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L'agronomo: "Alberi schiantati dal vento e dall'incuria"

Viale della libertà, 56 · Stadio

Il forte vento del 12 novembre 2019 associato alla pioggia, con tutta la sua scia di danni che solo per pura fortuna non si sono trasformati in disgrazie, almeno stando alle ultime notizie disponibili, deve far riflettere sulla necessità che i diversi Enti competenti non possono continuare a non mettere in pratica un controllo sistematico, periodico dello stato di salute delle alberature dei centri urbani e stradali, e che va rivisto dalle fondamenta il rapporto delle città e delle strade con gli alberi, che non possono essere considerati semplicemente un arredo urbano alla stregua di panchine, cartelloni, insegne ecc., ma vanno preventivamente immaginati e programmati gli spazi dove farli crescere, tenendo conto delle loro esigenze anche per gli apparati radicali, garantendo condizioni di vivibilità agli alberi si tutela non solo la loro salute ma soprattutto la nostra sicurezza.

Ad esempio non è un caso che a Lecce sia caduto il leccio sito su viale della Libertà all'altezza di via Ludovico Pepe, una quercia di circa 7 m di altezza radicata in meno di 1 metro quadro di aiuola; da un mio sopralluogo effettuato nell'ultima fase di sgombero del legname è emerso che buona parte della base del tronco era affetta da carie del legno e che tale situazione si estendeva sino alle branche (i grossi rami che si originano direttamente dal fusto), sebbene l'albero presentasse il fogliame in buono stato di salute con le ghiande in via di maturazione.

Esistono vari di tipi di carie del legno, ma tutte degradando uno o più componenti fondamentali, come la lignina, la cellulosa, le pectine, determinato la perdita delle naturali proprietà meccaniche del legno di resistenza agli sforzi a trazione e compressione. L'azione del vento non ha fatto altro che avvicinare l'epilogo di quel leccio. La quercia in natura è molto longeva e salvo patologie, ha vita pluricentenaria, ma in quelle condizioni di cattività, quell’albero continuamente vessato da potature esagerate e da spazi vitali al limite della sopravvivenza è stato facile preda della patologia del legno.

Se esistesse un sistema di monitoraggio efficiente in grado di valutare lo stato di salute di ogni alberatura il cui crollo o rottura di rami può potenzialmente arrecare danni a cose o persone, tanti problemi verrebbero preventivamente risolti e non si lascerebbe la sicurezza delle persone al caso e alla buona sorte.

Dott. Agronomo e Forestale Gian Luca Elia

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Commenti (1)

  • condannare alla morte le piante che accompagnano la nostra vita in città è davvero un delitto!

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