“Il Bid book non è stato all’altezza degli altri”. Melica spiega dove Lecce ha perso

Il consigliere dell'Udc, in attesa di conoscere il report dei commissari sulle sei candidate a Capitale europea della cultura per il 2019, sottolinea presunte debolezze del dossier e si chiede se professionisti locali non avrebbero potuto far meglio

Luigi Melica.

LECCE – Ma a Lecce esistono competenze in grado di promuovere partenariati internazionali in campo europeo e profili professionali per gestire eventi culturali? La domanda, provocatoria, viene dal consigliere comunale Luigi Melica, dell’Udc ed è legata agli incarichi che il Comune di Lecce ha affidato ad Airan Berg, noto per essere stato il coordinatore artistico della candidatura per diventare capitale europea della cultura nel 2019, e a Ugo Bacchella, membro dello staff.

L’esponente della minoranza si chiede perché “sono stati caricati su fondi Fesr 2007/2013 nel progetto Poin, il primo, sino al maggio 2015 ed il secondo, sino al febbraio 2015 per mansioni non connesse a Lecce candidata a Capitale della cultura 2019. Devo quindi dedurre –  ha commentato Melica - che la loro indiscussa professionalità sia stata ritenuta indispensabile anche a prescindere dall’esito della competizione?”.

Intanto si attende la pubblicazione da parte degli uffici dell’Unione Europea del report dei commissari sulle sei finaliste che hanno concorso per il riconoscimento per il 2019: è in quelle pagine che si troveranno molte delle risposte ai quesiti che per ora sono rimasti in sospeso. Prima tra tutti cosa non abbia convinto della candidatura di Lecce. Al proposito Melica si va facendo un’idea: che cioè il secondo dossier, quello consegnato a settembre, non sia stato all’altezza degli altri. Il consigliere dell’Udc, infatti, ritiene che sia stato un clamoroso errore far passare l’idea che lo slancio di Lecce verso una dimensione moderna ed europea sia partito dal 2007, guarda caso da quando Paolo Perrone è stato eletto sindaco per la prima volta.

“Fatico a comprendere – ha argomentato Melica - perché non vi sia traccia, con riferimento alla dimensione europea della nostra città, di quello che siamo stati sino al 2007, delle risorse spese per realizzare ‘Lecce Porta d’Europa’ già nel 1998, della buona idea di accoglienza del progetto ‘Lecce accoglie’, della novità, per i tempi in cui era stato deciso, della presenza del consigliere comunale aggiunto extracomunitario, dell’esistenza dell’Agenzia euro mediterraneo di cui il Comune è socio fondatore, la quale ancora oggi gestisce risorse europee per progetti di respiro culturale. Senza contare l’università, dimenticata anche per sue colpe, o meglio, per colpa di chi avrebbe dovuto coinvolgere seriamente e non lo ha fatto”.

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