"Precari della sanità: sfruttati e poi buttati". Insorgono gli infermieri sotto la Asl

Protesta in via Miglietta per chiedere di rivedere i termini del concorso regionale: "La mobilità non dovrebbe rientrare ed è necessaria la ricognizione del personale precario"

LECCE – “Fuori la precarietà dalle Asl pugliesi”: questo il grido di battaglia degli infermieri che si sono schierati contro il maxi concorso regionale per il loro reclutamento che dovrebbe essere bandito entro la fine dell'anno.

In ballo ci sono mille e 300 posti che copriranno tutte le pedine sullo scacchiere delle tre province pugliesi. Ma, a detta di quanti già lavorano con le aziende sanitarie, seppur non in modo stabile, i posti disponibili potrebbero rivelarsi insufficienti a tutelare le loro posizioni.

Per questo – dicono – sarebbe stata necessaria una ricognizione completa del personale precario impiegato in tutte le strutture sanitarie regionali.

Ma non è questa l'unica rivendicazione portata avanti dal movimento degli infermieri che oggi si è dato appuntamento in via Miglietta, a Lecce, per animare un sit-in di protesta.

“In provincia ci sono circa 170, 180 persone che aspirano a superare il concorso ma si tratta di una stima approssimativa proprio perché finora non hanno fatto la ricognizione che pure avevamo richiesto”, spiega il portavoce Leonardo Divelli.

Nella platea composita dei precari, ci sono diversi infermieri che hanno maturato il requisito previsto per accedere alla riserva dei posti: più precisamente, la metà dei posti del concorso dovrebbe essere destinata alla mobilità, interna ed extra regionale; il 40 percento della restante parte dovrebbe essere invece la quota riservata ai precari.

Il requisito è quello di aver maturato 36 mesi di lavoro non continuativi, nell'arco di 5 anni. Saranno presi in considerazione i rapporti di lavoro stipulati con tutte le asl pugliesi, purché ancora in corso al momento della presentazione del bando.

“Ci sono molti colleghi che addirittura hanno raggiunto i 48 mesi di servizio, che rappresentano il limite massimo per legge, e potrebbero essere esclusi dalla riserva perché al momento si ritrovano a casa”, denuncia Divelli.

La richiesta è chiara: trovare una soluzione per stabilizzare i rapporti di lavoro. Ma non solo: “A nostro avviso le procedure di mobilità non dovrebbero rientrare in questo concorso ma seguire una strada diversa: in questo modo si potrebbe liberare il 50 percento dei posti”, chiosa Divelli.

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“Siamo qui per parlare con il direttore generale della Asl di Lecce, Rodolfo Rollo, per ricordagli l'impegno preso sulla ricognizione dei precari, sinora disatteso – aggiungono i lavoratori -. Riteniamo importante che nel concorso sia presente una modalità di preselezione dalla quale dovrebbero essere però esclusi i precari: è paradossale il fatto che molti di noi, dopo diversi anni di servizio persino nello stesso reparto, debbano affrontare un concorso senza alcuna garanzia di superarlo. Come se la Asl, dopo averci fatto lavorare per anni, si rendesse conto che non siamo idonei al ruolo”.

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