Contro il Padova l'ultima partita interna del 2018, l'anno del riscatto

Il Lecce di mister Liverani, terzo in classifica, affronta domenica il Padova nella penultima gara del girone di andata della serie B

La Mantia e Meccariello, dopo il gol del vantaggio a Brescia.

LECCE – La sfida contro il Padova, domenica alle 15, sarà anche l’ultima partita casalinga del 2018. È stato un anno di soddisfazioni, senza dubbio, per il club giallorosso che, dopo aver finalmente ritrovato la serie cadetta, ha sorpreso tutti con prestazioni generalmente di spessore e anche risultati importanti, così da meritare il terzo posto, a pari merito col Pescara, a due giornate dal termine del girone di andata.

Un risultato al di sopra delle più rosee aspettative e la valutazione non potrà cambiare nemmeno se al giro di boa, quando tutte le 19 formazioni avranno disputato lo stesso numero di partite, il Lecce dovesse perdere il podio. I giallorossi sono lì, nel gruppo che conta, a breve distanza dal primo traguardo, la salvezza, e in grado di tenere il passo delle squadre costruite per vincere il campionato.

Con ottima scelta di tempo, il presidente del club, Saverio Sticchi Damiani, ha deciso con una conferenza stampa di sgombrare il campo da equivoci e chiacchiere: il club non si tirerà certo indietro qualora ci fosse anche una sola possibilità su cento di conquistare la serie A. Per le casse della società la promozione varrebbe, del resto, almeno 30 milioni di euro e, nel caso malaugurato di retrocessione immediata, ci sarà il cosiddetto paracadute di almeno 15 milioni. Cifre enormi per un sodalizio che sta approvando un bilancio con un disavanzo di circa cinque milioni di euro. Anche solo questa ragione economica fa giustizia di qualsiasi voce rispetto a un ipotetico disimpegno rispetto ad un obiettivo così prestigioso.

Intanto sul campo c’è da affrontare un avversario con un classifica deficitaria e, proprio per questo, da prendere con le pinze: vincere, per Mancosu e compagni, significa sostanzialmente raggiungere quell’obiettivo – quota 30 – ritenuto indispensabile da mister Liverani per alzare l’asticella. Il Lecce ha naturalmente tutte le carte in regola per far sua l’intera posta in palio e difficilmente potrà peccare di presunzione: la squadra, se proprio si vuole trovare una nota dolente, ha deluso ad Ascoli, ma era l’inizio del campionato e quella scoppola si è rivelata salutare.

Ma più che di quell’uscita infelice resta il ricordo vivo dell’esordio a Benevento, con un rocambolesco 3 a 3 finale, della vittoria per 2 a 0 a Verona davanti a oltre duemila tifosi in estasi, della rimonta a Foggia (2 a 2) e del successo a Cosenza per 3 a 2, ma anche della sconfitta di Pescara (2 a 4) dove, in inferiorità numerica, il Lecce ha messo alle corde la squadra in quel momento più lanciata in corsa. Più in generale, resta la consapevolezza di un gruppo che si è battuto alla pari con tutti e che può pure recriminare per alcune decisioni arbitrali sfavorevoli, come da ultimo accaduto a Brescia. Andare avanti, a testa alta e con i piedi per terra, non resta che fare altro senza "mangiarsi" troppo la testa.

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