Maxi incendio a ridosso dell’oasi protetta “Le Cesine”: in fumo la macchia mediterranea

Vigili del fuoco e forze dell’ordine al lavoro per cercare di contenere i danni. Chiusa al traffico il tratto della provinciale per consentire l’intervento in sicurezza

L'area incendiata sul litorale adriatico.

LE CESINE (Vernole) – Il mese di settembre si chiude nel peggiore dei modi. In fumo una vasta porzione di vegetazione a ridosso dell’oasi “Le Cesine”, gioiello naturalistico protetto dal Wwf nel territorio compreso tra San Cataldo e le marine di Vernole. E’ divampato esattamente nel punto in corrispondenza della riserva il rogo che, ardendo dalle 9 di questa mattina, ha ingoiato venti ettari di arbusti sul litorale adriatico. Per cause che saranno accertate in un secondo momento al termine delle complesse operazioni di spegnimento, parte del patrimonio floricolo salentino è stato del tutto devastato. Il focolaio, da quale le fiamme si sono poi propagate, sarebbe stato identificato nelle vicinanze di due noti stabilimenti balneari – Le Cesine e L’Ultima spiaggia – dove in mattinata si erano recati alcuni cittadini per prendere il sole e praticare sport. Fortunatamente, nessuno ha riportato conseguenze, né intossicazioni. Bisognerà capire, sempre in seguito, se il fuoco abbia arrecato danni anche ai due lidi.

Il video: una coltre di fumo visibile da chilometri

Al momento, non sembrerebbero essercene: soltanto conseguenze rimediabili. Ma, a causa del vento di Tramontana, che ha soffiato con una velocità fino a 30 chilometri orari, il rogo ha fatto un notevole “viaggio”, espandendosi fino alle marine del litorale sud, in direzione delle marine di Melendugno. Tanto che persino il tratto della strada provinciale 364, quello che collega San Foca a Otranto, è momentaneamente chiuso al traffico così come per quello strettamente a ridosso dell'area colpita, per consentire ai mezzi delle forze dell'ordine di operare in sicurezza per domare le fiamme. Intanto, i velivoli del 115 sono già al lavoro dal mattino, sorvolando l'area colpita dal fuoco.

Sul posto, per domare il maxi rogo, sei squadre dell'Arif, l'Agenzia regionale per le attività irrigue e forestali e una dozzina di squadre dei vigili del fuoco del comando provinciale al lavoro per salvare la macchia mediterranea.  Sono infatti accorsi sull'area colpita 37 uomini, forse anche più, raggruppati in squadre provenienti dal comando provinciale leccese, dai distaccamenti di Veglie, Ugento, Gallipoli e persino da Brindisi, oltre ai colleghi impegnati a pilotare i canadair e Firefox, provenienti da Roma e da Grottaglie, riempendoli di acqua da versare sulle fiamme. Preoccupazione, intanto, non soltanto dai cittadini ma anche dal mondo della politica. E, soprattutto, l'apprensione principale riguarda le potenziali conseguenze che l'episodio potrebbe arrecare alle piante dela riserva protetta, qualora il fuoco dovesse riuscire a propagarsi anche all'interno.

Per il capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle, Cristian Casili “L’incendio ha con ogni probabilità matrice dolosa. Per questo motivo occorre potenziare i sistemi di prevenzione contro gli incendi. Il problema in Puglia deve essere gestito in maniera strutturale, abbandonando l’ottica emergenziale e puntando sulla creazione di un sistema efficace di governance, prevenzione, controllo e sensibilizzazione che possa risolvere il problema alla radice – prosegue Casili- anche perché il fenomeno è in aumento nella nostra regione. Nel 2017 si sono verificati in Puglia 454 incendi, 4mila gli ettari in fiamme, a fronte dei 313 del 2016. Le risorse devono essere concentrate lungo la viabilità e le aree sensibili. Occorre investire risorse importanti per dotare di sistemi di video controllo le nostre aree naturali protette, i parchi e tutte quelle zone sensibili aumentando nello stesso tempo il personale di sorveglianza per contrastare un fenomeno che dissipa ogni anno diversi ettari di territorio e con essi una ricchezza incalcolabile e non riproducibile come il nostro paesaggio”.

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