Lush Prize 2018, premiato ricercatore salentino per l'apporto allo studio sulla Sla

Ricercatore presso l'Istituto di Nanotecnologia del Cnr, sta effettuando degli studi su nuovi strumenti per osservare in vitro i meccanismi alla base della malattia

Alessandro Polini, il ricercatore leccese.

LECCE – La laurea in Biotecnologie Farmaceutiche e Mediche tra Ferrara e Bari, la tesi e il dottorato in Nanotecnologie a Lecce, poi due anni di ricerca in California. E ancora studio a Boston, in Olanda e infine, dallo scorso febbraio, è ritornato in Italia e precisamente nel Salento presso l'Istituto di Nanotecnologia (CNR Nanotec). Nove mesi appena e ha già vinto un premio: il Lush Prize 2018. E’ di Lecce il 36enne Alessandro Polini, giovane ricercatore premiato, nei giorni scorsi, per il suo apporto allo studio dei meccanismi patologici alla base della SLA, la Sclerosi Laterale Amiotrofica. Nello specifico, il biotecnologo salentino, in team con ricercatori del CNR Nanotec, ha ideato e progettato nuovi strumenti per lo studio della comunicazione tra cellule affette dalla patologia SLA.

Ha infatti pensato a sostituire i supporti usati comunemente per lo studio cellulare in vitro, le piastre per coltura, con dispositivi opportunamente ingegnerizzati per poter studiare in maniera più vicina alla realtà la comunicazione ed interazione tra i diversi tipi cellulari coinvolti in questa patologia. Nel corso degli ultimi mesi, i ricercatori salentini hanno iniziato a lavorare sulla piattaforma TecnoMED (Tecnopolo per la Medicina di Precisione), una rete di studio per la medicina di precisione finanziata dalla Regione Puglia ed il CNR e che vede coinvolti tra gli altri il Policlinico di Bari e l’Istituto tumori (IRCCS) Giovanni Paolo II del capoluogo pugliese. All’interno della piattaforma rientra il progetto per cui lavora Polini denominato Polaris. Quest’ultimo si occupa, nelle specifico, di sviluppare nuove tecnologie per lo studio della SLA, in collaborazione con i ricercatori dell’ “Ospedale San Raffaele” di Milano, attivi con un proprio laboratorio all’interno dell’Istituto di Nanotecnologia salentino.

A che punto è giunta la ricerca sulla Sla?

La SLA è considerata una patologia rara. Questo comporta che per la ricerca inerente questa patologia, si ricevano meno fondi, compresi quelli privati, rispetto ad altre malattie. Al momento si conosce ancora poco. Mancando la conoscenza dei meccanismi basilari che la provocano, mancano di conseguenza anche i riscontri farmacologici. Ma oltre a non avere contezza dei meccanismi, è la stessa diagnosi ad essere piuttosto tardiva: si scopre di esserne affetti quando la patologia ha ormai mostrato dei deficit e ritardi motori per esempio.

Orizzonti simili di ricerca, specialmente in campo medico, potrebbero rappresentare dei validi deterrenti per evitare la figa dei cervelli dal Salento…

È possibile evitare la fuga di cervelli attraverso alcune iniziative lodevoli come TecnoMED ad esempio: questa, per esempio, è una realtà locale, ma con collaborazioni nazionali e internazionali, che consente di effettuare ricerca al sud su tecnologie di alto livello.

C’è un settore, più di un altro, che potrebbe aiutare un giovane ricercatore o una giovane ricercatrice a restare nella propria terra?

Ritengo, in base alla mia esperienza, che il biomedicale e la bioingegneria in generale risultano al momento settori altamente competitivi, che possono offrire sbocchi di formazione e lavoro anche qui in Salento. Nel mondo vi sono numerose aziende nel settore, nate spesso proprio in seno a laboratori di ricerca. Competere con realtà mondiali richiede competenze elevate in vari settori e lavoro di squadra, ed iniziative locali come TecnoMed vanno in questa direzione ed aiutano i giovani ricercatori a restare nella propria terra

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