Dipartimento di prevenzione, telefoni roventi: coronavirus, almeno 10mila chiamate

Alla vigilia della fase 3, il bilancio dell'ufficio che, con poche risorse, ha gestito una mole di lavoro immane, fra ricerca dei contatti, informazioni, rassicurazioni, ed emergenze continue

La sede di Lecce del Dipartimento di prevenzione dell'Asl.

LECCE – Prima che esplodesse la pandemia, probabilmente per i più le funzioni di un Dipartimento di prevenzione erano materia da introdotti all’ambiente sanitario, roba da addetti ai lavori. Di certo, non si era soliti pensare a questi uffici nell’arco di una normale giornata, quanto a un ospedale, un pronto soccorso, l’ambulatorio di un medico.

La familiarità crescente con il Covid-19, e con essa i timori, il suo arrivo improvviso, a gamba tesa, nelle vite di tutti, ha ribaltato completamente questo scenario. E quanto sia diventato centrale nella vita dei salentini il Dipartimento di prevenzione dell’Asl di Lecce, lo dimostra un dato su tutti: quello delle telefonate. Il gestore telefonico ne ha certificate 9mila 250, ma il numero reale è di molto superiore.

La prima richiesta di informazioni, infatti, risale al 24 febbraio, ma si è iniziato un conteggio dal 14 marzo. E, all’appello, mancano ancora tutte quelle dal 15 maggio a oggi. Soprattutto, mancano quelle filtrate dal centralino dell’Asl di Lecce. Insomma, si può bene pensare che sia stata superata, e di molto anche, quota 10mila.

Alla vigilia della “fase tre” della gestione dell’emergenza, il Dipartimento diretto da Giovanni De Filippis, che ha sede a Lecce, in viale Don Minzoni, stila un primo resoconto del lavoro svolto in tre mesi in cui le linee sono diventate, a dir poco, roventi. Era il 24 febbraio, si diceva, e da quel giorno, ricorda il personale, i telefoni non hanno smesso più di squillare.

Un unico numero riconvertito sull'emergenza

Un unico numero è stato così convertito sull’emergenza epidemiologica, spalmando le richieste su dodici telefoni. A rispondere, non solo dipendenti dell’Asl, ma anche borsisti del progetto MiNoRE, chiamati a collaborare in via temporanea nella gestione dell’emergenza in corso. 

Sin dall'inizio del lockdown, dalla dichiarazione di “stato di pandemia”, le richieste sono state le più svariate. Informazioni sugli spostamenti nella regione e tra regioni, sui Decreti del presidente del Consiglio (sui quali non sono mancati dubbi interpretativi), sulle ordinanze e le disposizioni regionali. E, ancora, tamponi, continue richieste di poter svolgere il test. Richieste, spesso, fatte con voce spaventata. Lecce, Copertino, Galatina, Poggiardo, Gallipoli, Maglie: questi gli uffici del Dipartimento coinvolti con deviazione di chiamata su linea fissa e su cellulari, dalle 8 di mattina alle 19 della sera, per usufruire di un numero maggiore di operatori anche con il ricorso allo smart working. 

Dall’altro capo del telefono, gli operatori hanno cercato di fornire informazioni sempre qualificate e aggiornate, grazie anche a una procedura informatica condivisa in rete, prodotta e gestita in proprio, in cui sono stati raccolti per iscritto, strada facendo, tutti i quesiti posti. Dai più semplici a quelli più complessi e che pure esigevano un’immediata risposta.

Quella del Dipartimento di prevenzione dell’Asl di Lecce è stata una dura lotta in prima linea contro il Covid 19, svolta con passione, sebbene con risorse a dir poco ridotte e con il dovere di seguire anche gli altri compiti istituzionali, a partire da quelli in materia veterinaria. Particolare carico di lavoro è gravato sui Sisp per la sorveglianza sanitaria, l’effettuazione dei tamponi per la ricerca delle persone contagiate da Sar Cov 2, la ricostruzione dei loro contatti e l’alimentazione dei flussi informativi verso la cabina di regia regionale sull’andamento della pandemia.

Anche gli Spesal – specializzati nella sicurezza negli ambienti di lavoro - sono tuttora sotto pressione per la vigilanza, a tutela della salute. Un’attività, la loro, senza sosta anche durante il lockdown (con emissione di numerosi provvedimenti dispositivi e prescrittivi) e, dopo la riapertura delle aziende, per il rispetto delle misure anti-contagio. Un lavoro, sotto il coordinamento della Prefettura, svolto insieme con carabinieri e Ispettorato del lavoro. 

Tante battaglie sul fronte Covid-19

Per il Dipartimento, in questi mesi, è stata spesso una lotta contro il tempo. A partire dall’ormai famoso primo caso mai rilevato in provincia di Lecce, quello del parrucchiere di Aradeo, con successive 140 persone ricontattate e poste in isolamento. E poi, il focolaio di Copertino, con l’intero ospedale interessato, fra operatori e pazienti, la residenza socio assistenziale “La Fontanella” di Soleto, una tragica pagina di cronaca, con l’Asl costretta a intervenire per garantire, agli ospiti fragili, assistenza adeguata e tutela dal rischio di contagio, e con i riflettori della Procura ora accesi per far luce sulla gestione. Senza dimenticare le navi ormeggiate a Brindisi con persone positive a bordo e l’improvvisa invasione di migliaia di studenti e lavoratori fuori sede rientrati in una notte in Puglia.  

Chiamati a gestire ogni giorno un’emergenza nuova, gli operatori hanno dovuto rispondere su aspetti tecnici, informare i medici e operatori sanitari sulle procedure di segnalazione, i cittadini su isolamento e comportamenti da seguire, e tranquillizzare molto spesso chi era letteralmente terrorizzato, ascoltare a volte anche persone sole, con problemi che esulavano dal solo timore del virus.

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E ora che si sta entrando nella “fase tre” della gestione dell’emergenza, il lavoro del Dipartimento di prevenzione non si esaurisce. Tutt’altro. Vigilanza, ricerca e gestione dei contatti con il virus saranno le priorità, avvisano, ma vi sarà anche il supporto per l’implementazione dell’applicazione Immuni, strumento nazionale per il tracciamento dei contatti che vede la Puglia al centro, dato che fra le quattro regioni scelte per la sperimentazione. Un lavoro incredibile, quello svolto finora, e che non a caso, in piena pandemia, è stato anche omaggiato dalle forze dell'ordine simbolicamente nel giorno della Domenica delle Palme, come segnale di speranza.  

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