Ladri nel caveau della banca: ritrovati 4 borsoni con denaro e ori

E’ mistero sul furto, poi fallito, nella Bnl di Lecce. La scoperta alle 19 di domenica, in un centro storico gremito. Caccia alla banda: forse in sei

L'isttuto di credito in pieno centro storico di Lecce.

LECCE – Sono più i coni d’ombra, che le certezze. Uno dei fatti grotteschi delle cronaca locale degli ultimi tempi si è verificato intorno alle 19 di domenica sera, in pieno centro a Lecce. Uno dei giorni necessariamente affollati per il cuore cittadino. Fallisce il maxi colpo nel caveau della banca e una banda di professionisti abbandona quattro borsoni contenenti arnesi da scasso, ori e denaro. Una delle sacche rinvenute, peraltro, è colma di urina: spia certa della lunga permanenza dei malviventi nei locali dell'istituto di credito. Il sospetto è che possano essersi accampati lì dalla tarda serata di venerdì. Una eventualità che si sta facendo strada via via, nel corso delle ore.

Forse erano in sei

Una banda, probabilmente composta da sei individui professionisti “del settore”, è infatti riuscita ad introdursi nel caveau della filiale della Banca Nazionale del Lavoro, in Piazza Sant’Oronzo.  Dopo essere entrati nell’istituto, senza neppure forzature evidenti  sugli infissi, hanno raggiunto la stanza blindata. Questo è davvero l'elemento più inquietante di tutta la vicenda. Anche su un'altra porta infatti, che collega la banca all'atrio condominiale confinante, non sono state rilevate manomissioni.  Idem su un ulteriore ingresso, alle spalle del palazzo, con affaccio sulla via retrostante.

E’ stata l’interruzione della rete wireless, evidentemente messa fuori uso dai malviventi, ad essere segnalata dalla centralina alla sala operativa dell’istituto di vigilanza “La Fenice”.  Un'anomalia che ha fatto subito scattare l'emergenza. I ladri hanno dunque desistito sentendo arrivare i vigilanti, abbandonandoperò  le proprie borse contenenti, oltre a delle banconote e monili ancora in fase di quantificazione, un kit per lo scasso e un paio di ricetrasmittenti utilizzate per il collegamento con i complici rimasti all’esterno, a fungere da “palo”. Sul posto, oltre agli agenti della sezione volanti, i colleghi della sezione Scientifica e gli investigatori della squadra mobile leccese per avviare le indagini.

La filiale danneggiata

A partire dalle 19 di domenica sera, gli accessi alla filiale, gravemente danneggiata durante l’azione dei ladri, è tenuta sotto osservazione dai vigilanti. In mattinata, le stesse attività lavorative degli impiegati sono state sospese per consentire agli inquirenti di effettuare i sopralluoghi e di ascoltare i dipendenti. Da tutti i sistemi di videosorveglianza mappati nella zona, fortunatamente costellata di attività commerciali e locali, sono stati poi recuperati i filmati sui quali il personale della questura è già al lavoro.

Al vaglio degli investigatori di viale Otranto, vi è anche l’eventuale presenza di testimoni. I malviventi non possono aver raggiunto la Bnl a bordo di mezzi, perché l’intera zona è a traffico limitato. Qualunque veicolo potrebbe essere ripreso dai numerosi “occhi elettronici” installati a ridosso dei varchi per il centro. Sono dunque giunti a piedi. Ed è sempre a piedi che devono essere dunque fuggiti.

Avevano un basista?

Vi sono però dei buchi temporali e nella modalità di esecuzione del piano che non convincono. Possibile, innanzitutto, che nel tardo pomeriggio di ieri nessuno tra i passanti abbia notato strani movimenti nella piazza principale di un capoluogo di provincia? E, inoltre, come è giustificabile la totale assenza di segni di scasso su tutti gli infissi, compreso quello  della stanza blindata nella quale sono custoditi contanti e oggetti preziosi? A delinearsi, nell’orizzonte investigativo, il sospetto che gli ideatori di un piano simile (chirurgico e certosino nella sua progettazione), si siano avvalsi di un basista.

Uno dei sospetti affiorati durante le ultime ispezioni della mattinata è che qualcuno abbia potuto fornire ai ladri non soltanto una mano informativa, ma persino le chiavi o un doppione di queste. Non sarà un’indagine semplice: le zone oscure sono troppe, almeno per il momento. Eppure, una crepa ci dovrà pur essere: qualcosa, del resto, è andato storto se la banda, convinta di dover presumibilmente fuggire la notte scorsa, dopo 48 ore all’interno, si è invece allontanata a mani vuote, in anticipo. Col rischio, a stretto giro di posta, di essere scoperta e intercettata.

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