Il Mantova si fa in quattro e nel Lecce è buio pesto

MANTOVA-LECCE 4 - 0
Reti: Caridi al 44', Bernacci al 63', Noselli al 66' ed all'88'


Si sapeva che a Mantova non sarebbe stata una passeggiata. Non si poteva immaginare che sarebbe stato un bagno di sangue giallorosso. Dopo il successo interno con il Verona il Lecce è entrato in scena al "Martelli" a caccia di conferme e con tanti buoni propositi. Novanta minuti dopo ha imboccato il tunnel degli spogliatoi frastornato e con le ossa rotte. Quattro reti, quattro ceffoni in pieno viso, di quelli a mano aperta, che lasciano il segno. E gli uomini di Papadopulo sono andati al tappeto. In settimana si dovrà capire quale meccanismo perverso ha fuso l'interruttore generale provocando un colossale black-out. Perché il buio è piombato praticamente su tutta la squadra.

Il fischio finale del signor Celi di Campobasso deve essere giunto come una liberazione alle orecchie di Pavarini. La sua difesa lo ha abbandonato al desolante destino di tappa-falle delle cause perse. Ci ha messo una mano quando ha potuto, ma non ha colpe evidenti rispetto a quei giganti della retroguardia a caccia di farfalle, imbarazzanti e imbarazzati di fronte agli sguscianti attaccanti avversari. E meno male che proprio nelle retrovie, s'era detto in settimana, certi difetti sembravano finalmente sistemati.

Ma nel Lecce di oggi la sconfitta è davvero di tutto il gruppo. Perché se l'intera difesa aveva la testa altrove (i mantovani, invece, la testa l'hanno usata eccome, specie nei primi due gol), il centrocampo non ha scogli ai quali appigliarsi: confuso e inefficace Mingozzi, per niente ispirato capitan Zanchetta (lanci inefficaci, poche geometrie), abulico e nervoso Munari. Un naufragio. Con il Verona era stata davvero tutta un'altra storia.

In avanti s'è vista a tratti una discreta pressione. Specie nella ripresa, per una decina di minuti, il martellamento costante poteva apparire ai più il preludio del pareggio. Vallo a sapere che era invece una fiammata di orgoglio vitale prima del tracollo. Papadopulo le ha provate tutte, giocando per novanta minuti a trazione interiore. Alla fine in mezzo alla mischia ci sono finiti tutti gli attaccanti leccesi. Anche se forse c'è da registrare un errore fatale. Valdes non ha vissuto una delle sue giornate migliori, ma tolto il cileno (insieme a Tulli), oggi unica fonte di gioco, il Lecce s'è trovato con Tiribocchi, Osvaldo e Caccavallo a gironzolare senza meta per l'area avversaria. Il potenziale di un arsenale, ma senza un misero cerino per innescare la miccia.

In mezzo a tante note stonate, un unico acuto. Tesser, il biondo venuto dal Brasile, nel suo giorno d'esordio ha tenuto alta la concentrazione e dopo una fase di studio iniziale, ha provato anche ad ispirare le punte con qualche cavalcata sulla destra ed alcuni assist. Poi, s'è perso anche lui nello sconforto generale della giornata che verrà ricordata per il Lecce che macinava corner ed il Mantova che macinava gol.

PRIMO TEMPO

Stadio a porte chiuse, ma pubblico virgiliano moralmente (e sonoramente) vicino alla squadra. Circa 400 tifosi radunati dietro la curva hanno sostenuto il Mantova in modo piuttosto energico. E qualcuno ha posto degli striscioni sui balconi che circondano il "Martelli". Sarà stata l'arma in più? Chissà, sta di fatto che il Lecce, oggi, di armi a suo vantaggio ne ha avute poche.

Nel Mantova ci sono due ex: Di Carlo, il tecnico, che ha vestito la casacca giallorossa a fine carriera (99-2000) e Doga, che gioca ancora e che da Lecce c'era passato giusto un anno prima di Di Carlo.

