Lecce, derby della follia. E Bari "vendica" l'andata

Gli uomini di Papadopulo si lasciano ipnotizzare dai biancorossi e gettano alle ortiche anche la seconda posizione. I ragazzi di Conte spietati al punto giusto passano per 2 a 1. I gol nella ripresa

Un macigno sulla squadra che seppellisce sotto una coltre di cruda realtà parole svolazzanti per aria prima del derby e inopportuni trionfalismi (con tanto di richieste...) anticipati. Per parlare di futuro bisogna avere paletti saldamente infilati nel terreno delle certezze presenti. E qui la scaramanzia non c'entra nulla. E' questione di proporzioni matematiche. Un balzo in avanti verso la serie A non è uguale ad una promozione già guadagnata. Neanche il Chievo, che sale sempre più su, ha già dalla sua la verità rivelata della serie A. E allora, che delusione, caro Lecce. Che delusione farsi mancare le gambe nella partita della vita, trasformare la gioia ed i sorrisi di 20mila e più tifosi bagnati di sudore e mezzi bruciacchiati dal sole in lacrime di rabbia. Che delusione gettare al vento il prezioso 4 a 0 di Bergamo in poco più di 90 minuti di follia, dove i ruoli si trasformano e ad ambire alla promozione sembra il Bari che corre assatanato e non il Lecce che passeggia molle e impastato. La reazione di nervi sullo 0 a 2 è sembrato l'ultimo sussulto della coda della lucertola mozzata dal corpo, che si dimena goffamente in un inutile spasmo. Il Lecce getta al vento derby e secondo posto, e lo fa nel peggiore dei modi: non giocando.

Il Bari non era venuto a fare passerella, e questo si sapeva. Antonio Conte, che i salentini hanno subissato di fischi e cori di scherno, aveva caricato i suoi da tempo. I biancorossi già salvi avevano un solo obiettivo: lavare l'onta dell'andata, quando il Lecce seppellì di reti l'avversario sotto gli occhi di un "San Nicola" impietrito. Dalla loro, la consapevolezza di poter preparare la sfida con la giusta dose di serenità. Al punto da arrestare la marcia, nelle ultime due settimane, e rifiatare in attesa di mettere in campo la grinta necessaria per disinnescare le manovre offensive del Lecce. Già la grinta, questa sconosciuta. E' mancata come il pane, in una giornata in cui il paranoico e ridondante meccanismo delle palle lunghe del primo tempo s'è alternato con lo sciagurato atteggiamento della ripresa, dove il crollo psicofisico è conciso con le scudisciate del Bari sulla pelle viva. E' finita con i giocatori in maglia biancorossa sotto la Sud per festeggiare un 2 a 1 sacrosanto di fronte a 2mila sostenitori al seguito, mentre il "Via del Mare", piombato in un silenzio da incubo, mestamente si svuotava.

E' mancato tutto, nel Lecce. A partire dal gioco sulle fasce, dove la spinta è stata pressoché nulla, con Angelo impalpabile e Giuliatto come trattenuto da cavo invisibile alle posizioni difensive, e per finire con l'attacco: evanescente Abbruscato, impreciso Tiribocchi, snervante Valdes. Solo Corvia, nel finale, ha trovato un gol che premia la sua tenacia di giovane bomber emergente. Intorno, tanta insufficienze. Capitan Zanchetta ha motivato il tutto con lo "stress da risultato". Ma non c'è ragione o stress che tengano, di fronte ad un derby e che per giunta avrebbe potuto apporre un mezzo sigillo ad una promozione che non è certo ancora sfumata, è chiaro, ma che sta diventando una sorta di gioco al massacro. Resisterà chi avrà ancora muscoli e adrenalina.

Il primo tempo è una solfa monotona di passaggi corti e imprecisi seguiti da improvvisi campanili oltre la metà del centrocampo. Non ci fossero i cori da una parte e dall'altra a fare spettacolo e a giustificare il prezzo del biglietto, verrebbe voglia di tornare al parcheggio, prendere l'auto e andare poco più in là, in riva al mare di San Cataldo. Dopo una manciata di minuti tutto è già chiaro. Il Lecce ha poche idee e, quel che è peggio, scarsa convinzione. Al 6' Bonanni, direttamente da calcio di punizione, scalda le mani di Rosati, che deve balzare come un felino per deviare in corner la fiondata. Quattro minuti più tardi Zanchetta avrebbe la sua, di occasione, ma il piede è meno fatato del solito e la sua, di punizione, è un passaggio morbido per le mani di Gillet. Il derby, il grande derby, l'atteso derby è tutto qui, un grande sbadiglio nel vuoto, con gli uomini di Conte asserragliati sulla difensiva e quelli di Papadopulo tesi come corde di violino e inchiodati sulle gambe. Solo al 23' Giuliatto dà l'impressione del gol, con un rasoterra che si spegne sul fondo della rete. Ma la grande occasione la getta alle ortiche il Tir, quando Giuliatto gli serve il più comodo degli assist; l'attaccante romano trova un buco nella difesa barese, ma batte incredibilmente altro sopra la traversa.

