Altra barca a vela incagliata a Punta Pizzo. I volontari di Legambiente bonificano la scogliera

E’ l’imbarcazione sulla quale viaggiavano 31 migranti curdi salvati lungo le coste calabresi nei giorni scorsi. Sequestro della guardia costiera e recuperati 70 litri di gasolio

L'imbarcazione incagliata

GALLIPOLI – Un’altra barca a vela incagliata tra i bassi fondali, le insenature e la scogliera del litorale di Punta Pizzo all’estremità sud del parco naturale regionale gallipolino. Si tratta di un’imbarcazione di circa dodici metri, un cabinato con doppio albero e le vele ormai stracciate, battente bandiera americana, che era stata utilizzata ancora una volta per l’ennesimo trasporto di migranti fin lungo le coste ioniche. Di certo c’è solo che l’imbarcazione giace lungo il tratto costiero del parco naturale a poca distanza dal confine con la marina di Mancaversa e che la sua presenza è già nota alle forze dell’ordine e in particolare alla guardia costiera che ha disposto, su disposizione della procura, il sequestro della barca, con un provvedimento dell’11 gennaio scorso. Approfondimenti e accertamenti ulteriori e soprattutto la collaborazione istituzionale tra le autorità gallipoline e quelle calabresi  hanno consentito di chiarire il piccolo mistero.

L’imbarcazione è quella intercettata tra l’8 e il 9 gennaio scorso al largo delle coste calabresi con 31 migranti a bordo (nascosti sotto coperta) da un velivolo del gruppo esplorazione aeromarittima della guardia di finanza, impiegato nello Ionio nella missione "Triton 2017" sotto l'egida dell'Agenzia Europea Frontex. Una volta avvistato il bialbero, battente bandiera americana, è partita la segnalazione ai mezzi navali del reparto operativo della guardia di finanza di Vibo Valentia in pattugliamento nelle acque antistanti la Calabria ionica. I finanzieri, una volta raggiunto il natante sospetto, hanno quindi abbordato l'imbarcazione in condizioni meteo avverse e trasferito i trentuno migranti di nazionalità curda e due uomini di origine ucraina (ritenuti i presunti scafisti e poi arrestati), sulle motovedette per poi dirigersi verso il porto di Crotone. La barca, a causa delle condizioni del mare avverse, è rimasta in balia delle onde e il forte vento di libeccio e le mareggiate dei giorni scorsi hanno provveduto a sospingerla verso il litorale gallipolino e fino alle insenature del litorale di Punta Pizzo prima di incagliarsi tra gli scogli della costa. I riscontri incrociati hanno permesso di appurare che si trattava della stessa imbarcazione interessata dal salvataggio in Calabria. I 31 curdi si sarebbero imbarcati sul bialbero da una località greca e avrebbero navigato per diversi giorni prima di raggiungere le coste italiane.

Dopo i controlli di rito da parte delle autorità e in particolare della capitaneria di porto di Gallipoli, per reperire documentazioni o attrezzature, con la messa in sicurezza e il recupero dei quantitativi di gasolio a bordo, e terminate le esigenze istruttorie dell’autorità giudiziaria, l’imbarcazione sarà verosimilmente  consegnata in custodia al Comune e all’Autorità del parco naturale di Punta Pizzo. Di fatto quella barca, che non è escluso possa essere stata oggetto anche di atti sciacallaggio e depredata di strumentazioni, verrà considerata, come nei precedenti casi, come un rifiuto da dover smaltire. Le operazioni di recupero però non sono così agevoli così come accade a pochi metri di distanza più a nord per il “Mesta”, l’imbarcazione a vela di 13 metri, utilizzata nell’ultimo sbarco e semi affondata dal 23 ottobre scorso, che è ancora in attesa di conoscere il suo destino. Anche nel caso dell’ultima barca incagliata nell’area del parco naturale provvidenziale in questi giorni l’attività di bonifica della scogliera e dell’area adiacente da parte dei volontari di Legambiente come ha  avuto modo di segnalare il presidente provinciale Maurizio Manna. “Martedì mattina missione all'alba per la task force del parco naturale di Punta Pizzo: su segnalazione di una brava frequentatrice della zona siamo intervenuti per la bonifica e la messa in sicurezza della scogliera in prossimità dell’imbarcazione spiaggiata col suo carico di disperati l’11 gennaio scorso in prossimità di Punta Pizzo, la quinta in poco più di un anno” racconta in un post Manna, “durante l'operazione sono stati recuperati circa venti litri di gasolio contenuti in dieci taniche lasciate aperte e riverse sulla scogliera, aspirati circa cinquanta litri di gasolio misto ad acqua di mare dalle pozze di marea circostanti, una bombola contenente gas propano, due razzi di segnalazione nautica e tavolame vario proveniente dagli arredi. Purtroppo non è più un caso, né una coincidenza”.

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