Ricostruzione della mammella: per Chirurgia Plastica un intervento a settimana

Nel reparto del "Vito Fazzi" circa 50 le operazioni ogni anno: eppure la mobilità verso il Nord è ancora alta. Oltre ai casi oncologici, specializzazione nella prevenzione e nel trattamento dei melanomi

L'equipe di Chirurgia Plastica.

LECCE – Sono circa cinquanta gli interventi ricostruttivi della mammella effettuati dall’equipe di Chirurgia Plastica del “Vito Fazzi” di Lecce. Nel reparto dove ci sono quindici posti letto, sette medici e undici infermieri, si procede al ritmo di un’operazione a settimana.

Vincenzo Albanese, il direttore facente funzioni, chiarisce un luogo comune: “La chirurgia ricostruttiva oncologica è il nostro obiettivo. L’estetica è certamente importante, perché la mammella è un organo fondamentale per la femminilità e la sessualità della donna, ma non è il fine ultimo. Siamo comunque attenti anche a questi aspetti, tant’è che quando posizioniamo la protesi definitiva pensiamo anche all’adeguamento della mammella controlaterale per rendere i seni quanto più possibili simili e naturali”.

Albanese sottolinea il fatto che l’esperienza accumulata nel reparto leccese è oramai tale da meritare la stessa considerazione che abitualmente viene attribuita ad altre strutture sanitarie, soprattutto nell’Italia Settentrionale: “Sono ancora tante le donne che si affidano a centri del Nord – ha commentato Albanese – dove eseguono la stessa topologia di interventi e addirittura più di qualcuna giunge alla nostra osservazione per insoddisfazione del risultato. La nostra è una realtà consolidata e affidabile, forse se ne parla poco e sta a noi farla conoscere: molto spesso il passaparola, grazie ad esperienze positive, è il miglior veicolo per far riscoprire la buona sanità che abbiamo anche a casa nostra”.

Per ogni donna viene scelta la strategia più adatta, ricostruendo e rimodellando la mammella grazie all’impiego delle diverse tecniche durante interventi immediati o contestuali oppure con il posizionamento differito di protesi, dopo la collocazione di un espansore sotto il muscolo pettorale. “Le tecniche ricostruttive sono varie – spiega il chirurgo plastico – e la scelta che facciamo dipende dalla situazione che residua dopo una mastectomia radicale o un intervento più conservativo. L’operazione chirurgica, a seconda della estensione, localizzazione e caratteristiche istologiche del tumore, può risparmiare parte della cute, l’areola o il capezzolo e la ricostruzione deve basarsi su queste condizioni di partenza. La grande qualità della tecnica sta nel poter prendere decisioni così delicate insieme al chirurgo generale, anche contestualmente alla mastectomia da eseguire e, di conseguenza, alla ricostruzione che sarà realizzata anche in tempi successivi, ingrandendo l’altro seno o rimpicciolendolo, o altro per una migliore simmetria”.

“La nostra attività – prosegue Albanese - si svolge all’interno della Breast Unit. Qui le pazienti sono valutate dal senologo e dalle altre professionalità coinvolte, poi i casi chirurgici vengono indirizzati alla nostra unità che li prende in carico per stabilire i successivi passaggi. Con la Rete Oncologica questo percorso può solo migliorare, perché si sta affinando ulteriormente l’organizzazione, l’ingresso, la valutazione e l’assistenza ai singoli casi”.

Nel reparto di Chirurgia Plastica non ci si occupa soltanto di casi oncologici: “Siamo orientati verso la ricostruzione oncologica post-chirurgica della mammella ma siamo anche specializzati nella prevenzione, trattamento e cura dei melanomi, microchirurgia di elezione, chirurgia della cute, della mano o quella post-traumatica del volto e degli arti”.

Un aspetto fondamentale è quello dell’assistenza post operatoria, come conferma Albanese: “La paziente viene seguita anche dopo l’intervento, non viene abbandonata a se stessa. Si esegue un follow up fino a dieci anni, per rivedere la mammella e controllarla. Anche le protesi vanno controllate periodicamente, poiché al di là delle alterazioni strutturali possibili, possono comunque dare qualche problema: i controlli servono proprio a intercettare eventuali fastidi molto precocemente”.

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