Minacce e proiettili a Parabita: lo Stato accanto ai commissari nelle elezioni

Dopo le intimidazioni mafiose ai tre commissari e a uno dei candidati a sindaco, la riunione coi vertici delle forze dell’ordine. Investigatori in borghese nella cittadina

Un momento della riunione tecnica a Parabita.

PARABITA – Garantire e monitorare con urgenza l’incolumità dei candidati e dei commissari, con maggiore presenza delle forze dell’ordine, probabilmente in borghese. Non è stato specificato alla stampa il preciso metodo adottato per assicurare una campagna elettorale all'insegna della legalità. Così come non è stato, per esempio, confermato se saranno installate nuove videocamere di sorveglianza, nè di quanto sarà incrementato il numero delle forze dell'ordine. Ma, di certo, Parabità sarà costantemente monitorata dagli occhi invisibili degli investigatori salentini.

Lo avevano preannunciato poche ore dopo la grave intimidazione di stampo mafioso che ha proiettato nuovamente su Parabita vecchie ombre che sembravano ormai essersi dissolte. Un appello è stato lanciato alla comunità in mattinata: “Denunciate e partecipate al processo democratico". Le forze dell’ordine presidieranno la cittadina con particolare attenzione al periodo della campagna elettorale, alla luce delle minacce lanciate a un candidato sindaco e ai tre commissari. Il tavolo tecnico convocato dalla prefettura di Lecce si è svolto questa mattina, nella cittadina del basso Salento, all’interno dell’aula consiliare, dove erano presenti due dei tre commissari prefettizi incaricati di amministrare il municipio: Andrea Cantadori e Gerardo Quaranta. Non ha invece preso parte il terzo, Sebastiano Giangrande.

Video | L'incontro presso il Municipio

IMG_9370-3“Abbiamo fatto il punto della situazione e approfondito la situazione circa il Comune, ricostruendo l’attività dei commissari e il clima generale che si respira in paese”, ha dichiarato il prefetto leccese, Maria Teresa Cucinotta. La dirigente degli uffici di viale XXV luglio, intanto, ha promesso presenza durante la campagna elettorale, affinché “si le attività elettorali si svolgano nella maniera più tranquilla possibile".  Hanno partecipato, oltre al prefetto, anche i vertici delle forze dell’ordine: il comandante provinciale dell’Arma, il colonnello Giampaolo Zanchi, il collega della guardia di finanza, colonnello Luigi Carbone assieme al comandante dei carabinieri della compagnia di Casarano, Clemente Errico.

Hanno presenziato inoltre Elena Gianfreda, a capo della polizia locale parabitana, il viceprefetto Guido Aprea, il vicario del questore, Nicola Miriello, uno dei dirigenti della Digos, Gabriel De Filippi e il vicequestore aggiunto Carla Durante, a capo degli uffici della Dia, la Direzione investigativa antimafia. Alla riunione di questa mattina, presente anche uno dei candidati sindaci nella prossima tornata elettorale di Parabita: l’ingegnere Marco Cataldo. Su quest’ultimo, in particolare, sono rivolte le principali apprensioni della commissione straordinaria riunitasi in mattinata. Una passeggiata simbolica con forze dell'ordine e prefetto, lungo le vie del paese, ha costituito uno dei messaggi lanciati alla cittadinanza: lo Stato è qui. Una sorta di certificato.

Manifesti funebri e proiettili

Il presidente di Officine Cantelmo, ex consigliere comunale di minoranza a Parabita dal 2010 al 2015 e ora aspirante primo cittadino con una lista civica, è stato il destinatario dei recenti, inquietanti fatti che hanno scosso la comunità. Proprio lui, esponente antimafia, è stato infatti destinatario di ben quattro plichi, ricevuti a mezzo posta. Uno è stato recapitato presso la sua abitazione, il secondo direttamente in municipio, il terzo al domicilio di un amico di Cataldo e sostenitore della lista e il quarto, infine, sul parabrezza della sua auto. All’interno, altrettanti manifesti funebri riportante il nome di Marco Cataldo, con la data del 26 maggio quella delle elezioni appunto, in cui Parabita avrà una nuova giunta. Assieme alle macabre locandine, ripiegate su stesse, gli auto dell’intimidazione hanno anche riposto, in una delle quattro buste, anche tre proiettili calibro 12, ora nelle mani delle forze dell’ordine. Ai commissari, inoltre, un’ulteriore busta, con una lettere minatoria: “Chi si fa i cazzi suoi, campa 100 anni. Un amico”.

da9208e3-2953-4803-9711-f55e02d794f5-2“Abbiamo ringraziato il prefetto e le forze dell’ordine per essere qui”, ha dichiarato Cataldo. “Un bel segnale che mostra come lo Stato si sposta verso i cittadini e li incontra. Grande presenza e solidarietà da parte di tutti. La dimostrazione che Parabita affronterà serenamente una selezione, una competizione democratica per le prossime amministrative. Gesti e fatti accaduti bisogna avere il coraggio di denunciarli, capire il confine tra legalità e illegalità. Abbiamo ribadito che nel momento in cui un ragazzo o una ragazza viene invitato a non intraprenderle un’esperienza amministrativa, è di certo un’intimidazione. Mi rivolgo a quei ragazzi, li esorto ad andare avanti, a prescindere dal progetto che vorranno sostenere: il paese ha bisogno di voi”.

L’Ordine degli ingegneri esprime solidarietà

Sui fatti delle ultime ore è intervenuto anche l’ordine degli Ingegneri che, attraverso una nota inviata alla stampa, ha espresso solidarietà  a Marco Cataldo, “ultimo bersaglio in ordine di tempo della sequela di intimidazioni mafiose a rappresentanti politici e istituzionali a Parabita. “Gesto che colpisce l’impegno di un’intera categoria di professionisti, si faccia presto luce”.

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