Il saluto commosso a Giovanni Cofano, maestro della cupeta salentina

Si è spento nella sua abitazione a 75 anni. Era tra i pasticceri più anziani e conosciuti nel Salento, il primo ad ottenere la licenza per il commercio ambulante di dolciumi

SAN PIETRO IN LAMA – Con il suo furgone ha percorso il Salento, in lungo ed in largo, spingendosi fin nei comuni del tarantino. Ed è stato il primo ad ottenere la licenza per il commercio ambulante di dolciumi, 50 anni addietro.

Giovanni Cofano è stato tra i maestri pasticceri più conosciuti e apprezzati di tutta la provincia: non c’era festa, sagra e occasione mondana in cui non fosse protagonista. E per lui, il più anziano tra i produttori della cupeta, il posto in prima fila era assicurato.

Giovanni si è spento venerdì 12 gennaio all’età di 75 anni, nella sua città originaria, San Pietro in Lama. Il suo cuore ha cessato di battere nel corso della notte, in seguito ad un arresto cardiaco. Con lui se ne va un pezzo della tradizione salentina più autentica, ereditata dai due figli che proseguiranno l’attività del commercio ambulante iniziata dal padre, portando i loro furgoncini pieni di leccornie in ogni punto della provincia.

Giovanni era specializzato, la pari dell’intera famiglia Cofano, nella produzione della cupeta, un dolce molto antico fatto principalmente di mandorle e miele, la cui ricetta originaria veniva seguita passo per passo. E custodita senza variazioni, per mantenere intatta la tradizione.

Ma Giovanni era apprezzato anche per la maestria nel produrre i tipici mostaccioli al cioccolato ed il torrone. Nonché per la sua cordialità, la professionalità ed il sorriso gentile che accompagnava ogni suo gesto, come ricordano gli amici più cari.

“Era una persone mite e tranquilla, amata in città. È rimasto così anche dopo la perdita del figlio, Giuseppe, che morì a 40anni in brutto incidente durante una festa a Squinzano”, racconta un amico vicino alla famiglia.

I funerali si sono svolti lunedì 15 gennaio in forma privata, ma con grande partecipazione della cittadinanza, a riprova della stima e dell’affetto di cui godeva.  

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