Le prime battute sono di marca giallorossa. Già dopo due minuti Valdes penetra a sorpresa in area e prova il tiro. Allungatosi un po', forse colpisce frettolosamente di punta. Brivio respinge con il corpo, poi blocca. I primi dieci minuti filano lisci, senza grosse emozioni, con qualche acuto del Lecce. Tiribocchi si muove molto, un paio di volte spaventa gli avversari, ma gli manca il taglio decisivo. La prima vera emozione è creata, però, dai padroni di casa. Quando scocca il quarto d'ora, Noselli, su punizione da una trentina di 30 metri, spara un fendente dalla traiettoria tesa. Ma il tiro è centrale e Pavarini alza in corner. Al 19simo Giuliatto compie l'unica azione per la quale verrà ricordato: prova ad azzoppare un Tarana oggi in stato di grazia e si becca il giallo. Era diffidato, salterà la partita con il Treviso.

Il tema centrale del primo tempo si può riassumere con una sola parola: noia. Doga di tanto in tanto prova ad infiltrarsi fra le maglie del Lecce, ma senza efficacia. Al 30simo, invece, Tesser compie un gesto carioca: si beve un paio di avversari, poi mette in mezzo un assist teso che i compagni non raccolgono. Due minuti dopo, la grande occasione: passaggio filtrante di Valdes per Tiribocchi, defilato sulla destra. Il tiro del centravanti, un rasoterra maligno, passa a pochi centimetri dal palo di destra di Brivio. Ancora Tiribocchi protagonista al 34simo: la difesa mantovana si complica la vita ed un facile disimpegno si trasforma in un assist al contrario che innesca Tiribocchi. Brivio, attento, esce e blocca.

Al 38simo Spinale interrompe un'azione di Valdes con un'entrata da dietro. Il manuale imporrebbe il rosso, l'arbitro decide per il giallo. E quando il primo tempo sembra destinato a spegnersi sul nulla di fatto, a due minuti dal 45simo Tarana spennella per la testa di Cairidi (1 e 76 di altezza) lasciato colpevolmente solo dalle colonne del Lecce. Palla in fondo al sacco e, di lì a poco, tutti negli spogliatoi.

SECONDO TEMPO
I salentini ritornano in campo con un altro spirito. Tulli prova ad infastidire di più e Di Cesare lo butta a terra. E' il quarto minuto, altro cartellino. Poco dopo, ne arriva pure uno per Tiribocchi: in area cerca il contatto con Di Cesare e casca per terra. A cascarci non è l'arbitro, però, che gli sventola il giallo sotto il naso per simulazione. Da lì ai cinque minuti successivi, il pressing del Lecce diventa a dir poco poderoso. La squadra guadagna un primo angolo, poi un secondo, quindi un altro, un altro e ancora un altro. Fanno cinque in due minuti, che poi diventano sei e infine sette quando al 10cimo Zanchetta spara dal limite costringendo Brivio al grande intervento.

E qui, la svolta. Decisiva. In senso negativo. Il gol sembra nell'aria, ma Papadopulo forse azzarda un po' troppo. Al 12simo chiama a sé Tulli e Valdes per buttare in avanti il redivivo Osvaldo insieme a Caccavallo. Ma appena quattro minuti dopo, il Lecce a trazione anteriore busca la seconda legnata. Solito assist di Tarana, questa volta la testa è di Bernacci, che anticipa Polenghi. Due a zero. Il Lecce cerca di ripartire con ordine, ma si vede lontano un miglio che è a terra. Ed al 20simo il Mantova fa tre. L'azione - manco a dirlo - parte da Tarana ed è conclusa in mischia da Noselli.

Papadopulo, a questo punto, prende atto della mazzata ed inizia già le sperimentazioni in vista del Treviso. A centrocampo, via Mingozzi, dentro Diarra. Fra gli avversari Brambilla prende il posto di Spinale e si fa ammonire ingenuamente per fallo su Munari. E intanto, è sempre più Mantova. Tarana prova il suggello personale, ma il suo tiro ad incrociare sfiora il palo (34simo). Quindi Noselli da mezzo metro obbliga Pavarini all'inutile miracolo (37simo), per poi firmare la propria doppietta personale al 41esimo, con un pallonetto che scavalca il portiere salentino in uscita. Quattro a zero e buonanotte Lecce.

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