Lavoratori "a cottimo"per 10 ore nei campi, senza bagni chimici: arrestato imprenditore

Dopo pochi giorni dalle manette ai polsi di un 37enne, destinatario di una interdittiva, i carabinieri hanno fermato un 59enne neretino. Denunciato a piede libero il caporale, un tunisino

I carabinieri nei campi di Nardò dopo l'arresto.

NARDO’ – Lotta al caporalato, ancora una volta nelle campagne di Nardò. I carabinieri, nel pomeriggio di venerdì, hanno arrestato l’imprenditore Marcello Corvo, 59enne, amministratore unico di un’azienda agricola specializzata nella coltivazione e raccolta delle angurie. È stato ristretto ai domiciliari, presso la sua abitazione, su disposizione del sostituto procuratore Massimiliano Carducci. I militari dell’Arma non solo hanno stretto le manette ai polsi del datore di lavoro, ima hanno anche dentificato il caporale, B.B.A., un 49enne tunisino, colui che assoldava e prelevava la manodopera, poi denunciato a piede libero.

Stando all’indagine eseguita nelle ultime settimane, l’imprenditore neretino avrebbe assunto e impiegato nove braccianti stranieri, sette di nazionalità tunisina e due algerina, tutti muniti di regolare permesso di soggiorno. Secondo il quadro investigativo ricostruito dagli inquirenti avrebbe però fatto leva sullo stato di bisogno dei lavoratori, tutti monoreddito e con famiglie a carico. I dipendenti stranieri sarebbero stati sottoposti a condizioni di sfruttamento, come hanno evidenziato le attività basate su pedinamenti, controlli in borghese e appostamenti. Ne è emerso che i braccianti avrebbero prestato la propria manodopera nei campi neretini dalla fine di giugno scorso fino alla giornata di venerdì, tutti i giorni, domeniche comprese.  Il tutto per dieci ore al giorno di lavoro, per una retribuzione “a cottimo” di un euro per ogni quintale di angurie.  Una modalità che viola palesemente i contratti collettivi nazionali e la stessa ordinanza sindacale disposta dall’amministrazione neretina: il provvedimento amministrativo vieta il lavoro nei campi dalle 12,30 alle 16,30 a partire dal primo giorno d’estate e fino al 31 agosto.

Il video: appostamenti dai primi giorni di giugno CORVO MARCELLO-3

Ma non è tutto, poiché i militari hanno accertato anche altre anomalie. Quelle relative alla sicurezza e all’igiene, per cominciare. I lavoratori erano infatti costretti a lavorare senza alcun dispositivo di protezione: niente guanti, o scarpe, né pantaloni antistrappo, per esempio. Tutt’altro: erano semmai costretti a procacciarsi quegli indumenti in autonomia. Ma tra le assurde scoperte nelle quali si sono imbattuti i carabinieri, anche l’assenza dei bagni chimici. Per non parlare dei corsi di formazione e informazione, obbligatori per legge, ma totalmente assenti. I lavoratori, peraltro, domiciliati presso alcune abitazioni di Nardò, vivevano in una situazione di degrado e in ambienti fatiscenti. Intanto, i militari hanno sequestrato della documentazione relativa al metodo di pagamento utilizzato nelle varie giornate lavorative: quei fogli saranno analizzati ulteriormente, assieme al libro paga dei braccianti, per fare luce su una vicenda piuttosto torbida.

Quello di Corvo non è un nome nuovo alle forze dell’ordine. Faceva parte, infatti, del più ampio gruppo già indagato dai militari del Ros nella nota operazione “Sabr”, sul presunto utilizzo di manodopera per la raccolta delle angurie. Con condanne, in primo grado, anche molto pesanti, per il reato di riduzione in schiavitù. Salvo, poi, in appello, tutta la vicenda essere ridimensionata con un verdetto di assoluzione per i reati più gravi, quelli associativi. La Corte d’Assise Appello di Lecce, infatti, giusto i primi di aprile, ha assolto dall’accusa della riduzione in schiavitù con la formula “perché il fatto non sussiste” e dal reato d’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, perché non era previsto dalla legge come reato all’atto dei fermi, gli undici imputati. Fra cui, appunto, Corvo. Proprio nel caso dell’imprenditore neretino e di un altro imputato, nel corso di quella stessa sentenza, è stato poi annullato il decreto sul giudizio per la genericità delle contestazioni relative al reato di estorsione e alle violazioni al testo unico sull’immigrazione, con la trasmissione degli atti al gup.  Quello di ieri, però, è il secondo arresto, nell’arco di un paio di settimane, nella cittadina. Antonio Leopizzi, un 37enne amministratore di una cooperativa agricola neretina, è stato infatti fermato in questo stesso mese, per poi tornare in libertà alcuni giorni dopo, seppur con un’interdittiva che gli impedirà di lavorare.

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