Il Lecce continua il suo percorso di crescita: da Genova ancora buoni segnali

Nonostante il rammarico per aver subito in extremis il pari della Sampdoria, sono diversi i motivi che inducono a essere fiduciosi per il prosieguo del torneo

Shakhov (foto Chilla).

LECCE - Nel bilanciamento tra le note positive e quelle negative emerse dal match contro la Sampdoria, per il Lecce il piatto pende più dalla parte delle prime. Il rammarico per una vittoria sfumata nel recupero è giustificato, ma il risultato finale nulla toglie alla consapevolezza su quanto di buono la partita ha messo in evidenza e che si puà esprimere con un concetto: il percorso di crescita immaginato da mister Liverani prosegue con risposte incoraggianti sia dal punto di vista fisico che da quello tecnico e tattico. 

Tra le note positive, senza dubbio, la prestazione di Shakhov, autore non solo di un delizioso assist e, tutto sommato, anche quella di Dell'Orco. I due, fino a ieri, non avevano lanciato segnali importanti, a differenza di altri compagni che, nonostante un inizio approssimativo, per esempio Lapadula, avevano già dimostrato di essere sulla buona strada. L'ucraino aveva collezionato quattro apparizioni di cui una sola da titolare - nella gara persa in casa con l'Hellas Verona, finendo poi per essere sostituito dopo 65 minuti -, mentre il laterale mancino era sceso in campo in una sola occasione, sempre nella partita contro gli scaligeri. Un infortunio lo ha tenuto ai margini per alcune settimane e quando l'ex Sassuolo si è ripresentato abile e arruolabile ha trovato un Calderoni in gran spolvero. Adesso mancano all'appello il rumeno Benzar e il franco congolese Imbula, ancora relegati nella sezione "oggetti misteriosi": il primo per una questione che sembra più di abitudine al calcio italiano e ai suoi ritmi, il secondo per un oggettivo ritardo nella condizione fisica.

Buone nuove anche dalla linea mediana che resta sempre quella della serie B: Tachtsidis, Tabanelli, Petriccione (e pure Majer, assente per infortunio) reggono bene il confronto con avversari più o meno di pari grado. Appena hanno un secondo in più per ragionare il fraseggio del Lecce si dipana, infatti, in maniera efficace e spesso anche piacevole. Fino a oggi lo spartito dominante è stato quasi sempre quello delle ripartenze, ma nella seconda metà del girone, in virtù di un calendario che in un certo senso obbliga a fare la partita, il reparto sarà chiamato a spostare di qualche metro più avanti il proprio baricentro: le possibili fortune dei giallorossi passano soprattutto dal salto di qualità dei centrocampisti. Già domenica, contro il Sassuolo in casa, si avrà in questo senso un banco di prova molto importante.

Nell'ambito di una partita giocata sostanzialmente bene due sembrano essere state, invece, le pecche principali: l'incapacità, nel secondo tempo, di chiudere il match quando la Sampdoria sembrava davvero appiattita sulla propria fragilità e l'arretramento eccessivo registrato negli ultimi minuti di gioco. Se l'ultima questione è più facilmente associabile all'inferiorità numerica, la prima ha a che fare con una certa leggerezza dal punto di vista fisico del fronte offensivo - formato Falco, Lapadula, Shakhov - che solo a sprazzi è riuscito a mandare in crisi una difesa tutt'altro che sicura di sé. L'impatto che avrebbe potuto generare l'ingresso di Babacar quanto a profondità del gioco dei giallorossi è stato in gran parte sacrificato dall'espulsione di Tachtsidis, avvenuta qualche minuto dopo.

A proposito dei due episodi che hanno visto il greco protagonista in negativo, sarebbe meglio risparmiarsi troppe critiche: nella prima circostanza il giallorosso non sembra protestare, tantomeno in modo scomposto, ma chiedere civilmente delle spiegazioni in un momento spartiacque del match, quello del rigore prima concesso e poi negato per un presunto tocco col braccio di Ferrari. Insomma, rispetto a quello che si vede in giro, con plateali inviti ad andare a quel paese e rimbrotti a muso duro, da parte di chi sa di poterselo permettere, davvero poca cosa. Nella seconda il contatto con Rigoni è così leggero da essere notato solo dall'assistente e non dal direttore di gara. Soprattutto, la decisione di Massa, cozza col metro di giudizio adottato in precedenza su almeno due contrasti di cui era rimasto vittima Tabanelli, come giustamente ha sottolineato Liverani nel commento a fine partita.

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