Dimmi che serie hai amato e ti dirò che lockdown hai avuto: da Skam Italia a Diavoli

Ovvero un tentativo di tracciare un profilo psicologico sulla base delle serie tv che avete seguito e amato maggiormente in questa quarantena

Una foto della serie Diavoli (foto Ansa).

LECCE - Diciamoci la verità: questo tempo chiusi nelle nostre case ci ha tolto moltissimo ma, come ogni medaglia, ha avuto il suo inevitabile rovescio, uno dei quali è stato quello di non sentirci in colpa se abbiamo sfondato il divano e abbiamo consumato tutti i giga a disposizione per iniziare, continuare o finire di vedere quelle serie tv che in tempi normali avremmo dilazionato in mesi e mesi di “oggi sono troppo stanco”, “amore aspettami ché la prossima puntata la voglio vedere insieme a te”, “ho il calcetto”, “ho la rimpatriata con gli amici del catechismo”, eccetera eccetera. Parlando da fruitrice abbastanza accanita, mi spingo qui a fare delle supposizioni su come avete affrontato il vostro lockdown proprio in base alle serie che avete amato di più. Inizio con la mia.

Skam Italia

Webserie del 2018, ideata e diretta dal bravissimo Ludovico Bessegato che, partendo dalla serie norvegese che tratta dei drammi tipici adolescenziali, traspone le storie di un gruppo di liceali in una Roma non solo colossei, fori e carbonara, ma anche periferie dimenticate, pregiudizi e botte facili. Ero particolarmente dubbiosa rispetto al fatto di iniziarla, di solito mi appassionano altri generi, poi, leggendo un post di un amico fidato che la consigliava, ho fatto “l’errore” di premere invio ed è stato veramente un colpo di fulmine. Regia impeccabile, attori giovani bravi e belli, fotografia e musiche di qualità.

Se, come me, avete amato questa serie tv, probabilmente vi è capitato questo: nel fare pulizia di tutte le cose inutili che ancora non avevate avuto tempo di buttare, avete trovato quel diario, quella foto, quella cartolina o, addirittura, quella lettera d’amore, che vi hanno inevitabilmente riportato indietro nel tempo e fatto dire: “ma quanto era bello avere 16 anni, tutta la vita e i suoi infiniti orizzonti davanti, 56 chili in meno e l’energia che, per dirla con Guccini, faceva luce?” Ed è esattamente quello che ci conferma questa serie: avere 16 anni, anche con tutti i casini del mondo intorno, era veramente fichissimo. Ma passiamo ad un profilo e ad un genere diverso, ma di caratura non meno preziosa.

Diavoli

Serie tv italo-francese di quest’anno, tratta dall’omonimo romanzo di Guido Maria Brera (che non ho letto e che non leggerò per idiosincrasia nei confronti di imprenditori di successo che sanno pure scrivere). Siamo a Londra, capitale della finanza europea, e nel cuore della city scopriamo che non è esattamente commercio equo e solidale quello che fanno i trader della NYL (American New York – London Bank), ma che anzi, sulla scia di quello che ci aveva rivelato “La Grande Scommessa”, film del 2015 di Adam McKay e meritato Oscar alla miglior sceneggiatura non originale, chi arriva a quei livelli lo fa perché gli scrupoli li ha dimenticati a casa della nonna in terza elementare e ha deciso che deve dimostrare a tutti che nella vita si può arrivare ovunque, a costi esorbitanti almeno per noi comuni mortali con una coscienza, ma proprio ovunque. Sicuramente Alessandro Borghi in questa serie è una conferma: gli attori italiani bravi e all’altezza di un panorama internazionale sono vivi e lottano insieme a noi. Ottimo l’inglese, convincente l’interpretazione, indiscutibile il fascino, cosa che non guasta mai. Ciliegina sulla cake il sempre verde Patrick Dempsey,  che dove lo metti sta e fa il mestiere suo, e anche molto bene.

Ecco, se siete tra quelli che hanno guardato questa serie durante la quarantena, e che l’hanno amata molto, probabilmente fate parte della categoria “lavoro guadagno – pago pretendo” che si è trovata in questo lockdown ad affrontare il più temibile degli incubi: il lucro cessante, ovvero i soldi che non avete potuto guadagnare per colpa dei cinesi che mangiano pipistrelli (a tal proposito, vi consiglio fortemente una lettura che il tanto tempo libero ed un’innata curiosità sullo scavare e arrivare all’origine delle cose, mi hanno spinto a fare in questi mesi: Spillover, di David Quammen).

Passiamo, infine, ad uno zoccolo duro dei fruitori delle serie tv: il vintage. Non c’era bisogno di una pandemia per scoprire quanto alcuni prodotti del passato, a volte anche remoto, siano ancora e sempre i più seguiti, amati, visti e rivisti. Personalmente, non conto più le volte in cui mi sono trovata a vedere di nuovo capolavori come How I Met Your Mother o Lost, ma è senza dubbio una la serie che più è stata riseguita in questo periodo.

Friends

Che dire? Friends l’abbiamo vista tutti, l’abbiamo apprezzata per la sua leggerezza quasi mai banale, e abbiamo sognato di avere compagni di vita con cui condividere un pianerottolo e tante di quelle situazioni variopinte che solo con gli amici, quelli veri, puoi affrontare e sdrammatizzare. La sigla “I’ll be there for you” dei The Rembrandts è senza dubbio una delle più riuscite di sempre, ed è rimasta in cima alle classifiche per diverse settimane nel 1995. Ha aperto tutte le stagioni della serie, che è andata in onda dal 22 settembre 1994 al 6 maggio 2004 e che ha sfondato ogni record di audience e popolarità.

Se anche voi, in questi due mesi, ne avete approfittato per rivedere Friends, magari finalmente in OV, non ci vuole Freud per capire che siete tra quelli che hanno sofferto moltissimo la mancanza degli amici più cari e, probabilmente, vi siete anche detti: “Eh, però, se fossimo andati ad abitare tutti in quella masseria, come ho proposto più volte, ora almeno saremmo insieme e potremmo fare gare di cucina, giocare a nomicosecittàanimali o a dixit, e non dovremmo scomodare il meet di Google o vederci su Zoom” (“mandami la mail così ti invito”, “non c’è bisogno basta che mi dai l’ID”, “hai messo la password”, “accettami” sono le cose che ci siamo detti di più in questi mesi). In ogni caso, dobbiamo ammetterlo: la possibilità di vedere qualche serie tv ha reso il tempo chiusi in casa un pochino più sopportabile.

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Conclusioni e piccolo spoiler alert

Ora che tutto sembrerebbe andare meglio e che le nostre vite tornano piano piano alla “normalità”, auguro a tutti noi di poter fare come nella scena finale della quarta stagione di Skam (ambientata peraltro in Salento), ovvero andare in spiaggia con le persone che amiamo di più, farci una suonata, una cantata, un bel bagno e tutti insieme fare un salto, per tentare di sfondare questo tetto che si è messo tra noi e il cielo. Vogliamo provare?

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