Pescatori dispersi, ricerche senza esito. Setacciati fondali e insenature

In serata sospese le operazioni aeree e subacquee dei vigili del fuoco che riprenderanno domani. Prosegue pattugliamento delle motovedette. Recuperato il motopesca. Falso allarme per un razzo luminoso

Le ricerche sullo Ionio. (Antonio Quarta)

TORRE SAN GREGORIO (Patù) – Un’altra giornata campale che volge al termine, ma le ricerche non hanno avuto ancora nessun esito. Una corsa contro il tempo, e in serata, complice l’oscurità, sono state interrotte le attività dei mezzi aerei e subacquei, mentre continueranno i pattugliamenti notturni lungo la dorsale da Leuca a Torre San Giovanni da parte delle motovedette della capitaneria di porto, coordinata dal comandante Pasquale Mazza. Sono proseguite senza sosta, ormai da quasi 48 ore, le ricerche di Fabrizio Piro e di Damiano Tricarico, i pescatori gallipolini di 53 e 43 anni, dispersi in mare dopo il ribaltamento del motopesca “Aurora” su cui si trovavano inizialmente in tre.

L’unico a salvarsi, dopo l’improvviso incidente, è stato il figlio del più anziano del gruppo, Cosimo Piro, 33enne di Gallipoli, il quale ha nuotato fino a riva, dopo aver tentato di salvare gli altri due (trascinando in particolare il padre Fabrizio, per oltre un’ora, prima di perderlo di vista) per poi lanciare l’allarme. Le ricerche dei due dispersi sono state eseguite anche nel corso della nottata precedente, nonostante le condizioni del mare non fossero delle migliori. Le operazioni si sono spostate un po’ più a sud, rispetto alla marina di Pescoluse, il punto in cui si è verificato il tragico episodio. Ma la zona interessata resta l'intera porzione di costa che comincia da Posto Vecchio. Alle prime luci del giorno, il motopesca è stato recuperato, con la supervisione del personale della guardia costiera di Leuca, con mezzi appositi, e trasportato verso un cantiere nautico nella cittadina ionica, posto a disposizione dell’autorità giudiziaria per le successive ed eventuali indagini.

I vigili del fuoco del Nucleo sommozzatori di Brindisi, che da questa mattina hanno preso il posto dei colleghi di Bari, hanno trasferito la base delle ricerche al largo di Torre San Gregorio, marina di Patù. Gli stessi, dopo diverse immersioni in particolare sempre nella zona prospiciente Torre Vado, hanno proseguito ed esteso la griglia dei controlli e dei pattugliamenti sino a Leuca e sorvolato, con l’ausilio dell’elicottero, tutta la dorsale del litorale. Ma senza esito. In zona hanno operato anche tre motovedette della guardia costiera e un elicottero della guardia di finanza. Attivati anche i sub della protezione civile. Dalle 16 le attività dei vigili del fuoco sono state cedute al nucleo sommozzatori di Taranto, sino al tramonto quando le ricerche sono state sospese. Riprenderanno domani mattina. Si continua ad ipotizzare che i due pescatori siano caduti in acqua nei pressi delle cosiddette “secche”, a circa mezzo miglio dalla riva, nelle acque antistanti Torre Vado. Grosso modo a poco più di 800 metri dalla riva. Dal capoluogo pugliese, intanto, in giornata è giunto un altro elicottero per setacciare la zona anche dall’alto. La ricognizione aerea ha fornito supporto ai sub impegnati nelle attività in mare. Al largo di Pescoluse sono arrivate in giornata anche diverse barche di pescatori di ricci e quest’ultimi hanno tentato diverse immersioni per scandagliare il fondale a supporto dei sub dei vigili del fuoco e della protezione civile.  

Un’atmosfera quasi surreale quella vissuta a cavallo tra Gallipoli e la costa di Pescoluse, Torre Vado e sino a San Gregorio di Patù, lì dove anche oggi, e sino a tarda ora, famigliari, amici e semplici conoscenti di Fabrizio e Damiano hanno fatto capannello lungo il litorale in attesa di un segnale. Di un avvistamento. Ma nulla. Anzi una sorta di mobilitazione si è anche creata, nel tardo pomeriggio, quando i mezzi della capitaneria sono intervenuti nella zona prospiciente il litorale sud di Gallipoli, a seguito della segnalazione di un razzo luminoso, per prestare assistenza ad una imbarcazione, e subito si era diffusa la notizia di un ritrovamento. Anche per questo Cosimo Piro è stato fatto salire su una motovedetta per un sopralluogo, ma alla fine non era nulla di attinente alle ricerche in corso. Sulla costa del Capo di Leuca hanno soffiato raffiche di maestrale, ma il vento non ha scoraggiato i pompieri, supportati anche dall’Unità di comando locale da Lecce, per estendere le ricerche nella più vasta area. I riflettori si sono concentrati sulle numerose insenature della zona, dove potrebbero trovarsi i corpi dei due pescatori. Ma i vigili del fuoco, assieme a protezione civile, volontari e forze dell’ordine, stanno anche passando al setaccio le stesse scogliere e, ovviamente, i fondali marini. Il personale del 115 e i soccorritori sono aggrappati ad una flebile speranza. Così come le famiglia dei due pescatori, alle prese con una estenuante attesa di risposte che soltanto il mare potrà fornire.

Il video: i soccorritori sfidano il vento

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Commenti (3)

  • Ricordo da ragazzo vecchie auto che trainavano vecchi carrelli, sormontati da vecchie barche. Così mi apparivano, ma magari erano soltanto consumati dalla salsedine. Accadeva che gente mai vista arrivasse via terra, scaricasse la barca dai vari accessi designati e scomparisse al largo. La vedevi tornare la mattina dopo o la sera tardi. Ricaricavano la barca sul carrello e via verso lidi sconosciuti, seguendo questa volta le strade d'asfalto. E non è il mio un ricordo estivo soltanto, di quando ragazzetti si andava al mare e ci si incuriosiva con scene mai viste. Queste persone le notavi anche di inverno. Sempre con lo stesso approccio, mi sembra. Si arriva via terra e si sceglie la zona. Si cala la barca. Si effettua la battuta di pesca. Si ricarica la barca e si ritorna a casa con il pescato. Ora. Tanto di cappello a queste persone. Un abbraccio sentito e un ringraziamento di cuore a tutti quelli che hanno il coraggio di rimanere, hanno il coraggio e la forza di perpetuare gesti e consuetudini antiche che danno valore alla nostra terra. Nonostante le avversità. Nonostante ti facciano passare la voglia. Tanto di cappello a questi coraggiosi. E la rabbia. La rabbia di vederli soli. La rabbia di sentirli abbandonati. Di doversela cavare senza l'aiuto di nessuno. Fino alle estreme conseguenze. Mentre i penpensanti, i politici che salgono sulle navi "importanti" preferiscono dedicarsi ad altro. Perchè tanto i fessi si arrangiano da soli. Questi i miei ricordi. Questa la mia rabbia. Per loro e per quelli come loro. E se fossimo persone per bene, questa rabbia dovrebbe essere di tutti. Altro che salotti e disquisizioni sui flussi internazionali.

    • Che ci azzecca la tragedia in mare, purtroppo, con i politici??

      • prova a pensarci, magari ci arrivi.

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