Torna il linguaggio mafioso a Parabita: minacce ai commissari e manifesti funebri al candidato

Si cercherà di tutelare le prossime elezioni comunali, dopo la gestione commissariale cominciata nel 2017. Venerdì la riunione tecnica convocata dal prefetto

Il centro di Parabita.

PARABITA - Due lettere di minacce ai tre commissari prefettizi e manifesti funebri al futuro candidato sindaco: una impennata di linguaggi e modalità mafiosi e a Parabita torna la paura. Tanto che dagli uffici della prefettura è già partita la convocazione per la riunione tecnica di coordinamento delle forze di polizia locali. Un tavolo, previsto nella mattinata di venerdì prossimo e che sarà presieduto dal prefetto leccese, Maria Teresa Cucinotta. Saranno presenti, tra gli altri, i vertici delle forze  dell’ordine, per fornire testimonianza della presenza dello Stato e, soprattutto, per tutelare la prossima tornata elettorale, ormai alle porte. Quella che ridarà una nuova giunta ai cittadini, dopo oltre due anni di gestione commissariale che è stata anche sospesa nei mesi scorsi, ma poi ripristinata dal Consiglio di Stato.

Una busta, contenente il messaggio intimidatorio, è stata recapitata in municipio nella mattinata di ieri, martedì. All’interno un foglio con una scritta, dal tenore evidentemente paramafioso e rivolta ad Andrea Cantadori, Sebastiano Giangrande e Gerardo Quaranta: “Chi si fa i cazzi suoi, campa 100 anni. Un amico”. La busta è stata presa in consegna dalle ferze dell’ordine, i quali stanno ora indagando per assemblare gli elementi a disposizione. Ma non è tutto. Una seconda busta, invece, conteneva un manifesto funebre, con tanto di nome e cognome: quello di Marco Cataldo, ex consigliere comunale di minoranza tra il 2010 e il 2015 e uno dei futuri candidati sindaci nelle elezioni del prossimo mese.

Il macabro avvertimento rivolto a Cataldo, tuttavia,  è più di uno: oltre alla busta recapitata in Comune, all’aspirante primo cittadino ne sono stati inviati altri tre, tutti simili.  Ma l’attuale presidente delle Officine Cantelmo di Lecce non è però l’unico ad aver ricevuto minacce a Parabita. Pochi mesi addietro, infatti, altre due lettere furono inviate all'ex consigliere Alberto Cacciatore, con scritte riportate in greco antico, con riferimenti all'Agamennone di Eschilo. Il Comune, intanto, è stato affidato alla gestione commissariale dopo lo scioglimento per presunte infiltrazioni mafiose dal mese di febbraio del 2017, dopo un'indagine che prese il via da un'operazione condotta dai carabinieri e denominata "Coltura", dall'omonimo culto locale della Madonna, e nella quale finirono in manette 22 individui, accusati a vario titolo di associazione mafiosa dedita ad estorsioni, spaccio di droga e detenzione di armi.

Solidarietà da Lecce

Dal capoluogo giunge l'attestazione di solidarietà da parte di Carlo Salvemini, candidato dell'area progressista e civica: “Esprimo la mia solidarietà nei confronti di Marco Cataldo e dei commissari prefettizi di Parabita, bersagli di un grave tentativo di intimidazione legato ai rispettivi ruoli politici e amministrativi. Mi auguro che sull’episodio gravissimo che li ha interessati possa presto essere fatta piena luce. Vorrei far giungere il mio incoraggiamento a Marco e a quanti a Parabita si stanno impegnando in prima persona per consentire a quella comunità di superare il difficile momento che è seguito allo scioglimento del Consiglio comunale".

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