Terapia intensiva neonatale, ecco i nuovi strumenti per “accogliere” mamme e piccoli pazienti

Questa mattina presso l’Utin del Fazzi la consegna di sedie per la marsupio terapia, scalda biberon e il birilubonometro donati dall’associazione di don Gianni Mattia e dai Lions

le attrezzature donate all'Utin

LECCE – Un altro regalo importante e funzionale per rendere anche l’Unità di terapia intensiva neonatale dell’ospedale Vito Fazzi a misura dei neonati e delle mamme. Sono state infatti consegnate questa mattina, in una coinvolgente cerimonia pubblica, le attrezzature medicali donate al reparto su iniziativa dell’associazione “Cuore e mani aperte verso chi soffre” e del Lions Club Lecce Messapia. Da oggi scaldabiberon per il latte, sedie per la marsupio terapia e il birilubonometro andranno ad incrementare la dotazione degli strumenti presenti dell’Unità di terapia intensiva neonatale diretta dal dottor Giuseppe Presta. “Sono questi piccoli e grandi contributi che permettono alla sanità pubblica di costruire un rapporto positivo con la comunità”, ha commentato il direttore amministrativo della Asl di Lecce, Antonio Pastore, nel suo intervento di ringraziamento rivolto ai preziosi donatori. La donazione delle strumentazioni medicali è l’ennesimo risultato della collaborazione delle due realtà associative con l’azienda sanitaria locale, nell’alveo della umanizzazione degli spazi ospedalieri e in funzione del Polo pediatrico del Salento. “Un traguardo sempre più alla portata, giacché” ha ricordato Pastore, “con il Dea ormai completato e in fase di collaudo e accreditamento, si avvicina anche l’obiettivo importantissimo di poter realizzare anche qui nel Salento un vero ospedale per i bambini”.    

Grazie alla serata benefica organizzata presso il Teatro Apollo di Lecce, lo scorso 23 dicembre, l’associazione “Cuore e mani aperte verso chi soffre” onlus e il Lions Club Lecce Messapia, hanno reso possibile questa nuova donazione di strumentazioni presso l’ospedale di Lecce. Questa per altro è la terza volta che accade, dopo la due ludobarelle donate alla Chirurgia pediatrica, e che i due sodalizi stringono un patto di solidarietà, collaborando al fine di garantire la umanizzazione degli spazi ospedalieri con particolare riguardo all’utenza pediatrica. Quest’ultima donazione, in particolare, tornerà utile ai piccoli nati prematuri e alle loro mamme. Le sedie infatti saranno utilissime per la marsupio terapia, consentendo alle mamme di poter tenere i propri piccoli a contatto della pelle, con effetti benefici per entrambi; lo scalda biberon permetterà alle infermiere di poter scongelare il latte delle mamme, preziosissimo per bambini che pesano soltanto 5-600 grammi e, non di rado, trascorrono mesi in terapia intensiva. Così come il birilubinometro offrirà la possibilità di misurare il livello di birilubina nel sangue, responsabile dell’ittero, solamente appoggiando l’apparecchio al lobo dell’orecchio dei neonati e non più attraverso una piccola puntura, quindi senza più traumatizzare soggetti particolarmente fragili.

“Grazie alla sensibilità dei volontari” ha sottolineato il neonatologo e direttore responsabile dell’Utin, Giuseppe Presta, “riusciamo ad avere tanti piccoli e grandi aiuti che ci permettono di umanizzare il nostro reparto, dove diamo la vita, curiamo non solo la patologia del bambino ma ci prendiamo cura anche della mamma, del papà e degli altri figli, perché la famiglia intera subisce un forte impatto dalla nascita di un bambino pretermine o con patologia. La buona medicina è fatta anche di piccole cose che, messe insieme, rendono il nostro reparto un po’ meno di terapia intensiva e più a misura di bambino e mamme”.

La cerimonia di consegnata delle attrezzature si è  conclusa con la benedizione dell’arcivescovo di Lecce monsignor Michele Seccia, alla quale hanno partecipato anche il direttore medico del Vito Fazzi, Giampiero Frassanito, il presidente e il vicepresidente dell’associazione “Cuore e mani aperte verso chi soffre”, don Gianni Mattia e Franco Russo, il presidente del Lions Club Lecce Messapia, Sergio Rizzo, il direttore responsabile dell’Utin Giuseppe Presta, il “padre” della Neonatologia leccese, Raffaele Longo, e gli operatori sanitari, studenti del corso di Scienze infermieristiche e i “nasi rossi” volontari della clown terapia. “Si tratta di mettere insieme tessere di un puzzle più ampio” ha spiegato il direttore Frassanito, “e che servono a disegnare un ospedale più accogliente, facendo crescere la qualità percepita che, ed è questo il nostro compito, deve sposarsi con quella reale”. E al centro di tutto ciò sono le persone e i bambini in particolare, come ha sottolineato, anche monsignor Seccia.  “Ogni volta che vengo al Fazzi noto la grande attenzione per le persone, soprattutto per quelle più fragili, bambini ed anziani. Chi opera in sanità è chiamato a seguire una vera e propria vocazione” dice l’arcivescovo, “così come i volontari che portano colore e calore in questo ospedale. Sono in tanti a collaborare con don Gianni e, ringraziandoli tutti, li esorto a continuare in questa bella opera”. Una bella opera che, come ha concluso don Gianni Mattia, “serve a rendere migliore la vita degli altri, ribaltando quotidianamente la pietra dell’indifferenza”.

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