Università e caro-affitti: un far west senza controlli

Ragazzi senza contratto di locazione, prezzi alle stelle per stanze minuscole, mancanza di tutela minima. Il giro di affari è enorme e coinvolge tanti leccesi. Ecco un'inchiesta tra gli studenti

Settembre, ottobre e novembre sono i periodi in cui si cerca casa. Passato il momento della ricerca, non ci preoccupa più fino all'anno dopo, ma purtroppo restano altre questioni, sempre pressanti e costanti. Gli studenti hanno infatti difficoltà nel chiedere ai proprietari un contratto regolare e/o una casa abitabile, problemi con i vicini di casa e soprattutto di tutela, che purtroppo raramente viene loro concessa. E si tratta di ragazzi che, per costruirsi un futuro, si spostano dalle loro sicurezze e dai loro appoggi.

Gli studenti intervistati perché raccontassero la loro esperienza, per ovvie ragioni, non hanno voluto rilasciare i loro nomi per intero. Come nel caso di Michela F. "Vivo in un bilocale in centro vicino Porta Rudiae - racconta - e pago circa 200 euro per una stanza umida e buia, come tutto il resto dell'appartamento. Per carità, possiamo dire che è ristrutturato, ma mi sembra un prezzo troppo elevato per una casa così, per giunta senza contratto. La cosa brutta è che dovremmo pagare noi tutte le bollette, ma fino ad adesso il proprietario non ci ha dato nulla. Pensiamo che ci darà tutto un conto a fine anno e sarà un po' pesante pagare tutto insieme".

"Per fortuna io non ho molti problemi", dice invece Donatella C: "Vivo una casa ampia, luminosa e bella con tre altre ragazze, la stanza è grande e non pago poi così tanto: 170 euro, spese condominiali comprese. In più il palazzo si trova in un porticato dove posso mettere anche la macchina senza dover pagare il parcheggio. Ho anche il contratto, ma non è a misura di studente: stranamente è un contratto di non locazione. Non so cosa potrebbe succedere qualora dovessero fare dei controlli, vedendo quel tipo di contratto e noi che abitiamo lì. Comunque, tranne questo, non ho altri problemi."

"Io quest'anno sono stata costretta a non a prendere casa- racconta Carmen V.- perché l'anno scorso ho avuto una bruttissima esperienza: abitavo in una casa che alla fine non era un granché, ma mi sono accontentata perché a novembre, quando mi sono decisa a penderla in affitto era la più abitabile rispetto a tutte quelle che avevo visto. Non avevo però un contratto, o, meglio avevo un accordo scritto con la proprietaria, ma non era registrato in Questura. Il problema fondamentale, comunque, non era la casa, ma gli inquilini che abitavano sotto di noi: erano impossibili. Una volta mi hanno rimproverata perché in casa portavo le scarpe di ginnastica e facevo rumore, assurdo. Le cose peggiorarono con l'andare del tempo: cercavamo di fare pianissimo per non creare ulteriori disagi, la proprietaria inventava la scusa che era anziana e non ci tutelava per niente. Addirittura chiamarono la polizia solo perché era caduta una sedia di plastica a terra e per questo ci furono un po' di problemi, perché i poliziotti controllarono tutti i nostri documenti e il fantomatico contratto e ci convocarono in Questura alcuni giorni dopo. La proprietaria, che evadeva il fisco da un bel po' di anni, siccome rischiava tantissimo ci chiese di dichiarare il falso. Ovviamente noi non l'abbiamo fatto ed abbiamo pagato una piccola ammenda. Poi non ho saputo più niente né della casa, né della proprietaria, né dei vicini di casa. E' stata un'esperienza veramente brutta."

"Anch'io ho avuto un'esperienza bruttissima con la stessa proprietaria", dice Giuseppe T.: "Abitavo nella casa di fronte a quella di Carmen, che era anche della stessa signora e quindi con gli stessi problemi: niente contratto. La casa, poi, non era speciale, l'unica cosa che forse poteva andare era l'affitto, 160 euro comprese le spese condominiali e quelle per il riscaldamento. Il problema da noi fu ancora più grosso quando andarono i poliziotti da loro, vennero anche a controllare casa nostra. ‘Intelligentemente', la nostra cara proprietaria aveva affittato una stanza ad un extracomunitario senza permesso di soggiorno… lascio immaginare cosa è successo".

"Non voglio nemmeno parlare della mia situazione", dice Felice S.. "Basti sapere che non ho contratto, pago 180 euro per un buco di stanza e oltre a pagare luce e gas pago anche la spazzatura, che dovrebbe essere a carico del proprietario, e l'acqua. In più, quando vengono i proprietari, che vivono a Roma, dobbiamo tenerceli in casa e pagare anche per loro. Quest'anno sono stato costretto a prendere questa casa, ma sto già cercando un altro appartamento perché non ne posso più".

Dopo aver sentito le varie esperienze, il problema è stato esposto a Matteo Pagliara, dell'associazione studentesca Udu. "I problemi non sono cambiati - dice - sono sempre gli stessi da anni. Come associazione cerchiamo quanto più possibile di intervenire stando sempre informati con le nuove direttive e cercando di far fronte a tutte le ipotetiche domande dei ragazzi, ma il problema fondamentale non sono tanto i proprietari che fanno i propri interessi infischiandosene degli studenti; a volte ma la colpa di questa situazione è proprio degli studenti stessi, che si adagiano di fronte a questa situazione senza reagire e in più senza informarsi".

"Quasi nessuno sa che esistono dei contratti per studenti che tutelano gli inquilini della casa anche sulle agevolazioni fiscali - spiega Pagliara - che sono del -15 per cento dell'imposta di registro di competenza degli studenti inquilini e proprietari, del -30 per cento del reddito imponibile derivante dall'affitto ai fini Irpef e riduzione Ici prevista dal comune per i proprietari".

"Probabilmente se gli studenti chiedessero questo tipo di contratto i proprietari non lo stipulerebbero comunque - dice l'esponente dell'Udu - , perché a questo punto dovrebbero dichiarare tutti i loro introiti che provengono dall'affitto della casa. E poi alla fine a che pro si dovrebbero regolarizzare gli affitti? Nessuno si preoccupa di controllare. Il guaio è che non avere il contratto di affitto, non solo comporta il rischio di sanzione, ma procura uno svantaggio se c'è la possibilità di scaricare i costi sulla dichiarazione dei redditi. Senza contratto non si può fare, se si fa domanda per avere la casa dello studente e si rinuncia si può chiedere il rimborso Edisu (di circa 400-500 euro) dichiarando di alloggiare in una casa in affitto. Ma per avere questo indennizzo si deve presentare un contratto regolare".

La non regolarizzazione delle case private per l'affitto agli studenti è data anche dalle istituzioni che pur avendo la possibilità di aumentare i posti nelle case degli studenti (che attualmente hanno solo 350 posti a fronte di 7 mila studenti) rimandano i vari progetti favorendo così i proprietari privati di affittare senza essere in regola.

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

Torna su
LeccePrima è in caricamento