Capodoglio spiaggiato sul litorale: dopo recupero inchiesta della Procura sulle cause

Indagine dopo l’informativa della Capitaneria e l’appello dello Sportello di diritti. Spesi oltre 5mila euro dal Comune di Gallipoli per recuperare la carcassa finita da Torre Uluzzo a Rivabella

Il Capodoglio a Rivabella

GALLIPOLI – Dopo lo spiaggiamento e la rimozione della carcassa di capodoglio dal litorale di Rivabella, dove era stata trascinata dal moto fluttuante delle correnti dopo il primo avvistamento nella baia di Torre Uluzzo a Porto Selvaggio, è in corso l’indagine avviata dalla procura di Lecce che cercherà, con la consulenza degli esperti faunistici e marini, di capire le ragioni della morte dell’imponente odontoceta. Un provvedimento consequenziale dopo il ritrovamento effettuato il 15 dicembre scorso dal personale dell’area marina protetta di Porto Cesareo  e il monitoraggio da parte della Capitaneria di porto di Gallipoli, del servizio veterinario della Asl e del Comune di Nardò in prima battuta. A seguito della notizia del rinvenimento della carcassa, ormai svuotata, di oltre 10 metri di lunghezza, sul litorale ionico era giunta da subito la denuncia dello Sportello dei diritti della provincia di Lecce che aveva sollecitato l’apertura di un’inchiesta per far luce sull’accaduto. E così è stato dopo l’informativa resa all’autorità giudiziaria comunicata dal comando della guardia costiera. Il fascicolo è ora sul tavolo del procuratore Leonardo Leone De Castris.   

Nel frattempo, il 18 dicembre scorso, la carcassa del capodoglio si è definitivamente spiaggiata sull’arenile più a sud di Rivabella e qui, dopo la segnalazione e la sollecitazione della capitaneria e della Asl, è stato il Comune di Gallipoli, per competenza territoriale, ad avviare le procedure per il recupero, il trasporto e lo smaltimento di quel che è rimasto del mammifero marino ormai in avanzato stato di decomposizione. Il recupero, disposto dall’ufficio Ambiente, è stato affidato a due ditte specializzate di Sannicola e San Pietro in Lama, con una previsione di spesa, per coprire i relativi  costi, di oltre 5 mila euro. Lo Sportello dei Diritti, diretto da Giovanni D’Agata ha espresso con una nota ufficiale la sua soddisfazione dopo aver appreso dell’apertura dell’indagine da parte della procura a seguito del ritrovamento della carcassa del grande esemplare di capodoglio nelle acque di Porto Selvaggio, ed in particolare nella baia di Torre Uluzzo. Si tratterebbe tra l’altro della prima inchiesta giudiziaria europea per l’accertamento delle cause della morte di questi mammiferi marini. Tra le possibili cause, infatti non si escludono i famigerati air gun per le prospezioni petrolifere. Ma è solo una delle ipotesi al vaglio.IMG_7666-3

“Il fascicolo che sarebbe sul tavolo del procuratore della Repubblica, Leonardo Leone De Castris, ha sostanzialmente raccolto l’invito pubblico formulato dalla nostra associazione” scrive D’Agata, “circa il necessario accertamento delle cause della morte del grande mammifero marino, anche per i precedenti di numerosi ritrovamenti analoghi che si sono susseguiti negli ultimi anni e che non avevano fornito delle risposte circa eventuali responsabilità umane. Ed in particolare per la non astratta possibilità che a cagionarne la morte possano essere state le operazioni per le note attività di mappatura geologica che da tempo interessano i mari intorno all’Italia, e per quanto di competenza l’Adriatico e lo Ionio, con prospezioni sismiche a mezzo di air gun, le cui onde sonore provocano il disorientamento degli animali a insospettire più di qualcuno tra gli addetti ai lavori e in particolare chi ha a cuore l’ecosistema del Mediterraneo, In ogni caso” rileva e conclude Giovanni D'Agata, “al di là degli esiti, l’inchiesta opportunamente e tempestivamente avviata dal procuratore della Repubblica di Lecce e delegata alla guardia costiera di Gallipoli sarebbe la prima in Italia, se non in Europa, in una materia così delicata che potrebbe vedere contrapposti gli interessi generali e imprescindibili alla tutela ambientale e dei delicati equilibri degli ecosistemi marini con quelli di pochi tesi all’esclusivo sfruttamento delle risorse presenti sotto la superficie dei nostri mari da parte delle multinazionali dell’energia”.

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