Tanisi: “Legionella negli uffici del giudice di pace? E’ una fake news”

Il presidente della Corte d’Appello punta il dito contro il sindacato Confsal-Unsa e fa chiarezza sul caso della dipendente del tribunale di viale de Pietro colpita quest’estate dal batterio

Roberto Tanisi.

LECCE - “Non esiste un secondo caso di legionella negli uffici del Giudice di pace di via Brenta. E riguardo al primo che ha riguardato una dipendente del tribunale di viale de Pietro, non era e non è corretto parlare di contagio, perché non c’era allora e, non c’è ancora oggi, alcuna certezza che il contagio si sia verificato dentro il Palazzo”. Lo ha dichiarato il presidente della Corte d'Appello di Lecce Roberto Tanisi che, in mattinata, ha convocato una conferenza stampa nella sua stanza in viale de Pietro per fare chiarezza sulla questione, rispetto alla quale sarebbero circolate troppe falsità. A tirare in ballo il numero uno della Corte era stato il sindacato Confsal-Unsa, lamentando mancate risposte alle ripetute richieste di chiarimenti sulla notizia relativa al primo caso di legionellosi. “E’ una bugia. Alla lettera dell’Associazione sindacale giunta in segreteria il 31 agosto, il dirigente amministrativo, titolato a sostituirmi poiché ero in ferie, rispose il giorno stesso per e-mail che nessuna notizia, formale o informale, era mai pervenuta. Con l’ulteriore precisazione che la cosa, con ogni probabilità, non riguardava comunque un dipendente della Corte”. Secondo il presidente, si tratta di una precisazione importante, perché nel caso specifico, la dipendente affetta (oggi completamente guarita) è in servizio negli uffici del Tribunale, quindi il datore di lavoro è il presidente del Tribunale e non quello della Corte d’Appello. Pur non essendo titolato, quindi, Tanisi alle missive della Confederazione avrebbe sempre risposto, eccetto a quella del 21 settembre, dal contenuto analogo alla precedente, solo perché non c’erano novità. “Non ho mai negato il contagio di legionella, ma sempre e solo detto, agli inizi della vicenda, di non esserne informato, e successivamente non esservi alcuna prova che il contagio si sia verificato in tribunale”, ha spiegato il presidente.

Certo è che, il sindacato lamentando un silenzio generale sull’argomento, il 21 settembre scorso, ha interpellato la stampa, il Servizio di vigilanza e sicurezza, il Ministero, la Corte e la Procura generale, inviando un comunicato col quale si affermava che “nel Palazzo di giustizia si era verificato un recente caso di contagio da legionella” e che alle precedenti missive del Sindacato non era stato dato alcun riscontro. “Anche in questo caso due inesattezze”, ha puntualizzato Tanisi, poiché non si può parlare di contagio, non essendo neppure ancora chiaro il luogo dove la signora è stata colpita: in quel periodo, è venuta a contatto con diversi impianti di condizionamento (i principali sospettati della diffusione del batterio che non si diffonde da persona a persona) in luoghi diversi e sui quali sono in corso gli accertamenti della Asl. Al momento si sono già conclusi quegli nell’albergo di Roma, dove l’impiegata ha soggiornato, ora sono in corso quegli in casa, e a seguire saranno effettuate verifiche in Tribunale. Insomma, il numero uno della Corte ha chiarito che le procedure previste dalla legge sono state rispettate: il medico (nello specifico, l’Ospedale dove è avvenuto il ricovero), ha informato l’ufficio di igiene della Asl che ha svolto e sta ancora svolgendo le indagini. E proprio sulla regolarità dell’iter era intervenuto nei giorni scorsi il sindacato Cisl-Fp.

 “Non bastasse, il sindacato Confsal ha pensato bene di alzare il tiro, affermando che anche presso l’Ufficio del giudice di pace sarebbe stato rilevato un secondo caso di legionella, che “nuove voci ed informazioni danno per certo”. Ma il “crescendo rossiniano” degli allarmi questa volta si è rivelato un flop, trattandosi di una vera e propria fake news, dal momento che il presunto contagiato, da me personalmente sentito, ha escluso categoricamente di aver mai contratto la legionella. La sua era una broncopolmonite. Peraltro, a riprova di una certa speciosità delle accuse (strumentali, probabilmente,alla sussistenza di un cluster), sta il fatto che nessun collegamento può esistere fra i due casi (uno del tutto insussistente) posto che gli uffici in cui operano i due lavoratori si trovano in palazzi diversi e lontani (uno in Viale Di Pietro l'altro in via Brenta)”, ha aggiunto in un altro passaggio il presidente. Che, ancora, ha voluto sottolineare come la salute dei lavoratori e della cittadinanza stia a cuore a tutti: “Da ultimo nel comunicato Confsal del 25 ottobre, l'associazione sindacale ergendosi ad unica paladina della salute dei lavoratori (quasi che ai dirigenti che pure lavorano nello stesso palazzo la salute e la sicurezza dei lavoratori - che poi sono anche le loro - non interessassero) proprio facendo leva sul secondo - insussistente - caso di legionellosi, afferma che l'amministrazione pur sapendo tutto avrebbe scelto di tacere (non si sa bene per quali ragioni)”.  

“I fatti, nei loro accadimenti oggettivi, stanno così come innanzi evidenziato e dimostrano esattamente il contrario: in assenza di evidenze ci si è astenuti dal dare la caccia all’untore. Le procedure sono state rispettate e gli accertamenti sono in corso. Il resto è voglia di protagonismo e dietrologia”, ha concluso il numero uno della Corte.

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