Arrestati per una tentata estorsione: sono i presunti rapinatori delle poste di Merine

Quattro individui fermati dalla squadra mobile di Brindisi: sospettati di essere gli autori del colpo del primo ottobre, tre di loro sarebbero vicini agli ambienti della Scu

Un fotogramma dei video che li hanno incastrati.

MERINE (Lizzanello) – Sono i presunti rapinatori del colpo messo a segno all’ufficio postale di Merine, lo scorso primo ottobre, davanti all’asilo per bambini. Gli agenti della squadra mobile di Brindisi, coordinati dal vicequestore Antonio Sfameni, hanno infatti identificato all'alba una banda ritenuta responsabile dell’episodio di un mese fa. L’indagine, denominata "Rent-a-car" e  coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, è partita da un caso di tentata estorsione ai danni di un agricoltore: tre dei quattro fermati sono nomi noti, perchè ritenuti vicini agli ambienti della Sacra Corona Unita. Si tratta di quattro individui, tutti residenti a Tuturano, la frazione alle porte di Brindisi: Vincenzo Bleve, 49enne; Vito Bleve, 54enne; Dario Fai, 51enne e Pierpaolo Fai, 45enne.

A tutti e quattro è stata contestata, oltre alla rapina del primo ottobre, anche la minaccia con armi comuni e da guerra. Per Vincenzo Bleve e per Dario e Pierpaolo Fai, anche l'accusa di far parte della Scu. I tre, inoltre, nei mesi scorsi si sarebbero anche resi autori di una richiesta estorsiva ai danni di un uomo. A fine estate, infatti, un imprenditore agricolo della città adriatica è stato raggiunto sul proprio fondo. Gli individui, giunti a bordo della vettura, sono poi ritornati i primi di ottobre, per un'altra "riscossione" di denaro. Da lì sono partiti gli appostamenti e i pedinamenti e il gruppo è stato costantemente tenuto sotto osservazione.

L'organizzazione orbiterebbe attorno alla figura di Vincenzo Bleve, il "leader"  del sodalizio ritenuto dagli investigatori della questura brindisina di spicco e di particolare pericolosità, anche per via della disponibilità di armi. Durante la rapina di Merine, per esempio, i due che fecero irruzione nell'ufficio, avevano infatti nelle mani un fucile a canne mozze e un kalashnikov.  Un fatto di cronaca, quello avvenuto nella frazione di Lizzanello e che ha fatto discutere anche per la “scelta” dell’orario: alle 8 e 45 del mattino, in pieno orario scolastico. Quella mattina, infatti, diverse mamme si sono ritrovate a dover assistere alla rapina, altre hanno cercato rifugio all’interno della stessa scuola, dove si sono poi chiuse all’interno assieme a scolari e alle stesse maestre. I rapinatori, dopo aver costretto i clienti a stendersi sul pavimento, hanno costretto gli impiegati a consegnare il denaro, per poi avanzare la stessa, prepotente richiesta anche al direttore della filiale, costretto a cedere le chiavi della cassaforte: in tutto, sono riusciti ad asportare poco più di mille euro, per poi fuggire a bordo di una Lancia Delta di colore scuro, guidata dagli altri complici, subito ricercata dai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Lecce. Alcuni dei presenti accusarono malori, tanto da richiedere le cure del 118 per lo stato di agitazione.

Il video: indagine lampo della squadra mobile di Brindisi

Dai riscontri investigativi, basati soprattutto sull'aiuto dei dispositivi elettronici tra cui videocamere, gli inquirenti hanno potuto verificare la presenza della banda sul posto, al momento della rapina e non solo. Anche nelle ore precedenti, infatti, i presunti rapintaori sono stati immortalati dalle telecamere, durante il loro sopralluogo prima del piano: in quell'occasione hanno raggiunto Merine a bordo di una vettura presa a noleggio. Mezzo poi geolocalizzato, grazie al sistema Gps. Sono tuttora in corso delle ulteriori perquisizioni, nelle abitazioni e nei luoghi nella disponibilità degli arrestati, alla ricerca delle armi utilizzate per il colpo. Non è inoltre escluso che possano essere gli stessi responsabili di altre rapine. Un'eventualità sulla quale si sta ancora lavorando.

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