New York City marathon: gli atleti salentini conquistano the Big Apple

Storie bellissime da raccontare, di podisti che hanno conquistato la NYC marathon e hanno scritto il proprio nome nella storia

Il fiume di maratoneti alla partenza.

LECCE – E’ la città che non dorme mai, il luogo dove più di ogni altro ti sembra di essere al centro del mondo, dove lingue, colori, culture, religioni e tradizioni si mescolano in un fiume ininterrotto di gente e di volti diversi. New York è la città dove è possibile scrivere la propria storia e realizzare i propri sogni. Sarà forse per questo che la maratona di New York è molto di più che una semplice corsa, è il sogno di ogni runner, a dispetto di gare più blasonate o antiche (come Boston o Atene che da sempre si contendono il primato). E’ un po’ come correre nel cuore della civiltà, in una sorta di set cinematografico reale, lungo strade, ponti e paesaggi ammirati tante volte, tra migliaia di tifosi che sembrano attendere solo te. Una gara che è il simbolo di una città e dei suoi abitanti, capaci di non arrendersi e di diventare più forti anche dinanzi a tragedie come quella dell’11 settembre, di non fermarsi neanche dinanzi al timore degli attentati e del terrore jiadhista. Solo l’uragano Sandy riuscì, nel 2012, a fermare la maratona.

Tra le storie degli oltre 50mila podisti provenienti da tutto il mondo per celebrare la 47esima edizione, lIMG-20171105-WA0023-2a maratona ha celebrato quelle di un gruppo di atleti giunti dal Salento nella “Grande Mela”. Storie diverse ma simili, scritte con l’inchiostro indelebile della fatica, dell’amicizia, della fantasia, del cuore e della sfida più grande: quella con se stessi. Come nel caso di Franzi Roselli, che a 46 anni continua a macinare chilometri e a demolire i record personali, spingendo sempre più in alto l’asticella del proprio traguardo, conquistando con caparbietà e dedizione (oltre che un immenso talento naturale) medaglie profumate di personal best, senza dimenticare la voglia di divertirsi e sorridere, di partecipare a una grande festa. Alla sua seconda partecipazione alla NYC marathon, l’atleta dell’Asd Gpdm ha fermato il cronometro in 2 ore 47 minuti e 45 secondi, abbattendo di oltre due minuti il proprio record sulla distanza classica dei 42,195 metri (stabilito lo scorso 15 ottobre a Parma), in una gara difficile e tutt’altro che veloce. Chapeau per Roselli, pronto a tentare una nuova impresa nei campionati italiani di maratona a Verona, il prossimo 19 novembre. Grande esordio anche per un’altra atleta Gpdm, Julia Boyd, britannica dal cuore salentino. Tra le vie della metropoli Boyd ha corso seguendo solo il suo ritmo cadenzato, senza il consueto orologio Gps (compagno inseparabile di ogni maratoneta), ascoltando i rumori della sua corsa e di New York, della folla di tifosi e di podisti, godendo a pieno della magia che la circondava. Una scelta vincente, che l’ha portata a chiudere la sua prima maratona in 3 ore e 45 minuti.

Ci sono poi leNest-4 storie di due grandi amici, Christian Villazala Carton (spagnolo d’origine e salentino d’adozione) e Giovanni Mangiullo della Nest (nella foto a sinistra), che grazie agli insegnamenti e sotto la guida del maestro Stefano De Razza, che li ha seguiti e accompagnati nella lunga preparazione e nella trasferta statunitense, hanno coronato il sogno di tagliare il traguardo della prima maratona sotto il cielo di New York. Per il talento spagnolo, dopo i successi conquistati nel triathlon, esordio da copertina con il fantastico tempo di 2 ore, 46 minuti e 29 secondi. Alla Nest l’atleta di Leon ha trovato la giusta maturazione che lo sta portando a conquistare titoli e successi. Per Mangiullo, ragazzo umile dal sorriso e dal cuore grande, quella di New York è stata la conquista di un traguardo più grande, quello di una laurea ormai imminente. L’atleta della Nest ha, come sempre, lottato e stretto i denti, conquistando miglio dopo miglio il traguardo con un buon tempo: 3 ore e 42 minuti.

Per il “veterano” Antonio Specchia (alias Tony Mirror), i cinque distretti di New York hanno fatto da scenario ideale alla conquista della 40esima maratona (chiusa con il tempo di 3 ore e 38 minuti), davvero un traguardo invidiabile per il podista dell’Aeronautica Militare, amante delle sfide e delle piccoli grande imprese. L’avvocato Gianluca Ciardo dell’Atletica Tricase, abituato a correre nello scenario incantato del Capo di Leuca, tra saliscendi e l’azzurro del mare ad abbracciare il cielo, è tornato negli States e in una città e una gara di cui si è innamorato, onorando al meglio il Salento e la sua squadra, nonostante un problema al piede che lo ha condizionato dal 27esimo chilometro, conquistando il titolo di finisher in 3 ore e 26 minuti.

Bellissima, infine, la storia di Tonia Tarantino e Vincenzo Petrachi, uniti nella vita e nell’amore per la corsa, una grande passione da condividere, utile a viaggiare e a scoprire il mondo, a vivere emozioni. Due cuori che hanno pulsato idealmente insieme lungo le 26 miglia del percorso, per poi rincontrarsi nel cuore di Central Park. I due atleti dell’Action Running Monteroni hanno chiuso rispettivamente in 4 ore e 4 minuti e 4 ore e 4 ore e 40 minuti.

Ogni anno La NYC marathon stabilisce nuovi record e primati, come quello di essere la più partecipata al mondo. La prima edizione fu nel 1970 con 127 iscritti, una sola donna, 55 al traguardo (uomini) dopo quattro giri attorno a Central Park. Ora invece la gara attraversa tutti e cinque i distretti. Cinque come le dita di una mano, quella che in tanti lungo il percorso tendono ai maratoneti per incoraggiarli e incitarli, trasformando la fatica in adrenalina e gioia.

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Gli atleti porteranno con loro i ricordi di questa fantastica esperienza. La sveglia nel cuore della notte per prendere il traghetto per Staten Island delle 5.30, con l’alba che tinge di colori pastello lo skyline di Manhattan e lo sguardo severo della Statua della Libertà. Il ponte di Verrazzano, luogo della partenza, sembra un immenso formicaio colorato, con le note dell’inno cantato da migliaia di persone che mette i brividi. Poi l’immancabile New York New York, colonna sonora della maratona, e quello sparo che è l’inizio di un viaggio nel mito. La città sembra un immenso stadio a cielo aperto, si procede spediti fino alla “mezza”, mentre al 25esimo chilometro inizia il punto più duro, un miglio in salita (con una pendenza del 5 per cento) lungo il ponte del Queensboro, l’unico punto del percorso dove il pubblico non è ammesso e che sembra interminabile. Superato il ponte arriva l’apoteosi, con l’ingresso nel Maracana dei runner: la First avenue. Dal silenzio del Queensboro bridge si passa a un boato assoluto, migliaia di persone lungo il percorso a gridare e tifare, in un tripudio di emozioni. Dalla 59esima strada si deve arrivare fino al Bronx, alla 138esima, poi si ridiscende Manhattan e arriva l’ultima parte, quella che tutti temono: Central Park. Sono quattro chilometri di continui saliscendi, le gambe diventano blocchi di cemento, ma i muscoli contano fino a un certo punto, poi è solo una questione di testa e cuore, e l’urlo dinanzi al mondo intero: “I’m a finisher!”.

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