Terrore nell’Ipercoop: con le tute bianche, uditi colpi dopo rapina in gioielleria

In tre, con maschere di colore nero al volto, hanno seminato il panico nei pressi della rivendita di gioielli. Sono fuggiti a bordo di una Golf

Gli istanti subito dopo la rapina (foto di Vincenzo De Filippi). Nella gallery, altre immagini di Antonio Quarta.

LECCE – Alla fine, il fatto che si sia trattato di una violenta rapina ha persino “tranquillizzato” gli animi. Poiché, in un primo momento, tutti hanno temuto fosse un attentato terroristico. Correvano in una direzione. Poi in quella contraria. Per poi ritornare indietro, disorientati. Una fiumana di persone, nel pomeriggio di oggi, ha tentato la fuga nel centro commerciale: fuga, disperata, senza sapere da chi e, soprattutto, da che cosa. Intanto, i negozianti abbassavano le grate metalliche, intabarrandosi all'interno assieme ai clienti, in preda alla paura.

Dieci minuti dopo le 17, caos e terrore all’Ipercoop. In tre, tutti travisati da maschere di colore nero e con addosso delle tute di colore bianco, simili a quelle utilizzate per i rilievi scientifici, hanno a segno una rapina a mano armata, ai danni della rivendita di gioielli presente all’interno del centro commerciale Mongolfiera, alla periferia di Lecce, di fatto nel territorio di Surbo. Un'attività denominata “La gioielleria” che, si badi, non è collocata all'ingresso del centro commerciale, bensì esattamente nel cuore della struttura. Dove, peraltro, si trovano anche delle giostrine per intrattenere i più piccoli durante lo shopping degli adulti.

Nel panico generale, sono anche stati uditi dei colpi di pistola. Quattro, forse cinque. Ma si sarebbe in realtà trattato dell'impatto di un piede di porco, o un attrezzo simile, sulle vetrine dell'esercizio. L’episodio nei pressi dei corridoi delle casse del supermercato. I tre, sferrando appunto un pugno, oppure un colpo utilizzando arnesi o il calcio della pistola, hanno mandato in frantumi la vetrina dell'espositore della gioielleria e hanno arraffato monili: non è dato sapere quanti, né il valore a cui ammonta il "prezioso" bottino. Il tutto, sotto gli occhi di numerosi clienti, tra i quali famiglie con bambin che si aggiravano per le gallerie del centro commerciale. Il rapinatore che ha infranto il vetro della teca è rimasto ferito. Forse lievemente, ma non è escluso che abbia un taglio visibile sull’arto.

Vi sono infatti delle tracce ematiche sul luogo, dovute al ferimento di uno dei balordi al momento del colpo lanciato sulla teca che custodiva i preziosi. Secondo una prima ricostruzione - che sarà eseguita nel dettaglio in un secondo momento, con l’ausilio di almeno tre delle videocamere presenti nel centro commerciale- i tre sarebbero entrati da un ingresso (quello in cui sono presenti i punti vendita “Champions” e “Geox”, indossando le tute. Alcuni testimoni li avrebbero infatti notati con quegli strani indumenti addosso: elemento, questo, che confuta l’ipotesi di un travestimento avvenuto nei bagni. I tre, del resto, avevano poco tempo a disposizione. Dovevano fare in fretta.

Raggiunto il centro della struttura e messo a segno l’assalto, sarebbero poi scappati per mezzo dell’uscita di emergenza e dotata di maniglione antipanico, posta nei pressi del punto ristoro. La banda è poi fuggita, dopo la rapina-lampo, a bordo di una Volskwagen Golf, sempre di colore bianco, condotta  da un quarto complice. I carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Lecce, guidati dal capitano Flavio Pieroni, sono sopraggiunti per le indagini e le ricerche dei rapinatori, assieme ai colleghi della sezione Investigazioni scientifiche e del Reparto operativo del comando provinciale, coordinati dal colonnello Pasquale Montemurro. Sono stati allestiti, sin dai primi istanti successivi al colpo, posti di blocco lungo i principali svincoli della strada statale 613: quella che, costeggiando il centro commerciale, collega Lecce a Brindisi.

Video: sul luogo della rapina

L'assalto armato del pomeriggio ricorda quello avvenuto nel mese di marzo ai danni di un'altra gioielleria, quella che ha sede all'interno del centro commerciale Conad di Cavallino. Anche in quell'occasione una banda ha agito in pieno giorno, alle 9 del mattino. I quattro, mandarono in frantumi gli espositori della rivendita "Blue Spirit", posta in corrispondenza di uno degli ingressi della struttura. Esplosero dei colpi di pistola, poi rinvenuta assieme all'Alfa utilizzata per la fuga: l'auto era stata data alle fiamme nelle campagne circostanti, per eliminare tracce e impronte digitali.

Quelle che, invece, questa volta potrebbero emergere dalla piccola scia di sangue lasciata dai malviventi. Attraverso l’analisi, nei laboratori dell’Arma, di quei campioni organici, gli inquirenti potrebbero riuscire a recuperare indizi biologici sull’identità del ferito. Il campione ematico sarà per ora comparato con altri “schedati” e archiviati nelle banche dati nazionali. Da quei file, dunque, potrebbero emergere elementi di significativi di svolta per l’indagine.

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