L'esperienza insegna: la promozione va oltre personalismi e contrasti

L'imbarazzante prestazione di Caserta è un segnale forte, oltre le dichiarazioni di circostanza. Ma il Lecce ha il tempo per ritrovare compattezza

Una parte della squadra davanti al settore ospiti, a Caserta.

LECCE – Insieme ad una serie di piccoli privilegi, il mestiere del cronista sportivo include anche una gamma di frustrazioni: la più grande è quella di andare in conferenza stampa sapendo che, nonostante tutte le domande che potrai fare insieme ai tuoi colleghi, nel migliore dei casi ti verrà raccontata una mezza verità.

Il campionario delle risposte preconfezionate, infatti, è più o meno invariato da sempre: “il gruppo è unito”, “remiamo tutti nella stessa direzione”, “le scelte le faccio per quello che vedo in settimana”, “mi sono inserito benissimo grazie ai miei nuovi compagni” e via di questo passo con delle leggere variazioni sul tema che non alterano la sostanza.

È la filosofia del lavare i panni sporchi in casa, alla quale spesso ci si adegua, vuoi perché è assai complesso fare breccia con prove certe nelle crepe di uno spogliatoio, vuoi perché non si vuol passare per guastafeste. E per quanto mi riguarda, sono perfettamente conscio che nella doppia veste del cronista e del tifoso, ha spesso prevalso la speranza del secondo sulla lucidità che deve avere il primo.

A tutto c’è un limite però e la partita di Caserta rappresenta uno spartiacque dopo il quale non è più possibile vedere le cose con gli stessi occhi di prima, talvolta velati di buonismo a fin di bene. Sia ben chiaro: ho sempre creduto che questo campionato, per come stava evolvendo, si sarebbe deciso al fotofinish e per questo non mi sento pessimista rispetto alle ultime sei giornate alle quali però, a differenza di Trapani e Siracusa, arriviamo sull’orlo di una crisi di nervi.

Non dimentico nemmeno di ricordare che se il Lecce, nonostante la mediocrità dell’ultimo periodo, si ritrova ancora una spanna sopra alle altre, è perché ha fatto un torneo esemplare fino a metà febbraio, proprio mentre le sue concorrenti andavano a intermittenza con prestazioni che non sono quasi mai state esteticamente brillanti. Capita a tutti, insomma, nel corso di un torneo di vivere almeno una fase di grande difficoltà.

Detto questo, vorrei dare il mio piccolo contributo - a chi avrà la bontà di perdere qualche minuto - per una riflessione quando c’è ancora tempo per raddrizzare le cose. Voglio dunque ripartire dal realismo: non è mera retorica dire che il Lecce è arbitro del suo destino, è una constatazione oggettiva che deve pienamente responsabilizzare l’ambiente giallorosso almeno quanto rendere consapevoli Trapani e Catania che nemmeno vincendole tutte – cosa matematicamente impossibile per entrambe, dato lo scontro diretto – potrebbero conquistare la promozione diretta. Insomma, i primi condannati a non fallire restano i siciliani.

Il punto è ora capire chi, veramente, vuole difendere ad ogni costo il primato conquistato. A Caserta si è capito con nettezza che non è solo una questione di stanchezza o di pressione mentale in vista del traguardo – “il braccino del tennista” per richiamare un’espressione usata da Liverani – ma che c’è qualcos’altro e ha probabilmente a che fare con uno spogliatoio inquieto e insofferente in alcuni suoi uomini delle scelte del tecnico. Una di quelle cose inconfessabili che non troveranno mai conferma: sospetti in tal senso non mancavano ma la vittoria di Cosenza, generosa nelle condizioni estreme in cui è maturata, aveva fatto pensare a un falso allarme, a qualche capriccio. Probabilmente non è così e se lo si ipotizza adesso è proprio perché si vogliono esorcizzare le conseguenze. Non mi aspetto dunque che ci siano conferme, anzi, ma preferisco correre il rischio di essere tacciato di essere un acchiappafantasmi.

Forse non è abbastanza chiaro ai protagonisti del rettangolo verde che i calciatori e gli allenatori passano mentre i tifosi restano con tutto il loro carico di gioie, dolori e sacrifici che prestazioni come quella di Caserta umiliano senza attenuanti. I grandi amori finiscono, capita pure che le amicizie più profonde si spezzino, figuriamoci se ci aspettiamo che trenta teste tutte diverse per storia e sensibilità vadano smpre d’accordo. Ma quello che bisogna evitare è che il muro contro muro porti al disastro, siamo in tempo per evitarlo: professionisti ben pagati, qualunque ruolo ricoprano, hanno il dovere non solo di onorare la maglia, sempre e comunque, ma anche di trovare - con rispetto reciproco e dei ruoli - il compromesso migliore davanti alle difficoltà,per salvaguardare un obiettivo che è più grande di tutti gli interessi e le convinzioni personali, delle ragioni ostentate e dei torti presuntamente subiti.

IMG_1516-2In un messaggio privato che a Lecce è già diventato virale in queste ore, e del quale non ci appropriamo nella sua interezza proprio per la sua natura “intima”, il presidente Saverio Sticchi Damiani (nella foto, accanto, con Liguori a Caserta), che sin da bambino è sempre stato un tifoso sfegatato della squadra giallorossa, ha esortato tutti, “dallo staff ai calciatori”, a  essere allineati e coperti e ha chiamato a raccolta i sostenitori veri e “non quelli con la puzza sotto al naso” affinché la partita di sabato contro il Siracusa non finisca “se non stiamo vincendo”.

Insomma, un messaggio a 360 gradi per dire una cosa semplice: se qualcuno vuole abbandonare la nave è ancora in tempo per farlo, anzi è esortato a farlo. Non gli si chiederà conto, non ci saranno rancori. Chi resta però deve sentirsi un privilegiato, uno di quelli che volano sull’erba anche se la benzina è finita, uno di quelli che ci mettono la faccia davanti ai tifosi invece di imboccare subito la discesa verso gli spogliatoio, uno di quelli che esultano come bambini quando un compagno fa gol, fosse anche il più antipatico dei compagni. Quello però che al sesto anno di palude in Lega Pro non si può proprio più tollerare è che egoismi, narcisismi e rigidità mentali offuschino l’unica cosa che davvero conta, il traguardo finale, oppure che qualcuno pensi di poter scaricare la colpa perché si vince e si perde insieme.

Oggi qui a Lecce par di trovarsi davanti a déjà vu ed ecco perché l’ansia sta prendendo il sopravvento nell’ambiente: quando tutto sembra andare per il verso giusto si insinua un tarlo che inizia a corrodere le certezze fino a sgretolarle. Se l’esperienza serve a qualcosa, allora questo rischio vogliamo scongiurarlo finché siamo in tempo. Sono certo, e questo mi conforta, di poter contare su una dirigenza appassionata e presente, che di certo vigilerà con la massima attenzione sull’andamento dei giorni a venire. Tutti siamo sotto esame, nessuno escluso. Ci vediamo allo stadio, con molto anticipo perché la spinta va fatta sentire già quando i calciatori entrano in campo per "assaggiare" il terreno.

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