Nonostante sia manifesto un disordine tattico che impedisce al Lecce di disegnare anche un solo abbozzo di geometrie, nella ripresa scendono in campo gli stessi uomini. A cambiare qualcosa, invece, è Conte, che richiama in panchina Kamatà, tanto mobile, quanto impalpabile, per dare più peso all'azione offensiva con Cavalli. Touché. Il Bari, fino a quel momento sornione, si fa più aggressivo e al 7' Lanzafame viene gambizzato in area da Giuliatto con un'entrata secca sulle anche: "ripara" in questo modo ad un suo precedente svarione che aveva permesso al centrocampista biancorosso di compiere un repentino raid in area. L'arbitro Orsato indica il dischetto. Sulla palla si presenta Bonanni che infila Rosati con un diagonale basso, forte e preciso, alla sua destra. Un Lecce già di suo non in giornata viene colto da una forma di shock anafilattico fulminante che di lì a poco lo farà crollare nello psicodramma del secondo gol. E mentre Angelo abbandona i giochi dopo 55 minuti di vuoto pneumatico per fare spazio a Valdes, Tiribocchi, scattato sul filo del fuorigioco, si divora il pareggio calciando a lato. Il Bari capisce che il Lecce sta finendo schiacciato sotto il rullo compressore dell'ansia da risultato e Cavalli dà la stoccata decisiva: è il 12', s'infila in mezzo alla difesa addormentata e batte con una mezza finta Rosati, che oltretutto ha il demerito di non coprire il primo palo alla perfezione. Raggelante.

I tifosi del Lecce provano a suonare la carica, e Bonanni si rende protagonista di un gesto insulso e provocatorio, di cui si sarebbe volentieri fatto a meno: rivolge la sua scomposta esultanza verso i sostenitori giallorossi della Tribuna Est, ma lo fa sotto gli occhi di Orsato che gli sventola il cartellino giallo davanti al naso. Preso con le mani nella marmellata. E' solo in questo momento che i salentini abbozzano ad una reazione. Budyanskiy lascia il posto a Muari, Corvia sostituisce Abbruscato, e nel frattempo Zanchetta ne spara una delle sue da fuori, non trovando la porta, mentre Gillet si esalta deviando con la punta delle dita un colpo di testa sporco e insidioso di contro balzo di Abbruscato indirizzato sotto l'incrocio dei pali. Ma quando scatta il contropiede dei biancorossi, con il baricentro del Lecce spostato tutto nella metà campo avversaria, sono dolori: al 25' Rosati deve intervenire su un tiro di Marchese che squaglia il fianco salentino come lama infuocata nel burro.

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Si va avanti così, un po' a tentoni, sull'onda della disperazione nei minuti che scorrono inesorabili, e dove non c'è Gillet a mettere una pezza, gli attaccanti del Lecce sbagliano da sé non inquadrando lo specchio. Ci riesce solo Corvia, al 30', con un pallonetto inesorabile che scavalca il portiere, ma nei convulsi minuti finali il Bari ha il merito di non sfilacciarsi e di rimanere calmo, riuscendo a portare a termine il risultato dopo sei minuti di recupero accordati anche per i continui "mancamenti" adottati dagli uomini di Conte, pronti a stramazzare al suolo ad ogni contatto come fossero falcidiati da raffiche di mitra. Prima del tempo sotto gli spogliatoi finisce Corvia: per lui un rosso, reo, probabilmente, di aver rifilato un colpo proibito ad un avversario. Termina in questo modo, con un nodo in gola e la profonda amarezza per l'occasione sprecata. In settimana si dovranno analizzare a fondo le cause di questa cronaca di una disfatta non annunciata. Ma soprattutto bisognerà capire se il Lecce avrà i nervi saldi per continuare la rincorsa o se dovrà delegare tutto alla ruota dei play-off.

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