Us Lecce, Sticchi Damiani alza la voce: i costi, le ambizioni e le illazioni

Il presidente onorario Sticchi Damiani e l'amministratore delegato Adamo sgombrano il campo da facili critiche e ribadiscono tutti gli sforzi per raggiungere già in questo campionato la promozione in B

Saverio Sticchi Damiani e Alessandro Adamo.

LECCE – Una conferenza stampa perentoria, durante la quale il presidente onorario dell’Us Lecce, Saverio Sticchi Damiani oppone un argine alla considerazioni scriteriate e alle insinuazioni che sui social trovano una immeritata cassa di risonanza.

Il dirigente del sodalizio di via Costadura, con al fianco l’amministratore delegato Alessandro Adamo, riavvolge il nastro della stagione e con l’aiuto dei numeri puntella i passaggi principali per arrivare ad una conclusione chiara: il club sta facendo ogni sforzo per vincere il campionato già da quest’anno, nonostante il progetto tecnico sia stato studiato su base biennale, come ampiamente spiegato in diverse precedenti circostanze.

Quello andato in scena nella sala stampa del Via del Mare è stato un incontro indicativo anche del definitivo salto di qualità di Saverio Sticchi Damiani nelle vesti di dirigente: è stato lui a mettere insieme i soci che hanno rilevato il club dalla famiglia Tesoro, è lui a mantenere la barra dritta e a mettere con autorevolezza le cose in chiaro, senza perdere un atteggiamento cordiale, ma non concedendo più nulla ad un certo scontato ecumenismo che nel calcio si traduce con la locuzione “tutte le componenti devono fare la propria parte”. Tanto è efficace la sua esposizione che al termine, praticamente, non ci sono domande.

La rifondazione tecnica

“Siamo ripartiti con un progetto di totale rifondazione, in totale discontinuità anche rispetto al nostro primo anno di gestione – ha esordito Sticchi Damiani -. Da tutte le operazioni di mercato in uscita non abbiamo incassato un euro, ma anzi ci siamo fatti carico di parte degli ingaggi di molti calciatori ceduti. In realtà noi paghiamo due squadre e una parte del nostro budget, che è importante, è impiegata per i giocatori che militano in altre squadre o con cui abbiamo risolto il rapporto. Gli unici prestiti in organico sono quelli di Fiordilino, dal Palermo, di Perucchini, ma col Bologna siamo d’accordo nel ridiscutere la situazione a fine stagione, e di Marconi che abbiamo preso comunque con opzione sulle prossime due stagioni. E’ offensivo sentir parlare di mancanza di risorse economiche adeguate, è offensivo per i soci che partecipano al massimo delle loro possibilità ben oltre gli schemi che ci eravamo dati all’inizio”.

I costi e il premio promozione

Per dare il senso concreto di cosa significhi guidare il club, il presidente onorario ha messo sul tavolo i numeri: “Il Lecce costa 18mila euro al giorno, anche in conseguenza di situazioni che abbiamo ereditato. Mi fa ridere leggere da qualche parte che non ci sia da parte nostra la volontà di vincere il campionato. Siamo partiti molto bene, a gennaio ci siamo ritrovati in testa e abbiamo rilanciato perché crediamo di poter vincere il campionato già quest’anno. Sin da ottobre è stato pattuito con una rappresentanza di calciatori, quelli più esperti, un premio promozione che sarebbe più adeguato alla conquista della serie A. Bisogna sgombrare il campo da ogni stupida considerazione”.

La difesa del mister e della squadra

Per quanto riguarda l’aspetto tecnico, Sticchi Damiani si è limitato a ribadire la convinzione che la strada intrapresa sia quella giusta, pur rispettando la legittimità di pareri di segno opposto: “Siamo partiti con un allenatore nuovo alla guida di un gruppo nuovo e abbiamo colmato il gap con squadre collaudate. Padalino ha bruciato le tappe e ora possiamo provare a vincere il campionato. Certo, la sconfitta di Caserta brucia molto e dà fastidio, è stata inattesa e non dovevamo perdere, ma quel risultato non può mettere in discussione il lavoro fatto. Abbiamo un gruppo di persone eccezionali, meritano tutti un bel 10. Il campo ci dirà se sono calciatori così bravi da conquistare la B, ma di certo sono uomini di spessore”.

I tifosi in due categorie

Infine “Ho imparato che nel calcio moderno si affermano sempre più due categorie di tifosi. Una prima è fatta di sostenitori agganciati alla realtà, che seguono la squadra in casa e in trasferta, a loro non smetteremo mai di dire grazie per quello che stanno facendo. Una seconda è composta da un modo virtuale che cresce sempre di più e che si diverte a mandare messaggi distorti e delle volte inquietanti. E’ bastato che fosse convocata la conferenza odierna per far dire a qualcuno che stavamo dando un ultimatum al nostro allenatore, quando invece la nostra intenzione è soltanto quella di dare un segnale di unità”.

Lo stadio costa 300mila euro all’anno

La parola poi è passata all’amministratore delegato Alessandro Adamo, che ha aggiunto altri elementi per una valutazione complessivo dell’impegno economico della società: “L’ipotesi bizantina secondo la quale non vorremmo la promozione in serie B mal si concilia con quello che stiamo facendo. Già i contratti di durata biennale che abbiamo stipulato sono un’eccezione nella Lega Pro e una garanzia di una prospettiva di medio lungo termine. Durante l’estate abbiamo risolto posizioni debitorie per circa due milioni di euro, in gran parte frutto di situazioni pregresse. Se il progetto tecnico ha un termine, quello societario non ha scadenza: forse siamo inesperti, ma stiamo bruciando le tappe”.

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Ultimo ma non meno importante l’accenno ai costi ordinari, per dare ancora una volta l’idea dello sforzo economico complessivo del club. “La gestione e la manutenzione dello stadio ci costano oltre 300mila euro all’anno, è uno sforzo gravoso che impiegato altrimenti ci consentirebbe l’ingaggio di due calciatori di ottimo livello”. E’ evidente che dalla prossima amministrazione comunale – a Lecce si vota in primavera – l’Us Lecce si attende agevolazioni importanti. Da questo punto di vista Sticchi Damiani ha dichiarato di aver già parlato con l’attuale primo cittadino, Paolo Perrone, dal quale avrebbe ricevuto la rassicurazione sulla volontà di risolvere l’attuale convenzione, che obbliga la società a quella mole di costi, prima della fine del mandato.

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