, si sta approntando una mostra che dovrà associarsi a quella già in cantiere per la pubblicazione di “Salento Medico”, progetto editoriale rinnovato sotto la cura del dottor Silvio Colonna.

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