Tentato omicidio nel casolare alla periferia di Copertino: tre arresti, caccia al quarto

Fermati dai carabinieri dopo meno di 24 ore dall’aggressione al 46enne, peraltro davanti agli occhi del figlio della vittima

I militari nel casolare delle campagne copertinesi.

COPERTINO – Svolta lampo nelle indagini sulla aggressione di un pregiudicato avvenuta, nella mattinata di ieri, nelle campagne di Copertino. In meno di 24 ore, finiscono in manette tre uomini, due dei quali noti alle forze dell’ordine, mentre è caccia al quarto che si è reso irreperibile. Si tratta di Bruno Guida, 42enne di Leverano; Peppino Vadacca, 43enne di Carmiano e di Matteo Niccoli, 22enne carmianese: i tre sono stati fermati dai carabinieri della tenenza di Copertino, assieme ai colleghi delle stazioni di Leverano e di Carmiano. Per i tre è scattato l’arresto in flagranza di reato e poi il trasferimento nel carcere di Borgo San Nicola, alle porte di Lecce. Sono accusati di tentato omicidio in concorso, lesioni personali aggravate e detenzione e porto di armi da sparo in pubblico.

Intorno alle 11 di martedì, quattro individui a volto scoperto si sono presentati in casa di Paolo Panzanaro, 46enne con precedenti penali residente a Leverano, ma domiciliato nel casolare assieme alla famiglia. Il blitz in contrada Olmo, nel territorio al confine tra Copertino e Leverano, davanti agli occhi del figlio 19enne di Panzanaro, Michael Antonio. I due famigliari si sono visti piombare all’improvviso la banda. I componenti del gruppo sono giunti a bordo di una Bmw di colore scuro: hanno parcheggiato la vettura e sono passati all'irruzione. Ne è nata subito una colluttazione col proprietario di casa. Poi uno dei quattro, Matteo Niccoli, ha estratto l'arma dai pantaloni ed è scoppiato il parapiglia.

Sono stati infatti esplosi due colpi di pistola, una calibro 7,65 detenuta illegalmente e della quale non vi è al momento traccia: i proiettili sono finiti fortunatamente sulle pareti dell’edificio, senza centrare né Panzanaro, né il figlio. Il 46enne ha avuto i riflessi pronti per scansare quei colpi. Un terzo proiettile, inoltre, sarebbe partito per sbaglio durante la foga del momento, quello in cui Panzanaro ha cercato di disarmare il giovane aggressore. Evitati i colpi, il proprietario di casa non è però riuscito a scansare l'aggressione. Il 46enne è stato infatti colpito al volto col calcio della pistola, in maniera lieve, rimediando una contusione al naso, che ha richiesto alcuni punti di sutura e che è stata dichiarata guaribile nel giro di cinque giorni.  Dopo il ferimento, la banda si è allontanata subito dal casolare, poco prima che giungessero i carabinieri.

Sul posto, i militari della tenenza di Copertino, guidati dal luogotenente Salvatore Giannuzzi, assieme ai colleghi di Carmiano, coordinati dal comandante Gabriele Luperto. Intervenuti assieme ai colleghi della stazione di Leverano, gli uomini dell’Arma hanno avviato la caccia ai quattro aggressori. Per gli investigatori, conoscitori delle dinamiche del territorio e impegnati tutto il giorno in strada per reperire informazioni,  risalire ai nomi degli autori è stato un attimo.  A confermare i primi sospetti, anche i filmati contenuti nel sistema di videosorveglianza di cui è dotato il casolare: i quattro sono stati tutti immortalati e uno si è rivelato particolarmente riconoscibile per via di un disegno tatuato sul braccio sinistro. Il primo ad essere fermato, all’interno della sua stessa abitazione, è stato Bruno Guida.

Quando gli inquirenti hanno bussato alla sua porta, il 42enne indossava peraltro gli stessi indumenti usati durante l’aggressione del mattino. Ma non è tutto. I carabinieri carmianesi, intanto, hanno ipotizzato anche i nomi degli altri possibili componenti. Così, mentre i militari erano alle prese con il lungo lavoro di estrapolazione dei video dal Dvr, le generalità degli autori erano ormai chiare alle forze dell’ordine. Un’ulteriore conferma è anche giunta dai famigliari di Panzanaro, moglie e figlio, testimoni oculari dell’accaduto. Vadacca, incensurato e Niccoli, fermato lo scorso anno con cocaina e una carta di identità rubata, sono stati acciuffati nella serata di ieri. Si sono ritrovati i militari di fronte, in quei luoghi familiari che sono soliti frequentare quotidianamente.

Nella mattinata di oggi, inoltre, è stata anche rinvenuta la Bmw, poi posta sotto sequestro. I tre sono stati accompagnati nel carcere di Lecce, su disposizione del pm di turno presso la Procura della Repubblica di Lecce, Consolata Moschettini. Sono tuttora in corso le ricerche del quarto individuo che potrebbe essere acciuffato a breve. Questione di ore. La stessa attività investigativa, del resto, non si è esaurita con gli arresti. Gli investigatori stanno infatti sviscerando gli “oligopolisti” del mercato locale degli stupefacenti, certi che il movente dell’aggressione sia da ricercare nel traffico della droga. I precedenti penali di vittima e aggressori, d’altronde, sono specifici e legati a questioni di droga. Panzanaro è noto alle forze dell’ordine per un arresto avvenuto nel 2015: gli agenti della squadra mobile lo fermarono con due chilogrammi di cocaina, nel Cosentino, in compagnia di un altro individuo. Fu preso soltanto dopo l’inseguimento a piedi.

E’ plausibile pensare a un regolamento di conti, o quanto meno “d’affari”. All’origine potrebbe dunque esserci la spartizione territoriale dell’attività di spaccio, o la suddivisione di una partita di droga. Tutte ipotesi prive di riscontri oggettivi che saranno analizzate successivamente. Gli inquirenti, almeno per il momento, escludono eventuali collegamenti e connessioni con recenti fatti di cronaca. A tutti i militari che hanno operato ed ai loro comandanti è arrivato, in mattinata,  il plauso del comandante provinciale dei carabinieri di Lecce, il colonnello  Giampaolo Zanchi.  Si è infatti è complimentate “per la brillante operazione condotta dai militari, per la sagacia investigativa evidenziata, la professionalità e rapidità di intervento con cui l’Arma ha contribuito a ripristinare efficacemente la sicurezza di quell’area”.

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