Rifiuti, inciviltà, indifferenza: "Addio Salento, terra mia: vado altrove"

Una lettera piena di amarezza e indignazione quella che ci ha inviato un lettore originario della provincia di Lecce e trapiantato in Svizzera da mezzo secolo

Rifiuti abbandonati nella pineta di Lido Marini.

LIDO MARINI (Ugento) – Indignazione mista a rassegnazione, una resa che, metaforicamente almeno, sa di addio. Ha colpito molto la mail giunta in redazione da parte di un salentino che, residente da oramai mezzo secolo nella Svizzera tedesca, ha sempre atteso il periodo delle vacanze per riannodare il filo che lo tiene attaccato alla terra d’origine come tanti altri costretti ad emigrare per avere un vita dignitosa.

Così un appartamento a Lido Marini è diventato il rifugio estivo da condividere con moglie e figli, a breve distanza da un tratto di litorale di grande bellezza. Anno dopo anno, però, cresce nel nostro lettore un senso di disagio che egli stesso ammette essere sfociato in una vera e propria “malattia”, quella innescata dall’amara consapevolezza che il senso civico e il rispetto dell’ambiente non sono valori ancora sufficientemente diffusi, a certe latitudini del Vecchio Continente. Le discariche abusive ce lo ricordano ogni giorno. Al netto della percezione soggettiva, il contenuto della mail ripropone questioni che non possono essere banalizzate o ridimensionate nella loro portata perché hanno a che fare non solo con il presente, ma forse soprattutto con il futuro del Salento che sul binomio cultura e ambiente potrebbe costruire una strada sostenibile verso un suo piccolo ma significativo "rinascimento".

“Le faccio presente – scrive - che negli ultimi 25 anni ho lavorato intensamente tra Basilea e Monaco di Baviera girando in lungo e largo per motivi di lavoro tutta l’Europa, parlo correttamente quattro lingue. Ho sempre profuso impegno e amore cercando di spiegare ai miei colleghi e amici cosa è veramente l’Italia, descrivendogli la natura, le bellezze, l`arte della buona tavola. Alcuni di essi  gli ho convinti e sono anche venuti nel nostro Salento”. In molti potranno comprendere la gratificazione che si prova quando la terra natia viene apprezzata e amata da visitatori provenienti da luoghi lontani.

L’incantesimo però è di breve durata: “Sono venuti al massimo per due anni – spiega – poi, disgustati dall’incuria generale, dalle strade talmente dissestate da mettere a repentaglio la sicurezza dei passeggeri e dei veicoli, dai rifiuti sparsi ovunque, da servizi insufficienti”. Il lettore descrive un paese senza regole, dove i comportamenti scorretti sono la norma – come la guida senza cintura di sicurezza o con il telefonino in mano -, dove manca la certezza della sanzione e della pena.

Il bilancio, alla fine, è negativo: “Il turista (da voi un pollo da spennare) viene una volta, ma dopo la seconda fregatura non torna mai più. Farà una propaganda tramite i social molto ma molto feroce e negativa”. Ci ha provato, nel suo piccolo, a cambiare le cose: “Mi sono illuso, anno dopo anno ho sperato in un miglioramento, in un cambiamento ma niente anzi, possibilmente peggio. Non ho più l’energia e la pazienza per poter migliorare la situazione. Ho provato con denunce, con rimostranze, con esempi nella vita. Quotidianamente a Lido Marini durante il nostro soggiorno abbiamo pulito la spiaggia dalle centinaia di cicche di sigarette e rifiuti di ogni genere, durante la nostra passeggiata lungo la spiaggia ci portavamo un secchiello che riempievamo di rifiuti cercando di dare il buon esempio”. E gli altri frequentatori delle spiagge? “Preferivano girare la testa da un’altra parte e crogiolarsi al sole sull`asciugamano circondati dai rifiuti”.

Alla luce di questo amaro sfogo, costruito su una esperienza personale coltivata lungo molti anni, la conclusione è di quelle che dovrebbero far riflettere tanto i decisori pubblici quanto i singoli cittadini: “Per tutti questi motivi io mia moglie e i mie figli abbandoneremo il Salento, venderemo il nostro appartamento a Lido Marini e andremo in vacanza a Belluno dove regole e senso civico ci sono. Per il mare andremo in Spagna o Portogallo. Sono molto triste per questa mia decisione ma nel Salento non posso più vivere neanche un giorno, troppo forti sono i contrasti fra il mio modo di essere e quello che vedo: l’ambiente deturpato e violentato mi fa troppo male ne faccio una malattia. C’era molto più rispetto e consapevolezza negli anni '60 e '70 quando da ragazzi i nostri genitori e la scuola ci insegnavano il rispetto per gli altri insieme alle regole della convivenza in società. Quando si andava al mare libero dai rifiuti e dall`inquinamento, quando in paese si poteva bere l’acqua dalle fontane e tutto o quasi era biologico”.

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