← Tutte le segnalazioni

Altro

Auguri?! Non è mica il mio compleanno!

8 Marzo comunemente e convenzionalmente conosciuto come "festa della donna" è il giorno in cui camminando per strada la gente si ferma per scambiare un <> alla donna che si trova di fronte. Un auguri che vale poco più di un "buongiorno" detto per educazione all'entrata di un ufficio, di un supermarket, di un negozio.

Da donna, ogni qualvolta mi si rivolge questo "augurio", rimango per qualche secondo perplessa. È forse il mio compleanno, o il mio onomastico, mi chiedo; poi facendo mente locale, e con un pizzico di delusione, mi rendo conto che è solo l'8 marzo.

Ora, non che non faccia piacere ricevere un dono floreale, o un bacio da persone che per le più svariate ragioni hanno incrociato il mio cammino, ma in tutta onestà la margherita colta dalla campagna fuori casa, mezza ammaccata, donatami il tredici luglio, per il semplice motivo che a quella persona gli è venuto in mente di giungere alla mia porta con un fiore, mi rende di gran lunga più felice e orgogliosa di quando mi si regala il bel fascio di mimosa e rosa, per giunta costato diversi euro, nel celeberrimo giorno dell'8 marzo.

Ma in questo giorno non si donano solo fiori e cene, in questo giorno si organizzano convegni ed eventi, tenuti il più delle volte esclusivamente dal sesso femminile, per parlare di quanto importante sia la donna nella società, delle lotte che ha dovuto affrontare per giungere alla posizione che detiene nel XXI secolo, di tutti i soprusi che vive e di quelle parità di diritti che reclama rispetto al sesso maschile. Incontri questi ai quali si partecipa numerosi e si scuote il capo o si annuisce mentre Relatrici, entusiaste e smaniose di comunicare qualcosa, elencano le loro idee o elargiscono pillole della loro vita.

Apparentemente sembrerebbe qualcosa di assolutamente positivo il riunirsi e parlare della donna, ma se si osserva con un po' più di attenzione, scostando quegli elementi che farciscono così abilmente queste manifestazioni facendole divenire fonte di forza, orgoglio e piacevolezza, si può notare come esse risultino vuote e, oserei dire passandomi il termine, "femminicide".

Ad eventi di tale genere ho personalmente partecipato svariate volte ed ogni volta intimamente speravo mi lasciassero qualcosa in più di "due ore nelle quali una passeggiata per i borghi di Lecce mi avrebbe eccitata maggiormente". Perché ho continuato ad andarci? Per lo stesso motivo per cui si continua a fare una cosa anche se la volta precedente si è rimasti delusi: si spera che persone diverse riescano ad imprimere ad uno stesso argomento sfumature e sensi differenti. Dicendolo più semplicemente perché ritengo che bisogna sempre immergersi totalmente ed intimamente in una determinata cosa prima di poter formulare ed esprimere un qualsiasi tipo di opinione.

Lungi da me affermare che un incontro in cui si parla di problematiche sociali come possono essere la violenza, o i diritti umani, o ancora le differenze sociali sia inutile o ancor più negativo. Quel che trovo scorretto è il taglio che si da a tali manifestazioni. Si vuole parlare di violenza, benissimo, parliamo della violenza in genere, di quella fatta sull'essere umano sia essa fisica sia essa psicologica. Si vuole parlare di diritti, allora che si parli delle condizioni in cui la popolazione è costretta a vivere per politiche errate o per atti posti in essere senza tener conto di nulla se non se stessi e i propri profitti. Vogliamo parlare di disparità, di differenze sociali cosa buona e giusta, ma che lo si faccia con criterio, che lo si faccia non con il solo intento "enumerativo" ma con quello di porre in essere idee costruttive, risolutive, possibili migliorie, soluzioni. Si vuole fare incontri, eventi, convegni, manifestazioni, che lo si faccia pure, ma che lo si faccia per tutto l'arco dell'anno e soprattutto che lo si faccia non per una "nicchia" di genere, ma per l'essere umano in quanto tale.

E se proprio si vuole lottare per qualcosa in particolare, isolando tutto il resto, come può essere lo "status donna", allora che lo si faccia nei 365 giorni che la vita ogni anno offre all'uomo e lo si faccia non chiacchierando di quanto siano brave le donne nel loro lavoro o di come si destreggino tra casa e ufficio, bensì individuando le peculiarità dell'esser donna e i relativi aspetti che non ne permettono la totale estrinsecazione di tale essere, proponendo soluzioni concrete e non parole che dimostrano solo una spiccata abilità oratoria di chi si trova seduto su di un palco.

Crediamo davvero che rimarcare la differenza tra uomo e donna abbia come conseguenza l'eliminazione di tale differenza? Crediamo davvero che affermazioni come <> o ancora <> siano di elogio e orgoglio anziché discriminatorie? E soprattutto crediamo davvero che tale differenza, in quanto tale nella sua più ancestrale essenza, esista realmente, o invece è solo frutto di un'educazione retrograda, in recesso oggi, e del sentirsi delle donne effettivamente diverse? Perché se si parla di differenza in quanto uno essere maschio e l'altra essere femmina allora tale differenza esiste, è evidente e necessaria sottolinearla, così come se si intende differenza in quanto differenti peculiarità tra maschio e femmina essa esiste e direi fortunatamente, dal momento che l'unicità, e l'estrinsecazione di tale unicità dell'individuo, è il fondamento che permette la dinamicità, la complessità e la completezza dell'universo così come lo si conosce. E dal momento che nel XXI secolo attraverso e grazie un'educazione che progredisce e si migliora sempre più non si può intendere tale differenza se non nel senso precedentemente esposto, incontri svolti per declamare quanto la donna sia importante e quanto valga, a mio avviso appaio anacronistici e discrepanti in relazione alla cultura e società oggi esistente. Da qui, dunque, due interrogativi su cui riflettere e che credo sostanziali e fondamentali per realizzare quel passaggio di grado che può porre in senso positivo disquisizioni di tale genere: primo, in che senso esiste tale differenza di cui tanto si parla? Secondo, che è poi il vero fulcro di tutta la disamina, è la società a renderci diverse, o siamo noi donne a sentirci diverse e perciò "fenomenizzarci" come tali?.

di Chiara Luna Candido Stomeo

Segnalazioni popolari

Attendere un istante: stiamo caricando i commenti degli utenti...

Commenti (1)

Segnalazioni popolari

  • Segnalazioni

    Nonna Gina centenaria

Torna su
LeccePrima è in caricamento